Anno nuovo, Toro nuovo

Gaetano Evangelista Ad Age italia

lunedì 8 gennaio 2018


Il 2018 a Wall Street è iniziato esattamente come l’anno passato, all’insegna degli acquisti. Malgrado certe trasmissioni di “pseudo-informazione” giornalistica cerchino di persuaderci di vivere in un mondo dominato dalle “macchinette”, in cui gli scambi sono ormai nelle mani di programmi di intelligenza artificiale, noi rimaniamo dei conservatori: le quotazioni di mercato cresceranno finché la domanda sarà superiore all’offerta. Punto. E poco conta se a premere il pulsante è un’intelligenza umana, subumana (ce ne sono così tante…) o tecnologica.

 

Certo, resta la domanda: come si fa a capire se (e quando) la domanda supera l’offerta? Benvenuti alla prima legge dell’analisi tecnica: succede quando i volumi benigni superano i volumi maligni. In termini più formali, quando l’Up Volume prevale sul Down Volume.

 

Per “Up Volume” si intende il volume associato alle azioni che terminano la seduta in rialzo. Analogamente, il Down Volume è pari alla somma di tutte le azioni scambiate sulle società che terminano la seduta in ribasso. Si comprende bene come la somma di Up Volume e Down Volume conduca sempre al turnover complessivo, reso noto dalle borse e pubblicato sui giornali specializzati. Ma a noi interessa il dato differenziale: la differenza fra Up Volume e Down Volume: è infatti quello il carburante che fa salire il mercato.

 

 

AGE Italia dispone di un software che elabora queste fondamentali informazioni, consentendo di pervenire ad una misura cumulata; oppure (come proposto nel grafico in alto), a una media, in particolare la media a 200 giorni dell’Up-Down Volume della borsa americana.

 

Si percepisce immediatamente il vantaggio ottenuto: il “carburante netto” prevale, ininterrottamente, da marzo di due anni fa. Poco prima, un importante minimo era stato registrato: il confronto fra Up Volume e Down Volume confermava come i compratori fossero più dotati dei venditori, e una nuova tendenza strutturale era cominciata.

 

Da allora non ci sono state più esitazioni: l’Up Volume, in termini medi, ha sempre prevalso sul Down Volume. E, a dirla tutta, nel momento in cui scriviamo appare non poco copioso.

 

Stando così le cose, si comprende bene come il bull market non sia (ancora) impensierito: gli acquisti non saranno veementi ma le vendite sono virtualmente assenti. Non occorre che ci sia la calca – non sia mai! Quello che serve è che ci sia almeno un compratore in più rispetto ai venditori. E tale condizione, con ogni evidenza, appare ad ora del tutto rispettata.






 


Tag: BULL OR BEAR, INDICI, INDICI ESTERI, INDICI ITALIANI, TRADING, VOLUMI

 
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