Pioggia di miliardi sui Pir

Daniel Settembre ITF News

martedì 30 maggio 2017

Tutti pazzi per i Pir, i piani individuali di risparmio. I nuovi strumenti - che di fatto sono dei fondi comuni di investimento - hanno iniziato ormai da qualche mese a ingolosire le società di gestione del risparmio italiano. Va sottolineato che i fondi Pir devono contenere al loro interno titoli, azioni o bond di società italiane o con stabile organizzazione in Italia per il 70% del portafoglio, mentre il 30% di questa quota (il 21% del totale) deve essere composto da società non quotate sul Ftse/Mib.


Le stime del governo, fissate inizialmente a una raccolta di 18 miliardi in 5 anni, sono state riviste in rialzo. Gli analisti di Equita Sim hanno alzato la stima della raccolta 2017 da 1,6 miliardi a 10 miliardi sostenendo che il “successo dei Pir si sta dimostrando ampiamente superiore alle attese”. Concetto ribadito dal capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Economia, Fabrizio Pagani, secondo il quale le ultime stime ipotizzano una “raccolta attraverso i Pir di circa 10 miliardi l’anno, che è un valore al di là di ogni aspettativa: questo si dovrebbe ripetere di anno in anno, perché chi inizia l’investimento poi lo continua”. A poco più di 4 mesi dall’introduzione a inizio anno sono così nati 38 nuovi fondi, di cui solo 15 provenienti dalla conversione di fondi già esistenti. Di questi il 42% (16 fondi) investono solo in equity e hanno un benchmark azionario italiano, con una componente su mid-small caps più o meno accentuata.


A supportare questo quadro così ottimistico ci sono i risultati di Banca Mediolanum ed Eurizon Capital del Gruppo Intesa Sanpaolo. In particolare Banca Mediolanum ha raccolto in cinque mesi sul suo Pir 700 milioni di euro e prevede entro la fine dell’anno di arrivare a tre miliardi. Eurizon, invece, ha portato a casa 800 milioni di euro. In aggiunta i fondi Amundi Valore Italia PIR e Amundi Dividendo Italia, disponibili in classe P e B rispettivamente dal 29 marzo e dal 18 aprile scorso, hanno già raccolto oltre 125 milioni di euro e sono stati sottoscritti da più di 13.000 clienti. A tuffarsi nel mondo nel mercato di questi strumenti finanziari, tra le altre, anche Arca, Anima, Fidelity, Fideuram, Allianz, Pioneer Investments, AcomeA, New Millennium Sicav e Zenit. Un successo a cui hanno preso parte alcuni emittenti di etf come Lyxor.


Tutti felici e contenti quindi? Non proprio. Il problema ora sarà trovare un luogo dove riversare questa liquidità inattesa – che è un successo, finché non si trasforma in una bolla. La ragione infatti di questa raccolta “monstre” è tutt’altro che misteriosa: lo strumento offre a chi investe un’esenzione fiscale totale, su 30mila euro annui per cinque anni. Quindi chi investe in Pir non paga le tasse sul reddito per cinque anni e per 150mila euro, a patto di detenere in portafoglio i Pir per tutto il periodo.


“La raccolta è stata superiore alle prime stime circolate ad inizio anno e questo ha sicuramente influenzato la performance dei titoli”, spiega Elena Ferrarese, portfolio manager di Amundi Sgr, “ma non dobbiamo dimenticare che i flussi sono tutt’altro che in rallentamento e che, per poter usufruire dell’esenzione fiscale bisogna mantenere l’investimento per almeno 5 anni. La possibilità che possano concretizzarsi riscatti di elevata entità è quindi più contenuta. Inoltre, il prodotto pir è ideato come piano di accumulo annuale, di conseguenza pensiamo che il trend non sia destinato ad esaurirsi nel 2017. Inoltre il buon afflusso di capitali può favorire il processo di nuove quotazioni da parte delle molteplici aziende italiane di qualità”.
Dello stesso avviso Alberto Foà, presidente di AcomeA sgr, secondo cui il mercato dei Pir, “essendo un tipo di soluzione d’investimento a lungo periodo, va visto proprio in quest’ottica. Oltre al vantaggio fiscale, poi, uno degli obiettivi è quello di dare una spinta alle piccole e medie aziende e a quelle che hanno intenzione di quotarsi”.


Riteniamo che il successo dei Pir non sia una moda”, aggiunge Nicola Trivelli, direttore generale e Ceo di Sella Gestioni Sgr, “quantomeno perché si tratta di un investimento che prevede un accumulo nel tempo e l’orizzonte temporale di questo strumento favorisce un approccio più razionale e ne è l’elemento chiave. Si tratta di una forma di risparmio di medio-lungo periodo, agevolato, in questo simile a una forma di previdenza complementare, ma non bisogna trascurare ovviamente il beneficio che deriva all’economia reale italiana. Il sistema imprenditoriale italiano di eccellenza può trovare nei Pir un utile strumento per capitalizzarsi e per attrezzarsi con investimenti opportuni alle sfide dei mercati".


Cosa ci dobbiamo aspettare quindi in futuro? Malgrado questa partenza promettente dei Pir, secondo un report di Intermonte Advisory e Gestione, la divisione di Intermonte SIM che si occupa di risparmio gestito ed advisory, “le mid-small caps italiane restano un segmento poco seguito da parte dei broker e, soprattutto, quasi esclusivamente coperto da pochissime case di ricerca italiane che sono riuscite a mantenere alto il presidio su questo segmento anche in anni in cui c’è stato un massiccio disinvestimento sull’Italia da parte soprattutto delle investment bank estere. In quest’ottica speriamo che ci possa essere un circuito virtuoso che partendo dai flussi sul segmento, riporti domanda di ricerca sulle mid-small caps (fatta ovviamente sia dal sell-side che dal buy-side) e, soprattutto, sia in grado di remunerarla in maniera economica”.


Insomma, nei prossimi mesi sarà il cosiddetto stock picking a fare la differenza. “La statistica suggerisce che dopo una performance così forte ed “ordinata” delle mid-small caps italiane del primo quartile (ovvero quelle più liquide), probabilmente le opportunità più interessanti si trovano oggi nei 3 quartili meno liquidi. Questo vuol dire prendersi maggiori rischi e, soprattutto, avere le capacità di analizzare anche le società meno coperte da ricerca fondamentale”, conclude il report degli esperti di Intermonte Advisory e Gestione.









 

Tag: ANALISI TECNICA, AZIONI, BANCHE, ECONOMIA, INVESTMENT, PORTAFOGLIO

 
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