Previsioni

Alessandro Fugnoli

venerdì 24 novembre 2017

Karl Popper dimostrò nella Logica della Scoperta Scientifica che fare previsioni sullo sviluppo della scienza è impossibile e che di conseguenza, essendo la scienza una componente importante del reale, qualsiasi previsione sul reale è altrettanto impossibile.
Sono dunque privi di senso gli sforzi di economisti, analisti e strategist di prevedere il futuro dei mercati? La domanda sorge spontanea ogni fine anno, quando la domanda e l’offerta di previsioni raggiungono il loro picco. A nessuno sembra importare molto, il 3 marzo o il 24 agosto, di quello che succederà nei successivi 12 mesi, ma tra novembre e dicembre, ogni anno sempre più presto, ci si ferma a fare il punto e si tenta di spingere lo sguardo nel futuro. Tutti sappiamo in cuor nostro che le cose andranno come vogliono loro, ma l’esercizio di fine anno non è inutile per chi lo produce perché mette in rilievo eventuali incoerenze tra le sue previsioni e non è inutile per chi lo utilizza a condizione che siano chiare le premesse su cui è stato costruito.
Nelle grandi case l’assemblaggio delle previsioni procede come in una catena di montaggio. Partono gli economisti con le loro previsioni sulla crescita, sull’occupazione e sull’inflazione. Seguono gli osservatori della politica monetaria che, sulla base di quello che hanno detto gli economisti e considerando l’orientamento delle banche centrali, prevedono l’evoluzione dei tassi lungo tutta la curva. Gli analisti di credito aggiungono alla curva dei tassi la loro previsione sugli spread di credito. Un po’ a lato, non sempre bene integrati nell’insieme, gli analisti valutari producono le loro previsioni sui cambi.

Continua a leggere...

 

Tag: BANCHE, ECONOMIA, FUTURES, TASSI, TRADING

 
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla newsletter
di ITForum »