Il Drago mangia soia

Maurizio Mazziero Mazziero Research

lunedì 2 ottobre 2017

Dopo aver segnato i minimi di periodo a metà agosto, la soia quotata a Chicago si sta muovendo all’interno di un trend rialzista di medio periodo ed è giunta a ridosso della resistenza di lungo termine a 9,75 dollari/bushel (363 euro/tonnellata).

 

 

La soia ha da sempre evidenziato una volatilità maggiore rispetto agli altri agricoli, come grano e mais, inoltre ha una quotazione più elevata e quindi l’escursione dei prezzi in termini assoluti è più ampia; ciò la rende più rischiosa per un piccolo trader. Un altro fattore è che i dati dal punto di vista fondamentale hanno aspetti sia ribassisti sia rialzisti.

Vediamo di spiegarci meglio con il grafico che segue.

 

 

L’immagine mostra l’andamento della domanda e offerta mondiale, in azzurro la produzione, in verde il consumo e negli istogrammi il rapporto fra le scorte e il consumo.
 

Possiamo notare come domanda e offerta siano costantemente cresciute nel corso degli anni e come solo nella stagione corrente si sia stabilizzata.
 

La produzione si presenta in modesto surplus, il che giustifica l’elevato valore delle scorte. Pertanto l’analisi da questo punto di vista presenta tratti più ribassisti che rialzisti.
 

 

La tabella, invece, mostra la situazione di produzione, domanda e offerta relativa alla sola Cina (dati Usda). Come si può notare questa non è una grande produttrice di soia, eppure molti alimenti, dopo il riso, fanno largo impiego di soia e al tempo stesso il suo utilizzo è ingente nei grandi allevamenti.
 

La produzione interna è appena il 13% della domanda totale e a fronte di 14 milioni di tonnellate prodotte, altre 92 milioni vengono importate.
 

Ne consegue che la Cina si trovi sempre in bilico e non le basti importare soia a sufficienza, ma risulti cruciale acquisire adeguate scorte, per far fronte alle instabilità dei mercati, che potrebbero avere pesanti risvolti nell’economia della nazione.
 

Le importazioni giungono principalmente da Brasile e Stati Uniti; nell’ultimo mese hanno evidenziato un aumento di 1 milione di tonnellate rispetto al mese precedente, spinte anche da una riduzione dell’IVA sulle importazioni di soia a partire dall’1 luglio.
 

Se si proseguirà con questi ritmi, non è escluso che nella stagione 2017/18 si raggiungano i 95 milioni di tonnellate e questo aspetto spiega la vivacità della soia, malgrado la produzione e le scorte mondiali siano in aumento. 
 

Come si traduce tutto ciò, dal punto di vista operativo?
 

Se siete un allevatore, o un utilizzatore del prodotto fisico, si deve prestare la massima attenzione e coprirsi; se invece siete un trader di breve termine si può utilizzare l’analisi tecnica classica: sopra 9,80 si va al rialzo, sotto 9,50 si va al ribasso. Non bisogna dimenticare, comunque, che intorno al 12 di ciascun mese (il 9 per il mese di novembre) esce il rapporto su domanda e offerta mondiale (Wasde) e in quel momento occorrerà allacciarsi le cinture.

 








 


Tag: ANALISYS, BCE, BULL OR BEAR, COMMODITY, ECONOMIA, FONDAMENTALI, MATERIE PRIME, SOIA, TRADING

 
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