L’S&P 500 è caro, ma non c’è bolla

Gaetano Evangelista Ad Age italia

giovedì 23 febbraio 2017

Ex Responsabile capo degli Investimenti di Deutsche Bank e poi di Prudential, Edward Yardeni da più di dieci anni ha avviato un’azienda di consulenza apprezzata per la ricerca sulle tematiche economiche e finanziarie. Fra i vari modelli elaborati, spicca il Fundamental Stock Market Indicator (SMI), che vanta da diversi lustri un’eccellente correlazione con lo S&P500.


Fondamentalmente (è proprio il caso di dire) l’indicatore SMI conferma o meno l’evoluzione di Wall Street, combinando tre distinti fattori: 1) l’andamento dei prezzi delle materie prime ad uso industriale; 2) l’andamento puntuale del ciclo economico, misurato dalla richiesta di sussidi iniziali di disoccupazione; 3) l’andamento delle aspettative delle famiglie, riflesse dal Consumer Comfort Index, elaborato e reso disponibile dalla piattaforma Bloomberg.


Se questa insalata di termini e definizioni ha confuso il lettore, il confronto fra lo SMI e lo S&P500 risulta al contrario lineare, nella sua semplicità, come illustrato qui sotto:





Nel grafico, ovviamente, lo S&P500 è riprodotto in nero (scala di sinistra), mentre lo SMI è riportato in rosso (scala di destra). Le due linee finiscono visivamente per coincidere. Il che non toglie che vi possano essere occasionali discrepanze, che magari l’occhio non riesce a cogliere facilmente. Corre in nostro soccorso l’analisi statistica della regressione lineare:





Il grafico in alto riporta tutte le coppie di valori mensili dal 1989 ad oggi. E conferma l’allineamento attorno alla retta di regressione (come indica l’elevato coefficiente di regressione (r²), pari al 62.3%, in una scala compresa fra -100%, ovvero nessuna correlazione, e +100%, ovvero una perfetta correlazione).

La figura riporta anche l’equazione che lega lo SMI allo S&P500. Quest’ultimo è ottenuto moltiplicando il primo per 19,979, e sottraendo 668,9. Tralasciando questi aspetti “tecnici”, in soldoni, a fronte dell’ultimo valore di SMI (circa 143 punti), si ottiene un valore teorico, per lo S&P500, pari a 2186,50 punti.

È questo il valore di equilibrio di Wall Street, che porterebbe la rilevazione più recente, riportata in arancio, ad allinearsi sulla retta di regressione. Rispetto all’idealità suggerita dai fondamentali, dunque, lo S&P 500 risulta correntemente sopravvalutato di circa l’8%.









 

Tag: ECONOMIA, FINANZA, FONDAMENTALI, GRAFICI, INDICATORI E OSCILLATORI, TRADING, WALL STREET

 
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