Crescita solida

Hans Bevers Degroof Petercam AM

mercoledì 25 ottobre 2017


Gli indicatori di fiducia economica continuano a sorprendere positivamente, evidenziando un forte slancio di crescita ciclica tra i diversi settori e regioni. Sulla scia del miglioramento di queste condizioni, il commercio globale mostra chiari segni di rafforzamento. La disoccupazione è in calo, anche se il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro non sono state ancora in grado di generare significative pressioni al rialzo sui prezzi.

 

Dal punto di vista della crescita occupazionale e delle misure contro la disoccupazione, si può affermare che il mercato del lavoro tutto sommato è ancora debole. Allo stesso tempo, altri fattori come la globalizzazione, l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, l’invecchiamento demografico, l’insufficiente potere sindacale, le minori aspettative di inflazione e una bassa crescita della produttività sicuramente hanno il loro peso.

 

Da un lato, le banche centrali a livello mondiale non hanno nessuna fretta di inasprire la politica monetaria. Dall’altro, i leader politici stanno gradualmente cercando di allontanarsi dal contesto di tassi a zero, al fine di creare un successivo margine di manovra e di evitare che valutazioni eccessive in alcune asset class possano trasformarsi in bolle.

 

Prevedibilmente, la velocità alla quale reagiranno le banche centrali dipenderà fortemente dall’attività economica, dall’inflazione e dalla volatilità dei mercati finanziari. Quest’ultima è stata molto bassa negli ultimi anni, ma periodicamente sembra subire degli incrementi, anche significativi. Infatti, ridurre la quantità di asset acquistati dalla banca centrale è un processo relativamente facile dal punto di vista tecnico ma risulta chiaramente più complesso da far accettare agli operatori sul mercato.

 

Il quadro economico strutturale è ancora indebolito dalle condizioni demografiche avverse, dalla più lenta crescita della produttività, dall’eccessivo debito, dal difficile ribilanciamento economico in Cina e dai fattori geopolitici.

 

Rischi politici come la Corea del Nord si aggiungono all’incertezza geopolitica soprattutto perché, per come si presentano i fatti, un rapido allentamento delle tensioni sembra improbabile.

 

Una vera e propria guerra tra la Corea del Norda e gli USA non rappresenta il nostro scenario di base poiché le vie diplomatiche sono ancora percorribili. Inoltre, sia le perdite umane che i costi economici sarebbero enormi. Sfortunatamente però è anche vero che la storia è piena di esempi simili, dove gli eventi hanno preso un corso diverso.

 

L’outlook valutario

 

Il dollaro ha perso terreno negli ultimi mesi a causa della riduzione del rischio politico in Europa e dell’ulteriore conferma della ripresa economica dell’Eurozona. La valuta USA sembra ancora costosa in una prospettiva teorica a lungo termine. Detto ciò, un atteggiamento più restrittivo da parte della Fed potrebbe in qualche modo condurre a un ulteriore rafforzamento del dollaro. Al contempo, il rafforzamento dell’Euro ha un altro effetto frenante sui dati dell’inflazione dell’Eurozona, che sono già considerati troppo bassi. Nel complesso, il rischio al ribasso per il dollaro nel medio e lungo termine rimane una possibilità.

 

La sterlina britannica ha già subito un significativo deprezzamento in seguito all’esito del referendum sulla Brexit. Ciò ha favorito un aumento dell’inflazione e di conseguenza un calo dei consumi reali per le famiglie inglesi, ostacolando il quadro di crescita. Al contempo, i negoziati sulla Brexit sembrano in una fase di stallo. Ciò ovviamente potrebbe cambiare, ma per ora i rischi rimangono orientati verso il basso.

 

Lo Yen ha perso terreno rispetto all’Euro nei trimestri recenti. La pressione al ribasso continuerà ancora, considerato che la BoJ resta ancorata alla sua politica monetaria ultra accomodante. Tuttavia, dato che lo Yen al momento ha raggiunto il suo livello di equilibrio di parità del potere d’acquisto di lungo termine rispetto all’Euro, un altro deprezzamento significativo sembra improbabile.

 

Negli ultimi mesi, lo yuan ha subito un significativo apprezzamento rispetto al dollaro. In termini di tasso di cambio nominale, la valuta cinese è ancora al di sotto dei suoi livelli del 2015 ma è riuscita a stabilizzarsi nel corso degli ultimi anni. Ci attendiamo che essa rimanga stabile rispetto a un ampio paniere di valute ma sosteniamo che il rischio al ribasso prevarrà, in quanto la sostenibilità dell’economia cinese in una prospettiva di medio-lungo termine ci preoccupa.

Hans Bevers, Capo Economista, Degroof Petercam AM

 


Tag: BANCA CENTRALE, DOLLARO, ECONOMIA, VALUTE

 
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