L’Italia torna Cenerentola

Wlademir Biasia WBAdvisors.it

venerdì 22 dicembre 2017


E’ tempo di bilanci. Come nel 2016, anche il 2017 è stato fortemente “inquinato” dalla enorme liquidità che ha pervaso i mercati: è un dato di fatto che costituisce la parte forse meno confusa (e più lineare) dell’anno trascorso. Benché, per molti osservatori, il vantaggio di tutta questa massa di denaro sia quantomeno discutibile.

 

In ogni caso, le battute finali di questo 2017 riportano all’attenzione le condizioni precarie dell’Italia e le criticità di un equilibrio sempre precario. Lo spread, misura di percezione del rischio declassata da molti commentatori, sta ritornando a produrre pressioni su più fronti.
 

Da quando è stata definita la data delle elezioni, il differenziale da quota 130 si subito mosso verso il limite del range entro cui oscillava da settimane. La reazione suona da monito verso tutti i soggetti interessati.  Come dire che se il grado di incertezza politica (e ancor più il livello delle promesse elettorali) dovesse tracimare oltre l’effetto propagandistico, il mercato è pronto a punire nuovamente il Belpaese.
 

Grafico Spread BTP-Bund

 

Con l’incremento dello spread si è interrotto il rialzo, ma è meglio definirlo il recupero, di Borsa Italiana. Il Ftse Mib è subito sceso verso i livelli che delimitano la fase positiva presenti tra 22000/19800. Inoltre: i 155 punti di spread e quest’ultimo livello costituiscono la stessa valenza tecnica. La loro definizione rappresenta l’avvertimento più eloquente dei mercati verso la campagna elettorale.
 

Grafico Ftse Mib

 

Accanto ai rischi endogeni vi ne è un altro che potremmo considerare di natura esogena, proveniente dalla conflittualità, mai sopita, della guerra valutaria. Il dollaro, nonostante il sostegno di un differenziale tassi cospicuo, continua a manifestare debolezza. Il cambio eur/usd, ogni qualvolta collauda livelli di supporto tecnico tende ad essere oggetto di forti reazioni positive. L’ultima, in ordine di tempo, si è combinata con l’annuncio del terzo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.
 

Grafico euro-dollaro

 

Si potrebbe obbiettare che la reazione sia arrivata in conseguenza di normali prese di beneficio. Vero, almeno in parte. L’inclinazione anomala della curva americana potrebbe scontare una visione meno ottimistica del mercato verso l’intenzione della Fed di aumentare ulteriormente i tassi nel 2018. Qui si potrebbe obiettare che la curva risulta anomala dal 2014 e che, in questo lungo periodo, non solo la Fed ha operato più restrizioni, ma l’economia è cresciuta.
 

Insomma la debolezza del dollaro probabilmente risponde anche ad altre sollecitazioni. Il problema vero è che se il cambio devesse violare 1,1935 dovremmo considerare l’ipotesi che il movimento conseguente possa allungare oltre i massimi dell’estate e testare l’area 1,23/1,25 mettendo in discussione la tenuta dei recenti rialzi del mercato azionario europeo.  
 

Nelle ultime settimane sia il FTSE Mib che l’Eurostoxx50 hanno collaudato significativi livelli di sostegno (rispettivamente 22000 e 3535) senza costruire reazioni rassicuranti. La tenuta di quest’area costituirebbe la miglior garanzia per una partenza positiva per il 2018. Per ristabilire un momentum positivo gli investitori, compresi alcune tipologie di algoritmi, hanno la necessità di poter rilevare un riassorbimento delle recenti negatività recuperando in valore l’area 23000 (FTSE Mib) 3600 (Eurostoxx 50).  Più in generale il Ftse Mib, nel caso in cui riuscisse ad evitare il penalty elettorale, dovrebbe affrontare la grande sfida dei 24000 punti per stabilire un percorso più virtuoso rispetto a quelli intrapresi in passato.
 

Grafico Eurostoxx50

 

Se in Europa rimangono aperti molti capitoli sfidanti, negli Stati Uniti si celebra il varo della tanto attesa quanto scontata riforma fiscale. Lo Standard & Poor 500 ha capitalizzato il primo anno di Amministrazione Trump mettendo a frutto una performance straordinaria. Ci si interroga sul fatto che il rialzo abbia alimentato una bolla ormai insostenibile. In realtà al di là di potenziali eccessi, a mio avviso comunque parziali, non vi sono al momento situazioni che preludano ud un reversal strutturale del mercato azionario.
 

Grafico S&P500

 

Certamente possono aprirsi da un momento per l’altro finestre correttive anche piuttosto significative, ma di strutture propedeutiche ad un reversal al momento non ci sono tracce. Bisognerà considerare nei propri modelli di valutazione del rischio l’apertura di possibili sell off correttivi. I primi saranno considerati come opportunità per entrare nel mercato. Le mani forti non hanno ancora dato vita ad una distribuzione all’interno della quale alleggerire le posizioni nella prospettiva di un ‘inversione del ciclo. Se ciò dovesse avvenire ci sarà modo per rilevarne i segnali. Noi continuiamo a monitorare il comportamento del 10 anni. L’asticella su cui allineare eventuali riverberi sulle valutazioni azionarie coincide con il passaggio dei rendimenti oltre area 2,50/65. Su questo fronte consideriamo che vi sia il rischio di un rialzo in direzione di area 3,50 nel breve medio periodo. Stiamo analizzando quali possono essere i riflessi stimati dal nostro modello.
 

Il rialzo obbligherebbe il mercato a riconsiderare l’allocazione degli attivi in portafoglio ad iniziare dai bond globali a quelli emergenti.

 

Molto probabilmente il rialzo dei rendimenti è sostenuto anche dall’apprezzamento del greggio: il nostro obbiettivo per questo 2017 era costituito da quota 65 usd (/bar per il Brent. Il mercato ha fissato un picco proprio in area 65 usd. Siamo almeno oltre il 20% rispetto ai prezzi medi rilevati nel periodo finale del 2016. Il greggio nonostante i problemi che impattano sull’elasticità della domanda e dell’offerta rimangono sostenuti da un riassetto geopolitico che fa premio ancora una volta sull’instabilità nell’area del Golfo. Il nostro modello rimane positivo sul medio termine con stime ancora attraenti sotto il profilo dell’opportunità. Di conseguenza riteniamo che tutto il comparto delle materie prime industriali possa ancora trarre beneficio da una domanda positiva.
 

Grafico petrolio



 

L’oro benché abbia beneficiato di moltissime chiamate al rialzo da parte di molti osservatori ha fissato recentemente un minimo in area 1230 usd/oz. La reazione ci pare inserita in un pull-back ancora privo degli elementi che possano giustificare un cambiamento di visione, salvo consolidamenti oltre 1280 che siano comunque in grado di spingere successivamente i valori a violare quota 1300 usd/oz.
 

Grafico oro

 

Se a Natale troverete meno oro sotto l’albero sarà di buon auspicio per il 2018: poco oro significa più dollari, più dollari meno rischi e visto che al Concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia si suonerà il Va’ Pensiero uniamoci al gran coro e auguriamoci un eur usd più debole, basterebbe sotto 1,17 per rianimare la speculazione in attesa che il Bitcoin si sgonfi un po’. Tanti Auguri a tutti.

















 

 


Tag: BITCOIN, BORSA, DOLLARO, FEDERAL RESERVE, FINANZA, GRAFICI, INDICI, OIL, ORO, PETROLIO, SPREAD, TASSI, TRADING

Titoli: BITCOIN, CRUDE OIL, DJ EUROSTOXX50, EUR-USD, EUR/USD, FTSE MIB, ORO, SPREAD BTP-BUND 10Y

 
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