Barile sotto pressione

Giorgio Benetti cmcmarkets.it

venerdì 26 maggio 2017

Come ampiamente anticipato dai mercati, l’Opec nella giornata di ieri 25 maggio ha raggiunto un accordo per il prolungamento dei tagli alla produzione, che verranno protratti fino a marzo del 2018. L’intesa verrà poi con ogni probabilità allargata anche ad una dozzina di paesi produttori non aderenti al cartello, tra cui figura la Russia. La mossa era stata già incorporata nei prezzi e alla diffusione della notizia il petrolio Wti è scivolato anche sotto i 50 $ al barile, probabilmente perché il mercato si attendeva anche un inasprimento quantitativo dei tagli.



Fonte: Piattaforma Next Generation di CMC Markets; maggio 2017


In questo momento la spinta rialzista sembra aver perso parte della sua propulsione, con lo stocastico lento in ipercomprato, senza che siano stati toccati i massimi di 53 $ al barile fatti segnare a metà aprile. Riuscirà a prevalere l’Opec nel suo tentativo di rialzare i prezzi oppure le pressioni ribassiste generate dai produttori nordamericani avranno la meglio?


Come al solito è interessante verificare la reazione del dollaro canadese e per farlo utilizzeremo il tasso di cambio cad/usd, in modo da semplificare il ragionamento poiché, a colpo d’occhio, le somiglianze nei due movimenti sono decisamente evidenti.



Fonte: Piattaforma Next Generation di CMC Markets; maggio 2017


Anche in questo caso abbiamo lo stocastico lento in ipercomprato, anche se il prezzo ha appena superato la media mobile a 50 periodi, mentre quella a 200 resta ancora distante.


A pesare sul rialzo anche il tono ottimistico che ha caratterizzato il comunicato rilasciato dalla Banca Centrale canadese in settimana a latere della decisione di mantenere il tasso d’interesse invariato. Non dimentichiamo che anche le difficoltà affrontate da Trump nelle ultime settimane possono aver contribuito a sostenere questo rialzo, visto che la posizione del neopresidente si è decisamente indebolita a seguito dello scandalo “Russiagate”, mettendo in discussione la capacità di attuare il piano economico promesso nella campagna elettorale.


L’altra notizia che ha caratterizzato in modo significativo la settimana, è stata la decisione di Moody’s di abbassare il rating del governo cinese per la prima volta in 28 anni, a causa sia dell’aumento del debito pubblico che del rallentamento del tasso di crescita dell’economia. A risentirne in modo particolare è stato il dollaro australiano, il cui rialzo contro il dollaro americano è stato stoppato per la seconda volta dall’inizio del mese di maggio.



Fonte: Piattaforma Next Generation di CMC Markets; maggio 2017


Ricordiamo che la Cina rappresenta il principale partner commerciale per l’Australia e un rallentamento dell’economia del dragone potrebbe avere conseguenze negative per l’economia australiana. Anche in questo caso lo stocastico lento è in area di ipercomprato e non è da escludere una correzione verso l’area di 0.735 da cui è partito l’ultimo impulso rialzista.


Concludiamo la rassegna odierna con la valuta che ha meglio performato in questo inizio di 2017 contro il dollaro americano: il peso messicano. L’ottima performance degli ultimi giorni è stata dettata dalla decisione della Banca Centrale messicana di alzare i tassi d’interesse, anche a causa dell’aumento del tasso d’inflazione che ha toccato il 5.82%, generato dal taglio ai sussidi sulla benzina deciso dal governo.



Fonte: Piattaforma Next Generation di CMC Markets; maggio 2017


Dal grafico è evidente come siano state recuperate le perdite generate dall’effetto Trump che ha portato il peso sui minimi storici contro il dollaro. Nel caso in cui i progetti protezionistici del presidente americano non trovassero una realizzazione concreta, non possono essere esclusi ulteriori recuperi per il peso.


A cura di Giorgio Benetti, Analista di CMC Markets
www.cmcmarkets.it/market-analysis
 
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Tag: ANALISI TECNICA, DOLLARO, DOLLARO CANADESE, ECONOMIA, PETROLIO, TASSI

 
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