Festa per oro e argento

Carlo Alberto De Casa Chief Analyst ActivTrades

venerdì 17 marzo 2017

Prima la Fed, poi la Bank of England. È stata, ancora una volta la settimana delle banche centrali. Janet Yellen ha rialzato mercoledì sera i tassi di interesse, facendo seguito ai due ritocchi al costo del denaro effettuati nel dicembre 2015 e nello stesso mese del 2016. La mossa della Banca Centrale Usa era ampiamente prevista, ma nonostante ciò non sono mancati i movimenti sui mercati. Complice anche l’esito delle elezioni olandesi, l’euro ha recuperato terreno nei confronti del dollaro, portandosi oltre quota 1,075. La banconota verde nel complesso ha perso terreno, con il dollar index che è tornato sotto 100,50, in calo dagli oltre 102 di inizio mese, pagando una Yellen interpretata come colomba, cioè relativamente accomodante in termini di politica monetaria, nonostante le attese per 3 rialzi dei tassi di interesse nel 2017.

FOCUS SULLA BREXIT - Per il Regno Unito era una settimana chiave, con le vicende della Brexit ancora al centro dell’attenzione. Lunedì mattina la prima ministra scozzese Sturgeon aveva rilanciato per un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia, mentre poche ore più tardi Theresa May otteneva il via libera del parlamento per la Brexit. In questo scenario movimentato giovedì è stata la volta della Bank of England, che ha mantenuto i tassi al minimo storico dello 0,25%. La sorpresa è arrivata da un voto non unanime, il primo dopo 8 mesi. 

Kristin Forbes, membro che lascerà la commissione fra 3 mesi, ha infatti votato per un ritocco dei tassi, indicando forse la linea che la Banca Centrale vorrà tenere nei prossimi mesi. Questo ha spinto gli investitori a puntare nuovamente sulla divisa britannica. Il cambio fra sterlina ed euro è tornato sopra quota 1,15 (in altre parole l’inverso eur/gbp viaggia a 0,869), mentre il movimento è stato ancora più ampio sul cable, dove nelle ultime tre sedute abbiamo assistito ad un ritorno di forza della moneta britannica. Le quotazioni del cambio sterlina/dollaro ancora una volta si erano pericolosamente avvicinate al supporto chiave collocato in area 1,20, con dei minimi ad inizio settimana a 1,2109. La Fed in versione colomba, unita ad una BoE pronta a tornare falco hanno spinto gbp/usd a riavvicinare 1,24, scordando per qualche giorno le incertezze in arrivo dalla Brexit e dall’ipotesi di un nuovo referendum scozzese. 

Il recupero della sterlina contro il dollaro, grafico da piattaforma ActivTrader


 
I METALLI PREZIOSI FESTEGGIANO - Sono loro, forse, i veri vincitori della settimana. Dopo una debacle durata dieci giorni, con l'oro che ha ceduto 5 punti percentuali e l'argento che è arrivato a perderne quasi 10, i preziosi hanno rialzato la testa. Il metallo giallo ha messo a segno un rimbalzo vicino ai 30 dollari, risalendo verso l’area 1.230$, mentre l’argento è schizzato fino a dei massimi a 17,50 per poi scendere a 17,30, recuperando circa 60 centesimi dai minimi. Dopo la caduta i preziosi provano dunque a rialzare la testa, confermando ancora una volta l’importanza dei due supporti chiave che hanno retto le quotazioni: l’area 1.200$ per l’oro e 16,70-17$ per l’argento. Appare chiaro che a differenza del petrolio (spinto al ribasso dai dati sulle scorte Usa sopra le attese) la discesa di oro e argento sia per lo più da attribuire a motivi di carattere speculativo legati alle crescenti attese per il ritocco dei tassi, poi arrivato, da parte della Fed.
 
Grafico dell’oro, da piattaforma ActivTrader

 


Carlo Alberto De Casa
Capo analista ActivTrades


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Tag: ARGENTO, BORSA, DOLLARO, FOREX, OIL, ORO, PETROLIO, TASSI, TRADING, VALUTE

 
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