Nessuna recessione per “Elicopter Man”

Claudia Segre

martedì 29 marzo 2016
Anche l’ex Fed, Ben Bernanke, si unisce al coro di chi vede una ripresa debole ma non la caduta dell’economia globale. Mentre le Banche centrali si giocano il tutto per tutto.
  
Nei primi mesi di quest’anno la correzione dei mercati è stata guidata anche da un sentiment recessivo che ha attraversato trasversalmente tutti i mercati G7, evitando i dovuti distinguo su situazioni effettivamente recessive come in Russia e Brasile e i rischi di deflazione europei, giapponesi ed americani, rispetto ai quali le Banche Centrali stanno giocandosi il tutto per tutto onde evitare di dover correggere il tiro di un target di inflazione al 2% (ad ora irrealizzato).
 
E se è pur vero che lo spettro della deflazione rappresenta un’incognita che pesa sui mercati finanziari, dopo i meeting di marzo le stesse Banche Centrali restano protagoniste su uno sfondo di divergenza dei tassi decisamente più mitigato rispetto a quanto atteso alla fine dello scorso anno.
 
Le mine vaganti che hanno alimentato la volatilità nel secondo semestre dello scorso anno si chiamano Cina e Commodities. Due fattori che si sono ridimensionati notevolmente nelle ultime settimane, lasciando un’unica grande incognita legata al prezzo del petrolio come motore di una serie di fatti geopolitici che non smettono di coinvolgere l’Unione Europea, diventata suo malgrado “teatro” di atti terroristici che sempre ci riportano ai conflitti dell’area mediorientale.
 
Con i tassi negativi che caratterizzano i due terzi del debito sovrano tedesco e giapponese gli investitori si accollano maggiori rischi rivolgendosi a mercati azionari dove le Corporates non riescono più a “performare” come prima, a causa di una crescita globale debole.
 
Le condizioni monetarie più o meno espansive delle Banche Centrali dovrebbero favorire una svolta della situazione creditizia delle imprese e quindi creare i presupposti nel secondo semestre dell’anno per un recupero, mentre la gradualità imposta dalla Fed procurerà nuovi investimenti sugli asset targati Usa allontanando così la recessione dai monitor degli operatori.
 
Per l’UE le difficoltà sono molteplici con un’unione monetaria incompleta e data l’assenza di un budget comunitario. Gli sforzi (minimi) condotti dai governi per ridurre l’elevato indebitamento non fanno che far perdere di potenza alla leva fiscale. Il processo di deleveraging bancario, iniziato dopo Lehman, risulta acuito dalle recenti direttive che hanno portato all’applicazione del meccanismo del “bail in”, cosa che per un Paese come il nostro, ove il riassetto bancario è in corso, si paga un prezzo in temini di volatilità dei mercati azionari non banale.
 
L’Agenzia di rating Fitch ha rivisto in marzo al ribasso il PIL 2016 delle economie avanzate dal 2,1% pubblicato in dicembre all’1,7%, sottolineando però che la fase più pesante del ridimensionamento delle posizioni per corporates e banche è alle spalle. In un recente incontro organizzato da PimCo a Milano Ben Bernanke, l’ex Governatore della Fed, si è unito al coro di coloro che non credono ad una recessione per quest’anno. Così a sette anni dalla Grande Recessione del 2009 siamo al culmine di una ripresa a V, con il dibattito che resta apertissimo. Quindi, meglio andare cauti e valutare con attenzione la copertura dei rischi di mercato che hanno visto un’impennata del ricorso agli ETF in questo primo trimestre.


 

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Tag: BANCA CENTRALE, ECONOMIA, ETF, FEDERAL RESERVE, MERCATI, OUTLOOK DI MERCATO

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