Orsi sazi, almeno per un po’

Gaetano Evangelista – Ad Age italia

giovedì 18 febbraio 2016

Gli indicatori di sentiment hanno diversi vantaggi: in genere, sono pubblicamente disponibili, presentano una scala che non si presta ad equivoche interpretazioni, sono esoterici rispetto ai comuni indicatori di momentum.


E poi, dicono, sono anche “afrodisiaci”. Per tutti questi motivi, alle volte, se ne fa un uso approssimativo, correndo così il rischio di incappare in spiacevoli incidenti.

Ad esempio: è vero che un sentiment particolarmente negativo tende a registrarsi in prossimità dei minimi, ma è anche vero che:




 
  1. Tutti i minimi presentano un sentiment deteriorato, ma non tutte le volte in cui è conseguito un estremo negativo di sentiment, il mercato è sui minimi;
  2. L’interpretazione contrarian vale in un contesto rialzista: in questa situazione, una negatività da parte degli investitori può essere dovuta a fattori perlopiù esogeni, e costituire una anomalia da sfruttare in termini operativi;
  3. Di converso, è normale che in un downtrend, quando non in un bear market, il sentiment sia negativo. Sarebbe anomalo il contrario.
Queste considerazioni permettono di ponderare con maggiore attenzione le rilevazioni periodiche rese note. Come quella di American Association of Individual Investors (AAII), che ogni giovedì rende nota la percentuale di associati che vanta aspettative positive o negative sulle sorti del mercato.




Da alcune settimane evidentemente gli Orsi superano in percentuale i Tori. La progressione dei bearish è risultata evidente da novembre in poi. Di pari passo, si è andata ridimensionando la percentuale di investitori che si considera ribassista sul mercato.

Questi dati consentono di individuare alcuni estremi rilevanti – quando si supera la soglia del 50% del totale, in particolare – ma troviamo siano un po’ approssimativi.




Meglio sarebbe calcolare il dato differenziale: lo spread, vale a dire appunto la differenza fra Tori e Orsi. Il dato, raffigurato qui in alto, è andato riducendosi appunto da novembre in poi, e la passata settimana ha sfiorato il -30%. Prima d’ora, bisogna risalire ad aprile 2013 per rinvenire un sentiment più deteriorato.

Ma ancora non siamo soddisfatti. Per chi è a caccia di emozioni forti, questi estremi possono rivelarsi proficui. Ma a noi interessa cogliere la tendenza di fondo; non i minimi e massimi: quelli li lasciamo ai fortunati (e ai bugiardi).

La figura in alto mostra, in celeste, la media a 9 settimane (due mesi) del dato differenziale di sentiment. La stessa media è sovrapposta al grafico dell’indice S&P500.



Questa prospettiva ribalta il consueto modo di interpretare gli indicatori di sentiment. Altro che idioti! i piccoli investitori monitorati da AAII forniscono indicazioni tempestive circa la tendenza di fondo.
Indicazioni addirittura in alcuni casi anticipatrice. Come un anno fa, quando il sentiment convergeva verso il basso, mentre il mercato tentava una improbabile ulteriore arrampicata. La pendenza negativa del sentiment ha finito per prevalere, orientando il trend di mercato.

Allo stesso modo, il rimbalzo di ottobre è stato annunciato da un miglioramento del sentiment degli investitori. E il ribasso degli ultimi tre mesi, è coinciso con un crollo del sentiment, così rielaborato.

Questo, fino alla ottava corrente. Quando la media del sentiment ha mostrato un interessante flesso verso l’alto. Per la prima volta, appunto, dall’inizio di dicembre; quando è partita la fase più violenta del ribasso.
Forse in un cielo fortemente nuvoloso, si scorge un raggio di sole.
Non è un dato che autorizzi a parlare di ritorno schiacciante del bull market. Ma, a questo punto, pensiamo proprio che gli Orsi si stiano concedendo una pausa rigeneratrice, destinata a durare per un po’.

 

Tag: ANALISI TECNICA, BORSA, INVESTMENT, SENTIMENT, TRADING

Titoli: CAC 40, S&P 500

 
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