I mercati, tra shock e sorprese

Stuart Canning M&G Investments

lunedì 9 gennaio 2017

Ci sono sorprese che sembrano più sorprendenti di altre. Quando gli eventi possono avere solo due risultati, come nel caso di un’elezione, è possibile fare un confronto immediato e chiaro fra la convinzione precedente e ciò che è effettivamente accaduto. Questi sono “shock”.

Quando invece qualcosa cambia nel tempo, come nel caso del prezzo del petrolio, della crescita di un’economia o del tasso d’interesse, le nostre convinzioni si evolvono di pari passo. Di conseguenza, spesso ci dimentichiamo di quanto è sorprendente l’esito finale rispetto al nostro punto di partenza.

Entrano in gioco tutti i soliti bias comportamentali – il senno di poi, la conferma, la miopia. Quest’anno probabilmente sarà descritto come un anno di sorprese perché ci sono stati diversi shock. Ma per quanto questi siano giustamente preoccupanti per gli investitori, spesso è l’ultima forma di sorpresa citata a contare di più ai fini dei rendimenti.

Ecco un paio di grosse sorprese del 2016 che hanno fatto meno notizia, pur essendo importanti quanto la Brexit, Trump e compagnia, per l’andamento degli investimenti nell’anno. Il grafico che segue mostra le aspettative implicite dei tassi d’interesse negli Stati Uniti circa dodici mesi fa:



Ad inizio 2016, vigeva la convinzione che entro il 2020 il tasso sui Fed fund sarebbe stato intorno all’1,4%. La Fed aveva appena effettuato un rialzo, ma si prevedeva una crescita ancora lenta, soprattutto a causa delle condizioni avverse sul piano internazionale. A metà anno, però, la situazione era già completamente cambiata.

Nei mesi di gennaio e febbraio del 2016, si parlava di un’imminente recessione globale provocata principalmente dagli effetti del prezzo del petrolio. La risposta dei prezzi degli asset e la copertura mediatica sono state brutali (vedi grafico sotto).



A giugno i futures scontavano un tasso sui Fed fund destinato a rimanere basso, intorno allo 0,6%, fino al 2020.



A sei mesi di distanza, i tassi sono già al di sopra di quel livello. Intanto il mercato azionario statunitense continua a registrare nuovi record. Il cambiamento verificatosi in un arco di dodici mesi, dalle invocazioni a “vendere tutto” al dibattito sulle virtù della reflazione come tema di investimento, è profondo.




Sono stati shock enormi per il consenso: le convinzioni condivise da molti all’inizio dell’anno erano già state smentite entro l’estate, e poi di nuovo a Natale. Eppure se ne è parlato molto meno, perché la psicologia umana tende ad essere più attratta dalle sorprese di tipo “shock” e, tramite il bias del senno di poi, a sminuire le prove di un errore di previsione.

Cambiamenti (non) sorprendenti in ciò che conta per gli investitori

Spesso veniamo sorpresi senza rendercene conto: lo si può vedere guardando indietro a come gli argomenti del giorno cambiano nel tempo. Il grafico in basso mostra gli argomenti più dibattuti nella sezione ”Roundtable” del Financial Times a dicembre 2015, in cui l’attenzione era concentrata soprattutto su crescita, Cina, petrolio, commodity ed Europa.



Andiamo avanti di un anno e vediamo il cambio di scena. I temi centrali sono Trump, la Brexit, le politiche monetarie e il commercio. La Cina c’è ancora, ma il petrolio e le commodity sono spariti.



Dovremmo essere più sorpresi dal fatto che quello che conta davvero per i mercati spesso è molto diverso da ciò che ci saremmo aspettati. Peraltro, le sorprese di questo tipo non ci sono state solo nel 2016, ma si verificano ogni anno. Per fortuna, ne possono derivare opportunità per gli investitori, nella misura in cui si creano degli episodi sui mercati.

Generare rendimenti dagli “shock” in confronto ad altre sorprese

Se qualcuno è riuscito a guadagnare indovinando i risultati delle principali sorprese del 2016 – il voto pro-Brexit in Regno Unito, le elezioni presidenziali USA e il referendum in Italia – probabilmente l’ha fatto con una puntata all’agenzia di scommesse di quartiere, e non sui mercati finanziari. Quand’anche avessimo saputo i risultati in anticipo, le reazioni dei prezzi sono state diverse da quelle prevedibili. Ad esempio, nel periodo precedente le elezioni statunitensi, c’era un sostanziale consenso sul fatto che una vittoria di Clinton avrebbe innescato un “rally di sollievo” degli asset di rischio, mentre l’elezione di Trump avrebbe determinato un comportamento “avverso al rischio”. In realtà, dopo la vittoria di Trump, le azioni sono andate bene, mentre i titoli governativi sono apparsi deboli.

Tuttavia, concentrarsi su sorprese potenziali diverse e meno vistose può essere più remunerativo. Se qualcuno avesse osservato che le convinzioni di consenso a metà anno rappresentavano un profondo cambio di visione nonostante le variazioni quasi impercettibili nei dati, avrebbe potuto sfruttare gli episodi azionari e obbligazionari per il resto dell’anno. Nel momento in cui i prezzi di mercato sembrano implicare un eccesso di fiducia nel futuro, è possibile individuare rendimenti interessanti.

Il lato positivo del 2016 è che siamo stati tutti costretti a renderci conto di quanto sia sorprendente il mondo. Gli investitori devono aspettarsi di essere sorpresi e prendere le misure necessarie per proteggersi dalle proprie certezze. Le opportunità di investimento emergono proprio quando il mercato si dimostra troppo sicuro di sé.

*A cura di Stuart Canning, team Multi Asset di M&G Investments
 

Tag: ECONOMIA, INVESTMENT, PETROLIO, TASSI

 
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