Più vicino il rialzo Fed

Keith Wade Schroders

lunedì 7 novembre 2016

Il tasso di occupazione negli Stati Uniti a ottobre ha continuato a salire, con i payroll non agricoli in aumento di 161.000 unità. Abbiamo poi visto una sostanziale revisione al rialzo dei numeri per il mese di agosto e quello di settembre. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,9%, ma a farla da padrone sui titoli delle notizie è stato l’aumento dello 0,4% dei salari mensili, che ha portato l’incremento su base annuale al 2,8%. Questo dato rappresenta il ritmo più elevato da giugno 2009 ed è un chiaro segnale che il miglioramento del mercato del lavoro sta iniziando a spingere al rialzo i salari. Data la debolezza della produttività nell’economia, il costo unitario del lavoro aumenterà a un tasso in linea con il target di inflazione della Federal Reserve (2%).

Alla luce degli altri dati (PIL, indice PMI, vendite di automobili), che indicano una crescita stabile, e del fatto che molti membri della Fed sono già favorevoli a un aumento dei tassi, è difficile trovare motivi per i quali la Banca centrale potrebbe evitare una stretta della politica monetaria il 14 dicembre.

Ovviamente, c’è il tema delle elezioni presidenziali. Il gap tra i due candidati nei sondaggi è drammaticamente sceso e l’esito elettorale potrebbe far deragliare qualsiasi prospettiva di stretta monetaria. Se Donald Trump dovesse vincere, senza dubbio assisteremmo a un picco di volatilità. Ma bisogna vedere cosa succederà martedì prossimo.

A cura di Keith Wade, Chief Economist & Strategist, Schroders













 

Tag: ECONOMIA, FEDERAL RESERVE, INVESTMENT, TASSI

Titoli: PMI, UNIT CORPORATION

 
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