Il ritorno del “mal di spread”

Gianni Lupotto ALFA Consulenza Finanziaria

martedì 15 novembre 2016

Tutti ricordiamo il 2011 con il suo carico di tensione legato al continuo incremento dei rendimenti dei titoli di stato italiani (e non solo) quando si ebbe il timore di una rapida disgregazione dell’area Euro. Fu allora che il termine “spread” entrò prorompente nel linguaggio comune, inteso come differenziale di rendimento fra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi.

Successivamente le dichiarazioni e le operazioni di diversa natura messe in atto dalla BCE scongiurarono quell’evento, lo spread gradualmente rientrò a valori accettabili e il termine pareva destinato ad essere dimenticato.

Le recentissime elezioni americane hanno accelerato in maniera vistosa un fenomeno previsto e prevedibile nel suo manifestarsi, ma molto più rapido nella dimensione di quanto molti si aspettavano: l’incremento dei rendimenti dei titoli di stato sia al di qua che al di là dell’Oceano Atlantico.

Si è fatta strada l’opinione che la politica di Trump possa essere un ulteriore motore di inflazione, oltre alle tracce di aumento dei prezzi che già si scorgevano in precedenza per la tenuta su discreti livelli del prezzo del petrolio. Dunque, con l’inflazione anche il processo di rialzo dei tassi a questo punto potrebbe essere più rapido del previsto.

E questo, unito ai meccanismi di amplificazione dei movimenti di mercato ormai presenti endemicamente a causa dei sistemi automatici di trading, ha portato ad un incremento dei rendimenti ben esemplificato dal grafico del rendimento del BTP decennale, passato in poche sedute dall’1% al 2% (grafico fonte Bloomberg):



Per quanto riguarda il BTP, l’incremento del rendimento è causato da due fattori concomitanti: da un lato la salita a livello globale, dall’altro l’aumento dello spread con il BUND tedesco, legato all’incertezza sull’esito del referendum del 4 dicembre e pertanto al mantenimento del percorso delle riforme in atto nel Paese.

Come è noto, più è lunga la scadenza del debito più l’impatto sui detentori di titoli di stato è importante e giustifica pienamente la nostra opinione di forte alleggerimento espressa più volte nei mesi scorsi. Ad esempio, il BTP a 50 anni emesso recentemente ha visto il suo prezzo crollare da 100 a 87 in poche settimane.

Un altro spread che teniamo costantemente sotto controllo è quello fra il rendimento dei titoli di stato italiani e quelli spagnoli. Nel grafico è rappresentato l’andamento negli ultimi 3 anni di tale spread (grafico fonte Bloomberg):



Oggi tale spread è a 54 bps, significa che un BTP a 10 anni rende lo 0,54% in più di un corrispondente BONOS spagnolo. Negli ultimi anni tale spread ha oscillato fra -23 e +54. Ci si può domandare se si tratta di un livello interessante per un rientro sui titoli di stato italiani.

La risposta non può essere univoca. Da un lato, in termini assoluti il rendimento attorno al 2% dei BTP non è certamente ancora allettante, sebbene ben più alto di qualche settimana fa. Dall’altro, con la constatazione che l’andamento dello spread BTP/BONOS è ciclico, gli investitori più avvezzi al trading potrebbero pensare di acquistare oggi dei BTP per poi rapidamente effettuare uno switch verso i BONOS spagnoli una volta che lo spread fosse rientrato.

Quest’ultimo tipo di operatività non è esente da rischi in quanto lo spread può sì richiudersi, ma contemporaneamente a un ulteriore incremento dei rendimenti e, quindi, generare comunque delle perdite temporanee in conto capitale anche se nel lungo periodo la strategia produrrebbe comunque un rendimento positivo superiore al rendimento attuale dei BTP.

In conclusione, si tratta di uno spread da monitorare con attenzione dove solo investitori esperti e tempestivi possono azzardare ingressi in questo momento. Ricordiamo infine he ciascun investitore deve valutare gli investimenti tendendo conto dei propri obiettivi e del proprio profilo di rischio applicando sempre il criterio di una ampia diversificazione.

Gianni Lupotto
ALFA Consulenza Finanziaria





 

Tag: BTP, ECONOMIA, FINANZA, INVESTMENT, OBBLIGAZIONI, SPREAD, TITOLI DI STATO

Titoli: CRUDE OIL

 
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