Piazza Affari sulla giostra

Gaetano Evangelista Ad Age italia

venerdì 15 dicembre 2017

Come Age Italia da alcuni anni proponiamo una versione dell’indice di Piazza Affari che esclude il settore bancario; non perché non abbia importanza, al contrario, visto il peso superiore al 30%, se consideriamo in senso ampio l’intero settore finanziario.

 

Sappiamo bene, infatt, quanto gli istituti di credito finiscono per condizionare – nel bene e nel male – le sorti del nostro mercato azionario, fornendo una rappresentazione se non proprio distorta, comunque particolare.

 

Insomma, la borsa italiana, volente o nolente, condivide le proprie sorti con le banche. Tuttavia, in alcuni momenti, sembra vivere una seconda vita: peccato che questa non appaia evidente, se non con l’adozione del citato accorgimento di escludere le banche.

 

 

Osserviamo il grafico sopra: siamo nella primavera del 2014 e l’indice MIB viene da una irresistibile ascesa: in termini assoluti, ma soprattutto rispetto alle altre borse continentali. Per la prima volta dopo un’epoca immemorabile, lo “spread” in borsa rispetto all’Eurostoxx raggiunge i 20 punti percentuali in un anno. L’euforia è palpabile ma gli eccessi si pagano, e l’All Share Italia ex Banche inizia un percorso correttivo, deludendo i più.

 

Per fortuna questa versione dell’indice consente un’analisi tecnica più “pulita”, che permette di intravvedere il punto di arrivo di questa correzione: la parete inferiore del canale in essere da anni.

 

 

Detto, fatto (vedi grafico sopra), Piazza Affari subisce un vistoso passivo, provvidenzialmente contenuto da un supporto altrimenti invisibile ai più. L’All Share ex Banche riparte in modo più che confortante, puntando al miglioramento dei massimi di aprile 2014.

 

 

Un rialzo tanto repentino quanto rabbioso conduce il mercato azionario domestico a ridosso della parete superiore del canale ascendente. Obiettivo raggiunto. A questo punto ci si aspetterebbe un fisiologico ripiegamento. Ma accade l’impensabile: il mercato manifesta insubordinazione nei confronti del righello dell’analisi tecnica, e snobba palesemente l’argine superiore del percorso – fino a quel momento, ordinato – di crescita.

 

 

Rabbia e frustrazione montano. La sensazione è che il canale “non funzioni più”: le quotazioni si fanno beffe dell’analista, sconfinando più volte. Al terzo spunto, però, si ha la sensazione che l’estremo superiore riesca a contenere l’esuberanza del mercato, con la complicità di una resistenza dinamica venutasi ormai a delineare.

Si può sospettare quantomeno che da questi livelli l’All Share ex Banche possa calare.

 

 

Ancora una volta il movimento risulta repentino, e conduce alla sollecitazione della parete inferiore del canale. Un percorso ormai ordinato, che sollecita una prova di fiducia: si riparte?

 

 

Risposta affermativa: dopo un’ulteriore sollecitazione dell’estremo inferiore, l’All Share Italia ex Banche riparte. Ma siamo a dicembre 2016, e non si parla d’altro: riuscirà l’Italia a superare la prova della riforma istituzionale sottoposta a referendum confermativo?

 

 

Risposta esatta! L’indice si arrampica, andando a sollecitare – ricordate? – quel “triplo massimo” fatale nel 2015. Che gli Orsi si divertano a scherzare con gli investitori? Insomma, magari un po’ di cautela sarebbe ravvisabile, no?

 

 

Manco per niente: il mercato sfonda la resistenza, e si propone ancora una volta nei confronti della parete superiore del canale.

Al solito, i casi sono due: o ripiega, o ci incomincia a giocare. Difficile immaginare un terzo scenario…

 

 

Che invece si manifesta! l’All Share Italia ex Banche sfonda la parete superiore del canale, che si lascia alle spalle, inaugurando una fase esponenziale. Un superamento a tutti gli effetti di un percorso di crescita, ordinato, a favore di una fase che si teme speculativa.

Non foss’altro perché si ripresenta un vecchio spauracchio: la sovraperformance rispetto all’Eurostoxx diventa estrema e insostenibile.

 

 

Al pari di aprile 2014, ad ottobre scorso il gap di performance a 12 mesi tocca i +20 punti percentuali. Come è lontano l’autunno del 2016, quando quel divario fu raggiunto; ma in direzione opposta, fornendo agli investitori una imperdibile opportunità di ingresso a sconto.

 

Veniamo al termine del nostro viaggio attraverso i grafici. L’All Share Italia ex Banche appare ben inserito in un altro canale, dall’inclinazione molto più pronunciata di quello precedente.

 

 

In circostanze simili, non ha senso ignorare il messaggio corrente del mercato. Avendo però ben presente che la pendenza è difficilmente sostenibile, alla lunga, e che una penetrazione dell’argine inferiore renderebbe inevitabile una flessione fino alla parete superiore del vecchio canale.

 

A quel punto, suggeriscono i vecchi manuali, si potrebbe sperimentare una reazione, sebbene non vi siano garanzie in tal senso. Se così non fosse, la vulnerabilità del mercato sarebbe accentuata, e minaccerebbe di condurre alla parete inferiore del canale: producendo una perdita di quota considerevole.

 

Ma non fasciamoci la testa prima di essercela rotta. Certo è che il mercato deve superare ogni giorno prove decisive per restare all’interno di questo percorso molto angusto ed esigente. Una prima rottura comporterebbe precise proiezioni in termini di potenziale d’arrivo. Il vecchio canale inaugurato nel 2011 non c’è più: peccato.

 

Questo canale è più dinamico, ma – come quegli elementi chimici creati in laboratorio – instabile. Si preannuncia un 2018 molto interessante…


Tag: ANALISI TECNICA, BANCHE, BORSA, INDICI, TRADING

Titoli: DJ EUROSTOXX50, ENEL, FTSE MIB

 
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla newsletter
di ITForum »