Opec in crisi, da shale oil

Nizam Hamid ETF Strategist, WisdomTree

martedì 23 maggio 2017

Con l’avvicinarsi della prossima riunione dell’OPEC, prevista per il 25 maggio, il prezzo del greggio sta per attraversare una fase critica a causa delle pressioni esercitate sui Paesi membri affinché riducano la produzione, dei rialzi dei titoli petroliferi e del rimbalzo dello shale oil.


La volatilità resta la caratteristica predominante del prezzo del petrolio e, anche se l’OPEC dovesse raggiungere un accordo per nuovi tagli alla produzione, ciò potrebbe comunque non essere sufficiente a creare un contesto di maggiore stabilità dei prezzi dell’oro nero.
 

Anche il posizionamento degli investitori su questa commodity è drasticamente cambiato negli ultimi sei mesi. I dati dell’United States Commodity Futures Trading Commission (CFTC) mostrano infatti che gli impegni degli operatori sui future del petrolio sono significativamente diminuiti. Prima del precedente meeting dell’OPEC, nel novembre 2016, le posizioni lunghe nette sul greggio avevano raggiunto un livello relativamente basso, attorno ai 276.000 contratti circa.


Queste posizioni hanno rimbalzato di oltre il 61% alla fine del 2016 raggiungendo quasi quota 445.000 contratti, grazie alla reazione positiva del prezzo del petrolio alla proposta di tagliare la produzione da parte dei membri dell’OPEC, passando da quasi 34 milioni di barili al giorno a un range compreso tra i 32,5 e i 33 milioni di barili al giorno. Nonostante i tagli relativamente modesti, sono stati soprattutto l’intenzione d’intervenire per moderare l’output e l’impegno della Russia di ridurre a sua volta la produzione a contribuire alla stabilità dei prezzi.


Attualmente il quadro è più complesso. La produzione dell’OPEC è ragionevolmente sotto controllo. C’è stata una riduzione da poco più di 34,1 milioni di barili al giorno a fine novembre 2016 a 31,9 milioni di barili al giorno a fine aprile, ossia un calo del 6,6%. D’altro canto, il prezzo del greggio è sceso dal picco di 54,45USD di fine febbraio al livello minimo, inferiore ai 46USD, toccato di recente. Nelle ultime due settimane, l’impegno della Russia e dell’Arabia Saudita di ridurre la produzione per un periodo di tempo più lungo, cioè non solo per il 2017 ma anche nel 2018, ha provocato un rally di breve durata.
 

Tuttavia, i progressi dell’OPEC sono oscurati dalla ripresa incontrollata dello shale oil, sia in termini di produzione che di numero di impianti di estrazione attivi. Negli ultimi dieci mesi, il numero degli impianti in funzione è salito da un minimo di 262 ad oltre 600, mentre la produzione è aumentata di quasi 0,35 milioni di barili a giorno.  Anche se il movimento non vanifica completamente gli sforzi dell’OPEC, questo cambiamento delle dinamiche dell’offerta sui mercati ha indebolito il prezzo del petrolio.


In parole povere, la capacità di ripresa del settore dello shale oil statunitense, in grado di ristrutturarsi a livello aziendale e di incrementare la produzione disponibile, rappresenta un ostacolo alla politica dei prezzi dell’OPEC. Nel breve periodo ci aspettiamo che l’OPEC cerchi di contenere la produzione e di restare disciplinata e organizzata. Ciò potrebbe causare un rialzo del range di negoziazione del petrolio, da meno di 50USD a 50-55USD. D’altro canto, l’aumento del prezzo del petrolio incoraggia semplicemente una politica espansionistica da parte dei produttori statunitensi di shale oil, limitando così la possibilità di eventuali rialzi.
 

Nel complesso, per quanto la prossima riunione dell’OPEC possa non destare particolare fermento, ci aspettiamo che l’organizzazione ribadisca il proprio approccio ai tagli di produzione e alla stabilità dei prezzi. Ciò presumibilmente creerà volatilità e opportunità di trading nel breve periodo poiché gli operatori di mercato cercheranno di capire l’andamento sia della produzione che dei prezzi del greggio nel lungo termine. Un altro fattore che può complicare la situazione è rappresentato dalla progressiva debolezza delle stime sulla domanda globale: di recente il rapporto della IEA ha evidenziato segnali di calo in Paesi precedentemente molto solidi come l’India, gli USA, la Germania e la Turchia.
 

Il petrolio sarà ancora protagonista indiscusso delle news finanziarie a causa del mix di aumento della volatilità, scenari di produzione conflittuali e rischio politico. In questo contesto, gli investitori probabilmente individueranno notevoli opportunità di trading nel breve periodo, con i dati del CFTC sulle posizioni nette strettamente correlati all’aumento dei prezzi dell’oro nero.


Nizam Hamid, ETF Strategist, WisdomTree
 


 

Tag: COMMODITY, ECONOMIA, ETF, INVESTMENT, PETROLIO

 
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