Cosa ne sarà delle “strategie ammiraglia”

Sara Silano

venerdì 22 dicembre 2017


Pimco Gis Income si avvia a chiudere il 2017 con un tasso di crescita organica vicino al 180% e un patrimonio che a fine ottobre era vicino ai 55 miliardi di euro, il più grande d’Europa. L’anno scorso Nordea-1 Stable return aveva registrato un incremento degli asset del 131%. La lista potrebbe continuare dal momento che ogni periodo ci ha abituato ad avere i suoi fondi flagship (ammiraglia, Ndr).

 

L’era post Bill Gross
Il caso di Pimco è davvero eclatante. Nel settembre del 2014, con l’addio del fondatore, Bill Gross, la società entrava in una fase buia, caratterizzata dai deflussi che sarebbero durati due anni su entrambe le sponde dell’Oceano (la società è americana, ma ha una gamma anche europea). La strategia che soffrì di più fu quella che fino ad allora era stata più popolare tra gli investitori, ossia la Total return. Quando Gross uscì, quest’ultima valeva 377 miliardi di dollari in termini di patrimonio gestito a livello globale; a settembre 2017 era scesa a 155 miliardi. Nel quarto trimestre 2014, rappresentava più del 25% degli asset complessivi della società di gestione, una percentuale che non era eguagliata da nessun altro fondo della gamma. In pratica, il successo di Pimco era fortemente dipendente da una sola strategia.

 

Oggi, il gestore americano è molto meno legato di un tempo a un’unica strategia. Secondo gli analisti di Morningstar, nessuna delle tre principali pesa più del 15%. Ma tra queste c’è un’osservata speciale, la Income, tra le poche, se non l’unica eccezione all’ondata di deflussi che ha colpito Pimco dopo l’uscita di Gross. Oggi ha asset per circa 177 miliardi di dollari a livello globale, di cui 64 miliardi di dollari solo in Europa. In un triennio, ha praticamente triplicato il suo patrimonio. La seconda, per dimensioni, è l’Investiment-grade credit strategy con 167 miliardi. La terza continua ad essere quella Total return.

L’income piace fuori dagli Usa
“Per il momento, la società sembra aver raggiunto un equilibrio ragionevole all’interno della sua gamma”, si legge in un recente report di Eric Jacobson e Miriam Sjoblom, analisti di Morningstar. “Tuttavia, se la strategia Income continuerà ad avere gli attuali tassi di crescita, si porrà di nuovo la questione della eccessiva concentrazione”. A differenza del fondo Total return, è meno sensibile al rischio-tassi di interesse e più esposta a quello di credito e alle emissioni potenzialmente a più alto rendimento (high yield). Questo spiega in parte il suo successo, che è stato maggiore fuori dagli Stati Uniti.

 

Gli analisti di Morningstar monitorano attentamente il fattore dimensionale del fondo, ma per il momento hanno deciso di non toccare il rating, che è pari a Silver (per la versione europea, il report è stato redatto da Mara Dobrescu il 1 giugno 2017). Per ora, dicono, non è ancora stata raggiunta la soglia critica. “In ogni caso, il rischio non è che il fondo sia ingestibile”, precisano, “quanto che diventi più difficile trovare opportunità in settori non prezzati correttamente e in grado di muovere le performance”.
 

Chiusura soft
Pimco sembra essere convinto di poter continuare a gestire masse così importanti in una sola strategia, almeno per il momento. Scelta del tutto diversa è stata fatta da Nordea nel settembre 2016, quando decise la chiusura temporanea a nuove sottoscrizioni del comparto Stable return. A quella data aveva sfiorato i 20 miliardi di euro di patrimonio. “La soft closure ha attenuato i nostri timori relativi al rischio dimensionale”, spiega Matias Möttölä, che ha curato il report sul fondo, confermando il rating Bronze (al 4 agosto 2017). In effetti, le società ricorrono a questa procedura per tutelare i sottoscrittori del fondo, che potrebbero essere danneggiati da una crescita smisurata del patrimonio, che toglie flessibilità alla gestione e può portare all’assunzione di posizioni rischiose per fare performance.

 

Dietro front
Il problema non si pone per un altro flagship europeo degli ultimi anni, Standard life global absolute return strategy. A fine 2015, le masse superarono i 16 miliardi per la sola versione lussemburghese del fondo. Ne è seguito un periodo di assestamento e gli ultimi 18 mesi di deflussi, che hanno fatto scendere il patrimonio a 10 miliardi (al 30 novembre 2017). “Le deboli performance dell’ultimo anno e mezzo pongono alcuni interrogativi”, si legge nel report di Randal Goldsmith del 5 giugno 2017. “Innanzitutto, l’obiettivo di rendimento Euribor +5% a tre anni è realistico? Ma anche: le attuali dimensioni permettono ancora di replicare i successi passati o il fondo è diventato troppo grande?”.

 

Il rendimento perso
Si potrebbero fare tanti altri esempi, più o meno recenti, incluso M&G Optimal Income, Carmignac Patrimoine o Templeton Global total return. Il nodo della questione, tuttavia, è il rischio che si nasconde dietro al protagonismo di alcuni fondi, anche quando hanno un rating positivo. L’andamento dei flussi di raccolta, infatti, influenza il ritorno dell’investitore, che può differire da quello totale del fondo. La tabella qui sotto mostra che in quasi tutti i casi, tra il 2014 e il 2016 l’investor return (calcolato da Morningstar tenendo conto dei flussi in ingresso e uscita dai fondi) è stato inferiore al total return (la performance che si sarebbe ottenuta senza movimentare il portafoglio nel periodo considerato).

 

 










 


Tag: ASSET, DOLLARO, FINANZA, FONDI & SICAV, INVESTMENT, RATING, TASSI

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