La dura vita dei “distributori” seriali

Gaetano Evangelista Amministratore Unico AGE Italia

giovedì 4 febbraio 2016

Dura è la vita dei “distributori” di borsa. Passano anni e anni a vendere azioni, irrisi dalla maggior parte degli investitori collocati dall’altro lato della transazione, e sono ben felici di comprare da soggetti così ben disposti a vendere loro, in un trend smaccatamente crescente.

Miopia? autolesionismo? No: semplice differenza di orizzonti temporali. I comuni investitori hanno un orientamento che solitamente risulta differente da quello di chi istituzionalmente opera nel lungo-lunghissimo periodo: anni, per intenderci.

Così, mentre il pubblico compra, confortato da una tendenza ascendente che trova ripetute conferme, i distributori vendono per il medesimo motivo. E, noncuranti di una equity line che continua a deteriorarsi, persistono nelle vendite in un mercato che quasi si fa beffe di loro.
Ma arriva il momento in cui passano alla cassa e intascano plusvalenze sempre più sfacciatamente crescenti.

Dovrebbe risultare chiaro che non giova, ad un comune investitore, seguire le orme dei distributori seriali: ci si fa male, a meno di disporre di tasche davvero profonde. Ma paga, e non poco, rilevare quando la loro opera di distribuzione è completata.

AGE Italia adotta una presunzione: l’intervento delle mani forti tende a manifestarsi nella parte finale delle contrattazioni, mentre gli investitori meno informati e dotati agiscono usualmente nelle battute iniziali della seduta. Il confronto fra i saldi di mercato in questi due archi temporali, cumulato, dà una misura della accumulazione o della distribuzione in atto.





Come si può intuire, la distribuzione prevale da aprile 2009: mentre il mercato saliva, le mani forti distribuivano ciò che avevano in precedenza acquistato. Che ci fosse distribuzione non era motivo di allarme, anzi era attività fisiologica: poiché se tutti comprassero e vendessero nello stesso momento, il mercato sarebbe sempre e soltanto verticale, in un senso o nell’altro.

La distribuzione diventa rilevante, per noi comuni mortali, soltanto quando si completa: tipicamente, quando l’indicatore adottato scende fino ad incontrarsi con l’estremo inferiore precedente.

Questo evento si è manifestato a marzo di due anni fa. Ma, come si può notare, la distribuzione è andata oltre, esaurendosi soltanto a luglio dello scorso anno. A quel punto le mani forti hanno invertito la marcia: iniziando a riacquistare ciò che negli anni passati hanno venduto. Il fenomeno è ancora in corso; anzi, diremmo che sia agli inizi.

Anche il massimo del 2007 fu annunciato dal completamento della distribuzione da parte delle mani forti: a fine luglio, quando la distribuzione raggiunse lo stesso livello del minimo precedente. Poco più di due mesi dopo, lo S&P500 svoltò verso il basso. Nel frattempo, le mani forti avevano iniziato l’attività di riacquisto delle azioni precedentemente vendute.





In occasione del massimo del 2000 la distribuzione fu brutale, improvvisa: si verificò nel giro di sei mesi. Ma, ancora una volta, fu sufficiente raggiungere i livelli toccati in occasione del minimo precedente, risalente al lontano 1987, per annunciare il completamento della distribuzione. Il Bear Market sarebbe sopraggiunto di lì a breve.





Anche l’accumulazione agisce con modalità similari. Ma, evidentemente, questo è argomento di una prossima puntata…






 

Tag: ANALISYS, ANALISI TECNICA, BORSA, INVESTMENT, TRADING

Titoli: S&P 500

 
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