Barile su, Russia in festa

Davide Dalmasso ALFA Consulenza Finanziaria

martedì 23 gennaio 2018


Questo inizio 2018 è stato molto interessante per i mercati azionari internazionali. Tra i principali indici, infatti, sono pochissimi quelli che registrano una performance Year-To-Date negativa. Merito di uno scenario che vede crescere in modo sincronizzato le maggiori economie del mondo, cosa che non accadeva da tempo.

 

In questo clima di positività, fattori specifici sono intervenuti ad accelerare la velocità di crescita di alcuni mercati, portandoli a realizzare performance che sarebbero di assoluto rispetto se conseguite nell’arco di un intero anno, figuriamoci se ottenute in meno di un mese. È il caso della Russia che guadagnando quasi 10 punti percentuali si posiziona ai primi posti nella classifica dei mercati più profittevoli del nuovo anno.
 

La ragione principale di tale euforia risiede nell’aumento dei prezzi del petrolio. Grazie all’intesa tra i paesi facenti parte dell’OPEC, e che ha coinvolto anche soggetti esterni al cartello come la Russia, è stata ridotta la produzione di oro nero a livello globale e conseguentemente le quotazioni sono salite. Il bilancio di Mosca è sensibilmente migliorato rispetto al 2016, quando il petrolio veniva scambiato a 25 dollari al barile.
 

Il petrolio a basso costo era stata una delle ragioni che avevano causato una profonda svalutazione del rublo e, unitamente alle sanzioni internazionali conseguenti all’occupazione della Crimea, aveva generato un’inflazione galoppante nel paese.
 

Oggi questo scenario sembra lontano: il rublo si è stabilizzato, l’inflazione è tornata su livelli più contenuti, la fiducia dei consumatori è su livelli record e l’economia è tornata a crescere.
 

Euro / Rublo


 

Le elezioni politiche che si terranno a marzo non sembrano rappresentare un motivo di instabilità dal momento che il risultato sembra già scritto. Sulla base dei sondaggi infatti, la stragrande maggioranza degli elettori sceglierà di riconfermare Vladimir Putin alla guida del paese.
 

Se si prende in esame questo quadro non stupisce che gli ETF quotati su Borsa Italiana che replicano il mercato azionario russo come l’iShares MSCI Russia ADR/GDR, il Lyxor RUSSIA (Dow Jones Russia GDR), il db x-trackers MSCI Russia Capped Index e il Source RDX, abbiano realizzato performance sorprendenti negli ultimi mesi.
 

Il primo di questi, dopo aver toccato quota 70 lo scorso giugno ha intrapreso un percorso di crescita che l’ha riportato a testare i massimi realizzati ad inizio 2017. I livelli raggiunti potrebbero giustificare delle prese di beneficio da parte degli investitori che avessero partecipato al rally. Inoltre si stanno moltiplicando le voci di analisti che ritengono sempre più plausibile uno storno dei mercati azionari globali. Nonostante questo, se le quotazioni dovessero riuscire a superare in modo stabile anche l’ostacolo dei 95 euro non potrebbero più esserci dubbi sul fatto che il trend di lungo termine dello strumento è tornato ad essere positivo.
 

iShares MSCI Russia ADR/GDR


 

La volatilità del mercato sottostante non rende questi strumenti adatti a tutti gli investitori. Il timing d’ingresso è di fondamentale importanza così come la ponderazione dei pesi da attribuire all’interno del portafoglio. Oltre alla normativa Mifid, è il buon senso che ci impone di verificare sempre l’adeguatezza di uno strumento rispetto al profilo di rischio e agli obiettivi dell’investitore, prima di procedere con l’acquisto.








 


Tag: BORSA, COMMODITY, ECONOMIA, INDICI ESTERI, INVESTMENT, MATERIE PRIME, ORO, PETROLIO

Titoli: CRUDE OIL, DOW JONES, INTESA SANPAOLO, ORO

 
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