I passi falsi degli “insider”

Gaetano Evangelista Ad Age italia

giovedì 16 marzo 2017

Uno degli indicatori più “mitizzati” si basa sul rapporto fra le vendite e gli acquisti di azioni da parte dei cosiddetti insider. Per chi non lo sapesse, gli insider sono i presidenti, gli amministratori, il top management, i soci rilevanti e in generale tutti coloro che rivestono in un’azienda una posizione significativa che consente loro di accedere ad informazioni sensibili per la quotazione di mercato.

La normativa americana è pragmatica: non vieta agli insider di comprare o vendere azioni della società per cui lavorano, però impone la compilazione di un modulo, che viene tempestivamente inoltrato alla SEC, l’autorità di controllo del mercato azionario.

In tal modo settimanalmente disponiamo di un’informazione, la cui aggregazione fornisce preziose indicazioni circa il sentiment dominante fra gli insider. Sapendo che se gli investitori ben informati sono negativi o positivi sulle azioni di propria pertinenza, lo pensano a ragion veduta.





Ci sono diversi fornitori di dati relativi alle compravendite di azioni da parte degli insiders: c’è la Vickers, ad esempio, o Datastream; oppure, semplicemente, il settimanale Barron’s pubblica l’elenco delle prime venti transazioni di acquisto e di vendita, per controvalore. L’aggregazione di questo dato, e il conseguente confronto, ci conduce all’Insider Sell/Buy ratio (ISBR), mostrato qui in alto.

Dunque, se gli insider sono ben informati, dovremmo essere realmente preoccupati se l’ISBR dovesse raggiungere valori particolarmente elevati (nota bene: essendo remunerati in azioni, il rapporto è fisiologicamente elevato; occorre collocarlo in prospettiva storica, per stabilire quanto lo sia).

Ci occupiamo oggi di questo dato, perché da quando otto anni fa è iniziato il bull market, un ISBR così elevato, in termini di media a 5 settimane – linea blue nel grafico qui in alto – è stato conseguito soltanto altre due volte.

Sorpresa: in ambo i casi una aggressività parimenti marcata non anticipò un crollo del mercato, e se è per questo nemmeno un consolidamento degno di nota. Empiricamente si rileva come un ISBR funzioni molto bene sui minimi di mercato: gli insider sanno quando è tempo di comprare, o di rimandare le vendite.

Per loro sfortuna, non sanno bene invece quando sbarazzarsi delle azioni; e quando si accalcano alla cassa, come hanno fatto di recente, non per questo sono meritevoli di essere assecondati.









 

Tag: ANALISYS, AZIONI, INDICI, INDICI ESTERI, INDICI ITALIANI, TRADING, WALL STREET

 
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