Dollaro super, oro a picco

Carlo Alberto De Casa Chief Analyst ActivTrades

giovedì 22 dicembre 2016

Sui mercati valutari il dollaro ha dominato le ultime sedute, andando ad aggiornare i massimi degli ultimi 14 anni nei confronti dell’euro. Le parole pronunciate da Janet Yellen nel suo ultimo discorso sono state interpretate dai mercati come "hawkish", cioè da falco. Infatti, la Governatrice della banca centrale americana, oltre ad innalzare i tassi di interesse per la seconda volta dopo la crisi finanziaria, ha anche portato il numero di rialzi ipotizzati per il 2017 da due a tre, scatenando ancora gli acquisti sul dollaro.

Di fatto il cambio fra l’euro e la banconota verde è uscito dall'ampio canale laterale fra 1,05 e 1,15 che aveva contenuto le quotazioni per quasi due anni, rompendo il supporto posizionato a 1,046-1,05, per scivolare fin sotto quota 1,04 (dapprima a 1,0366, per poi ritoccare ancora i minimi in settimana a 1,0352). Il trend di fondo appare ancora impostato al ribasso, per via della divergenza fra le due politiche monetarie, con la Yellen ormai impegnata in un progressivo rialzo dei tassi, mentre Draghi ha recentemente prolungato il Quantitative Easing, seppur riducendolo da 80 a 60 miliardi di euro mensili.

In questo scenario andranno a inserirsi le politiche di Trump, con una sorta di “neo-protezionismo” che a numerosi analisti appare difficilmente conciliabile con un dollaro particolarmente forte. La parità dunque non è ancora cosa fatta. Anzi, se dovesse essere raggiunta, potrebbe anche rappresentare il punto di arrivo della corsa al rialzo del dollaro.

Grafico di lungo periodo con candele mensili euro/dollaro, fonte Piattaforma ActivTrader

 
COMMODITY

Sul fronte delle materie prime, nelle ultime settimane il petrolio ha consolidato i rialzi recenti, con le quotazioni ampiamente sopra quota 50 dollari al barile (il WTI in area 53 e il Brent ormai sopra quota 55$).

Nonostante gli ultimi dati sulle scorte Usa, al di sopra delle attese, pesano ancora I tagli decidi dai paesi Opec e non, per un trend che negli ultimi 10 mesi ha visto I prezzi del greggio ormai raddoppiare dai minimi toccata a 27 dollari al barile.
 
Non trova invece pare l'oro, che negli ultimi quattro mesi ha perso il 75% dei guadagni messi a segno nei primi sette mesi dell'anno. Di fatto, dopo tre anni di discesa, le quotazioni del prezioso sembravano destinate a chiudere l'anno con un ampio recupero. Dai minimi dello scorso dicembre il prezioso era risalito a luglio fino a dei massimi in area 1.375$, per poi scendere, portando il recupero ad assottigliarsi nei mesi finali dell'anno.

Quali le ragioni di questo ribasso? Da un lato le politiche monetarie della Federal Reserve (a fronte di tassi più alti diventa relativamente più oneroso detenere oro o altri preziosi, che non pagano cedole o dividendo), ma pesano anche le news in arrivo dall'India, con la demonetizzazione portata avanti dal Governo che di fatto ha messo in ginocchio una parte dell'economia locale, frenando sensibilmente la domanda di gioielli delle famiglie indiane nell'ultimo mese e mezzo.

Uno scenario difficile per l’oro, su cui pesa anche la forza del dollaro, con i prezzi spot che sono ormai sempre più vicini a quelli di produzione, situati in area 900$/oncia. Il 2016 a due facce dell’oro, grafico settimanale da piattaforma ActivTrader
 
Commento a cura di Carlo Alberto De Casa - Capo analista ActivTrades


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Tag: BORSA, DOLLARO, FEDERAL RESERVE, ORO, PETROLIO

Titoli: CRUDE OIL, EUR/USD, ORO

 
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