Quali rischi dalla crescita Usa

Jeremy Lawson Standard Life Investments

venerdì 29 luglio 2016
Solo pochi mesi fa, l’attenzione era puntata sulla possibilità che l’economia USA fosse sull’orlo della recessione. I credit spread e gli altri componenti del nostro SLI Financial Stress Index iniziavano a prezzare una contrazione, i profitti aziendali e gli investimenti erano in calo, i consumi privati rallentavano nonostante una solida crescita del reddito reale e il mercato del lavoro stava perdendo slancio.

In quel periodo anche noi credevamo che una proporzione significativa di un’attività debole riflettesse fattori che sarebbero svaniti nel corso dell’anno (gli investimenti frenati dai bassi prezzi dell'energia, un più lento accumulo di scorte e una risposta ritardata dei consumi rispetto all’aumento dei redditi reali) ma anche che la Fed avesse bisogno di agire per arrestare la rapida ascesa del dollaro e l'inasprimento delle condizioni finanziarie nazionali e globali.

Malgrado l’allarme suscitato dai dati sui non-farm payroll di maggio, la nostra visione ottimistica si è evoluta. La Fed ha indicato un percorso della politica monetaria molto più accomodante, contribuendo ad abbassare il valore del dollaro ponderato su base commerciale e a sostenere i prezzi del petrolio. Di conseguenza, lo stress di inizio anno sui mercati finanziari è sostanzialmente diminuito, con il ritorno dei credit spread aziendali con rating Baa ai livelli di maggio 2015, il calo del VIX a poco sopra al minimo post-crisi e i nuovi massimi dello S&P 500, nonostante lo shock Brexit. Inoltre anche l’attività economica è migliorata.

L’indice composito del rapporto ISM manifatturiero e non-manifatturiero a giugno ha toccato il suo livello più alto da otto mesi, con il miglioramento della fiducia delle imprese confermata dai dati PMI di Markit. L'ultima stagione dei rendiconti suggerisce poi che i profitti aziendali siano arrivati ai minimi e che gli investimenti fissi non residenziali devono ancora recuperare, cosa che potrebbe accadere nella seconda metà dell'anno.

Nel frattempo, l'aumento inatteso del tasso di risparmio privato tra dicembre e marzo si è invertito, con le vendite al dettaglio sulla buona strada per crescere a un ritmo annualizzato del 5% nel secondo trimestre e le spese per i consumi privati pronte a contribuire per 2,75 punti percentuali alla crescita nel trimestre. Con i dati che sorprendono verso l'alto e la ripresa dell'occupazione e delle ore lavorate a giugno, oggi il rischio di recessione nel breve termine sembra essere molto basso.

Ironicamente è proprio il miglioramento dell’economia a rappresentare la maggiore minaccia ai rendimenti di mercato USA nella seconda metà dell’anno. Il miglioramento dei fondamentali ciclici ha senza dubbio aiutato a supportare gli asset rischiosi negli ultimi mesi, ma questi sono stati favoriti anche dal fatto che per il mercato le probabilità che ci sia più di un rialzo dei tassi da qui alla fine del 2017 sono inferiori al 50%.

Qual è allora il rischio di una crescita più forte e di una politica monetaria più accomodante a livello nazionale e globale? Il problema è evidente: i due fattori principali che impediscono alla Fed di aumentare i tassi questo mese (economia e occupazione interne deboli, e possibile ricaduta destabilizzante della Brexit) si sono risolti favorevolmente, quindi la Fed potrebbe iniziare a segnalare che il prossimi rialzi dei tassi arriveranno prima di quanto il mercato si aspetta. E questo, a sua volta, potrebbe eliminare uno dei pilastri che hanno guidato verso l’alto i rendimenti di tutte le asset class negli ultimi mesi.

A cura di Jeremy Lawson, Capo Economista, Standard Life Investments

 

Tag: ECONOMIA, FEDERAL RESERVE, INVESTMENT, TRADING, USA

 
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