Paradosso Usa

Gaetano Evangelista Ad Age italia

giovedì 8 giugno 2017

Gli investitori vivono una condizione psicologica difficilmente spiegabile. Da un lato apprendono con un misto di rassegnazione ed apprensione le notizie controverse che provengono dalla Casa Bianca. Dall’altro, continuano a comprare azioni, con una tale leggerezza, da aver sancito la morte prematura di quella creatura una volta nota con il nome di volatilità.


Insomma, di tutti i “Trump trade” in vigore negli ultimi sette mesi, quello del mercato azionario è l’unico rimasto spettacolarmente in piedi: accantonati i propositi ambiziosi di espansione degli investimenti finanziati in deficit (e meno male...), accantonata la prospettiva di un surriscaldamento dei tassi di interesse che avrebbe mandato in orbita il dollaro, soltanto Wall Street ha gratificato gli investitori.








Il che però genera un conundrum evidente: se l’economia tutto sommato va bene, come giura Wall Street, come mai il costo del denaro si raffredda? Lo S&P 500 si è arrampicato (sai che notizia) a nuovi massimi storici, ma negli ultimi tre mesi il rendimento dei Treasury è precipitato, confermando le indicazioni cautelative provenienti dagli indicatori congiunturali.


Un indice azionario nel decile più elevato delle rilevazioni degli ultimi sei mesi, a fronte di un rendimento dei T-Note nel decile più basso, è materia più che altro da psichiatri; è un fenomeno piuttosto inconsueto, anche se non del tutto raro.





In effetti questa divergenza negli anni più recenti non ha intercettato massimi definitivi. Ma, tendenzialmente, ha anticipato periodi che alla lunga hanno consentito di acquistare azioni a livelli più ragionevoli. Insomma, sulla base dell’esperienza degli ultimi anni, non possiamo escludere che Wall Street si migliori ancora, da qui ad un anno; ma da qui ai prossimi tre-quattro mesi lo scenario si fa meno convincente.






 

Tag: FINANZA, INDICI, INDICI ESTERI, INVESTMENT, SEGNALI, TRADING, USA, VOLATILITA', WALL STREET

 
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