Attenti a quelle due!

Salvatore Gaziano Strategist SoldiExpert.com

mercoledì 6 settembre 2017


Dopo l'ultimo test della Corea del Nord che ha provocato un terremoto artificiale di 6,3 gradi della scala Richter, sui mercati è tornata la cautela anche se la “scossa”, ad oggi, appare contenuta.

 

C’è un settore che però si è portato in prossimità dei massimi, quello legato a “Difesa e Aerospazio” che beneficia da tempo dalle rinnovate tensioni geopolitiche e dall’elezione di Donald Trump.
 

Dall’elezione del presidente Usa l’ETF collegato al settore (quotato a Wall Street) è salito di quasi il 25% e, nelle scorse settimane, la decisione dell’amministrazione americana di inviare altre truppe in Afghanistan ha fatto capire che la linea di Trump in fase elettorale, basata sullo slogan “riportiamo a casa i nostri ragazzi e non sprechiamo i soldi” è stata già cestinata.
 

Le spese per la Difesa sono in aumento in tutto il mondo, a partire dagli Stati Uniti tornati ad incrementare gli stanziamenti (611 miliardi di dollari nel 2016) dopo che per alcuni anni si era puntato a una riduzione della spesa. Proprio gli Stati Uniti sono il Paese che più spende in assoluto per la spesa militare, seguiti da Cina e Russia.
 

Le spese militari mondiali nel 2016 rappresentavano il 2,2 per cento del PIL del pianeta e fra i “big spender” si segnalano i paesi del Medio Oriente con una media del 6 per cento del PIL nel 2016. 
 

E l’Italia? Le stime collocano la spesa militare poco sopra l’1,2% del PIL, mentre l’adesione all’Alleanza Atlantica (Nato) impegnerebbe teoricamente gli Stati membri a raggiungere un obiettivo del 2%, cosa che Donald Trump non ha mancato di ricordare anche alla Merkel.


La Germania di fatto dedica l’1,2% del Pil alla Difesa come molti altri partner europei. Solo 5 Paesi sui 28 aderenti alla Nato raggiungono la soglia del 2%; soglia che è stata posta come obiettivo allargato a tutti i membri entro il 2024.
 

Il settore europeo della difesa e aerospaziale potrebbe quindi beneficiare di forti ordini nei prossimi anni e se si osserva l’andamento dell’indice più importante del settore (STOXX Europe TMI Aerospace & Defense) si noterà l’andamento fortemente positivo anche nel 2017 con una crescita del +10,5%.
 

Fra i 16 titoli che compongono questo paniere europeo (non esiste ancora un ETF collegato) c’è anche Leonardo Finmeccanica che da inizio anno mostra una salita dell’11,5%.
 

GRAFICO COMPARATO DI FINCANTIERI E LEONARDO
 


 

In questi giorni il titolo si è distinto per una forte corrente di acquisti (nella seduta di lunedì 4 il titolo è salito del 5% e ha ritoccato quota 15 euro) associata agli eventi in Corea del Nord che potrebbero favorire indirettamente anche il gruppo Leonardo in previsione di un incremento degli investimenti nel settore Difesa a livello globale.
 

Un incremento globale delle spese militari nel mondo è probabile ma il rialzo del titolo è anche da mettere in relazione ai negoziati fra Roma e Parigi sul dossier Fincantieri.
 

L'eventuale accordo (atteso per il 27 settembre) sui cantieri Saint Nazaire potrebbe essere esteso anche alla parte militare francese (Naval Group) verso la costituzione di un polo della difesa italo-francese. In tal senso il ministro della Difesa francese, Florence Parly, davanti agli allievi dell'Università della "Defense" di Tolone ha dichiarato che "Francia e Italia cooperano con le loro industrie rispettive in vista della creazione di un gigante mondiale dell'industria navale militare".
 

Di questo polo della difesa europea se ne parla da tempo ed è anche un “pallino” del ministro italiano della Difesa, Roberta Pinotti. Insomma, ci sono buoni motivi se Leonardo-Finmeccanica e Fincantieri corrono in borsa. Attenti a quelle due!










 

 


Tag: ANALISI TECNICA, BORSA, ECONOMIA, INVESTMENT, TRADING

Titoli: FINCANTIERI, LEONARDO

 
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