Mercati di fine anno

Wlademir Biasia WBAdvisors.it

venerdì 1 dicembre 2017


Non c’è dubbio che il 2017 sia stato un anno sorprendente. L’ampia liquidità presente sui mercati ha continuato ad alimentare un bull market senza respiro. Ci si interroga perciò se anche nel 2018 avremo altrettanta abbondanza di liquidità e quindi ulteriori sostegni per il mercato azionario. Del resto, la Fed sta operando un tapering piuttosto accomodante, mentre BCE è preoccupata per gli effetti che l’annuncio di un vero tapering potrebbe produrre sul cambio.

 

Ancora a proposito di istituti centrali: la PBoC sta cercando di governare la bolla sul credito, giunta in una fase di maturazione piuttosto critica. Il Giappone per il momento rimane accomodante.
 

Un’indicazione su ciò che i mercati percepiranno in merito alle linee di policy che effettivamente le banche centrali promuoveranno, giunge dall’andamento dei rendimenti, ovvero dal tratto lungo della curva.
 

US 10Y


 

Il 10 anni USA per tutto il 2017 ha fluttuato all’interno di un range piuttosto stretto, forzando in più occasioni in direzione di area 2.50/60.  Allo stesso modo il 10 anni DE ha tentato di oltrepassare la soglia 0.50 con scarso successo. Tra i due strumenti il primo appare più espansivo. Quota 2.50/60 costituisce a nostro avviso una frattura significativa tra una condizione di momentum accomodante rispetto ad una condizione meno assertiva.

Vedremo se il nuovo governatore della Fed, J.Powell, lascerà che il mercato vada oltre tale soglia. Il timore degli effetti di un breakup è dato dalle valenze tecniche che tale evento produrrebbe. Innanzitutto avremmo la conferma di una prosecuzione al rialzo dei rendimenti in direzione del 3% ed una contestuale verifica della sostenibilità delle attuali valutazioni azionarie.

 

Lo Standard & Poor 500 ha fissato una base tecnica negli ultimi 30 giorni in area 2550, eventuali rialzi dei rendimenti andrebbero quindi incrociati con il possibile collaudo del livello.
 

 

In Europa si ritorna a temere gli effetti di un eccessivo apprezzamento dell’euro sul dollaro, giustificato soltanto dall’esuberante andamento della bilancia commerciale tedesca. Il cambio oscilla dal mese di agosto in una gamma di valori ambigua all’interno della quale si sono prodotti segnali alterni: ribasso dopo l’ultimo meeting della BCE, successivamente smentito dalla caduta verticale delle attese sul rialzo dei tassi americani a dicembre.


Questo delimita nel breve il campo delle oscillazioni tra 1.1960 ed 1.1700/1.1680.

 

Riteniamo che eventuali ritorni di debolezza dell’euro sotto la soglia indicata possa rianimare l’appetito verso gli indici europei ed in particolare verso il FTSE Mib, attualmente incapace di oltrepassare la soglia 22500/600.


Dal punto di vista della percezione del rischio paese, benché il clima possa sembrare poco rassicurante, lo spread verso Germania ed il 10 anni mettono in evidenza prestazioni più che confortanti. Ci attendiamo un declino del differenziale verso area 130 ed il 10 anni verso 1.60. Ciò dovrebbe offrire sostegno al mercato azionario e quindi un argine a quota 22000. In ogni caso per evitare aperture di falle correttive sarà buona cosa che l’indice trovi la convinzione per oltrepassare la barriera 22500/600 su cui negli ultimi giorni incontra molta lettera.
 

Wlademir Biasia

WBAdvisors







 


Tag: BANCA CENTRALE, BORSA, BULL OR BEAR, DOLLARO, FINANZA, TASSI, TRADING

Titoli: EUR/USD, FTSE MIB

 
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