Prima o dopo?

Alessandro Fugnoli

venerdì 15 settembre 2017


Quando vedo il cielo di un blu intenso a perdita d’occhio e nessuna nuvola all’orizzonte, quello è il momento in cui corro a vendere tutto. John Templeton (1912-2008) fu sempre un contrarian praticante e con la frase che abbiamo citato sintetizzò l’atteggiamento più controistintivo che esista per chi investe. E infatti, per quanto comunque difficile, è

 

più facile, se si è molto liquidi, comprare a prezzi stracciati quando c’è tempesta che vendere a prezzi elevati quando tutto sembra andare perfettamente, tutti vantano performance da sogno e il vicino di casa racconta in ascensore che sta guadagnando ogni settimana in borsa più di quello che guadagna in un anno lavorando e che sta quindi pensando di licenziarsi per darsi al trading.

 

E poiché i rialzi durano molti più anni dei ribassi (che sono però spesso micidiali) i contrarian che comprano basso troppo presto hanno da aspettare meno, per avere ragione, dei contrarian che, vendendo alto in anticipo, rischiano di passare anni a rodersi il fegato, diventare malmostosi e, se gestori professionali, a vedere i clienti andarsene uno dopo l’altro perché dalle altre parti fanno meglio.

 

Templeton non fu mai rancoroso e malmostoso, fu anzi sempre fiducioso e ottimista sul mondo, sorretto da una grande fede (fu un attivo presbiteriano, ma la sua apertura mentale e grande curiosità lo rendevano più simile a un universalista unitariano) e, diciamolo, anche dal fatto di avere spesso avuto un timing quasi perfetto nelle sue scelte d’investimento, come quando comprò tutto il possibile negli anni Trenta.

 

Consapevole di questa asimmetria tra bottom e top, Peter Oppenheimer di Goldman Sachs è andato a studiarsi i cicli degli ultimo secolo ed è arrivato alla conclusione che vendere tre mesi dopo il picco di mercato non fa differenza rispetto al vendere tre mesi prima del picco. Negli ultimi tre mesi di rialzo, infatti, il mercato sale in media del 7 per cento e questa è la stessa percentuale che perde nei tre mesi dopo il top. L’importante, quindi, non è avere un timing perfetto sul top, ma vendere prima di perdere quell’ulteriore

Quando vedo il cielo di un blu intenso a perdita d’occhio e nessuna nuvola all’orizzonte, quello è il momento in cui corro a vendere tutto. John Templeton (1912-2008) fu sempre un contrarian praticante e con la frase che abbiamo citato sintetizzò l’atteggiamento più controistintivo che esista per chi investe. E infatti, per quanto comunque difficile, è

 

più facile, se si è molto liquidi, comprare a prezzi stracciati quando c’è tempesta che vendere a prezzi elevati quando tutto sembra andare perfettamente, tutti vantano performance da sogno e il vicino di casa racconta in ascensore che sta guadagnando ogni settimana in borsa più di quello che guadagna in un anno lavorando e che sta quindi pensando di licenziarsi per darsi al trading.

 

E poiché i rialzi durano molti più anni dei ribassi (che sono però spesso micidiali) i contrarian che comprano basso troppo presto hanno da aspettare meno, per avere ragione, dei contrarian che, vendendo alto in anticipo, rischiano di passare anni a rodersi il fegato, diventare malmostosi e, se gestori professionali, a vedere i clienti andarsene uno dopo l’altro perché dalle altre parti fanno meglio.

 

Templeton non fu mai rancoroso e malmostoso, fu anzi sempre fiducioso e ottimista sul mondo, sorretto da una grande fede (fu un attivo presbiteriano, ma la sua apertura mentale e grande curiosità lo rendevano più simile a un universalista unitariano) e, diciamolo, anche dal fatto di avere spesso avuto un timing quasi perfetto nelle sue scelte d’investimento, come quando comprò tutto il possibile negli anni Trenta.

 

Consapevole di questa asimmetria tra bottom e top, Peter Oppenheimer di Goldman Sachs è andato a studiarsi i cicli degli ultimo secolo ed è arrivato alla conclusione che vendere tre mesi dopo il picco di mercato non fa differenza rispetto al vendere tre mesi prima del picco. Negli ultimi tre mesi di rialzo, infatti, il mercato sale in media del 7 per cento e questa è la stessa percentuale che perde nei tre mesi dopo il top. L’importante, quindi, non è avere un timing perfetto sul top, ma vendere prima di perdere quell’ulteriore

Quando vedo il cielo di un blu intenso a perdita d’occhio e nessuna nuvola all’orizzonte, quello è il momento in cui corro a vendere tutto. John Templeton (1912-2008) fu sempre un contrarian praticante e con la frase che abbiamo citato sintetizzò l’atteggiamento più controistintivo che esista per chi investe. E infatti, per quanto comunque difficile, è

 

più facile, se si è molto liquidi, comprare a prezzi stracciati quando c’è tempesta che vendere a prezzi elevati quando tutto sembra andare perfettamente, tutti vantano performance da sogno e il vicino di casa racconta in ascensore che sta guadagnando ogni settimana in borsa più di quello che guadagna in un anno lavorando e che sta quindi pensando di licenziarsi per darsi al trading.

 

E poiché i rialzi durano molti più anni dei ribassi (che sono però spesso micidiali) i contrarian che comprano basso troppo presto hanno da aspettare meno, per avere ragione, dei contrarian che, vendendo alto in anticipo, rischiano di passare anni a rodersi il fegato, diventare malmostosi e, se gestori professionali, a vedere i clienti andarsene uno dopo l’altro perché dalle altre parti fanno meglio.

 

Templeton non fu mai rancoroso e malmostoso, fu anzi sempre fiducioso e ottimista sul mondo, sorretto da una grande fede (fu un attivo presbiteriano, ma la sua apertura mentale e grande curiosità lo rendevano più simile a un universalista unitariano) e, diciamolo, anche dal fatto di avere spesso avuto un timing quasi perfetto nelle sue scelte d’investimento, come quando comprò tutto il possibile negli anni Trenta.

 

Consapevole di questa asimmetria tra bottom e top, Peter Oppenheimer di Goldman Sachs è andato a studiarsi i cicli degli ultimo secolo ed è arrivato alla conclusione che vendere tre mesi dopo il picco di mercato non fa differenza rispetto al vendere tre mesi prima del picco. Negli ultimi tre mesi di rialzo, infatti, il mercato sale in media del 7 per cento e questa è la stessa percentuale che perde nei tre mesi dopo il top. L’importante, quindi, non è avere un timing perfetto sul top, ma vendere prima di perdere quell’ulteriore...
 

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Tag: ANALISI TECNICA, BORSA, CICLI, ECONOMIA, FEDERAL RESERVE, INVESTMENT, TRADING

 
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