“Cautela sull’obbligazionario”

Daniel Settembre ITF News

mercoledì 20 settembre 2017


Alla vigilia dell’atteso incontro della FED in programma per il 20 settembre, i recenti commenti contraddittori da parte di alcuni membri del Federal Open Market Committee (FOMC) sembrano indicare un certo disorientamento della banca centrale Usa. Dopo 9 anni di espansione dell’economia statunitense, l'inflazione non solo non ha conosciuto un’accelerazione ma, nonostante la solida crescita economica, ha recentemente deluso le aspettative, facendo emergere le tensioni che si riscontrano sul mercato del lavoro.


Dott. Vittorangeli, cosa ci dobbiamo aspettare quindi dalla Fed?


Ad oggi il mercato stima una probabilità solo del 50% di un rialzo della Fed di 25 punti base da qui alla fine dell’anno e del 70% di un rialzo 25 punti base entro un anno. Il motivo è che la Fed ha continuato a non mantenere le promesse, disattendendo di volta in volta un’aggressività annunciata nella politica monetaria. Quello che ci aspettiamo che il mercato non prezzi sufficientemente la capacità della Fed di normalizzare la politica monetaria. Riteniamo, inoltre, che se la Fed non normalizzerà la situazione in questo momento di crescita del Paese, non avrà più “munizioni” nel momento in cui l’economia dovesse rallentare. Da questo punto di vista, un’ulteriore spinta a un possibile rialzo dei tassi d’interesse potrebbe arrivare dalla decisione del Congresso americano in merito al varo del nuovo pacchetto fiscale di riduzione delle tasse. Infine, per quanto l’inflazione sia relativamente bassa, tenderà ad aumentare soprattutto nella parte core, cioè quella più legata a quei fattori non volatili, come il petrolio e il costo delle materie prime.


E per quanto riguarda la Bce?


Per quanto riguarda l’Europa, la Bce rimane volutamente molto espansiva anche se al momento non c’è una stretta necessità perché la crescita continua a migliorare, soprattutto nei Paesi periferici. Crediamo che l’annuncio del tapering porterà a una riduzione degli stimoli monetari da 60 a 40 miliardi e una chiusura in 6-9 mesi nel corso del 2018. Mentre il primo rialzo avverrà solo nel 2019.


Come si traduce questo scenario nelle scelte d’investimento?


Dal punto di vista del posizionamento dei portafoglio obbligazionari siamo abbastanza cauti. Riteniamo che i tassi di medio lungo periodo siano destinati a salire più di quanto prezza il mercato. Questo vuole dire posizionamento corto dei nostri portafogli rispetto al benchmark e suggeriamo all’investitore privato una bassa esposizione al rischio di tasso. Dal punto di vista dell’allocazione pensiamo che i titoli della periferie europea possano beneficiare della crescita economia, soprattutto in l’Italia, con un occhio alla volatilità che potrebbe salire con l’avvicinarsi delle prossime elezioni. Puntiamo, inoltre, ai titoli societari e ai mercati emergenti espressi in valuta forte perché i tassi resteranno bassi per diverso tempo e fino a che il dollaro rimarrà debole.


Avete settori di preferenza?


In questa fase di bassi rendimenti, la parte più rischiosa del portafoglio è data dai titoli finanziari e quindi siamo più esposti a questo segmento anche con rating più bassi per beneficiare della convergenza degli spread.


 

 


Tag: ECONOMIA, FEDERAL RESERVE, INVESTMENT, PORTAFOGLIO, TASSI

Titoli: ALLIANZ, CRUDE OIL

 
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