Quel mistero fra MIB e Spread

Gaetano Evangelista Ad Age italia

giovedì 4 maggio 2017

Di tanto in tanto, quell’antico spauracchio costituito dallo spread, si riaffaccia. Per i pochi sulla Terra che ancora non lo sapessero, non siamo percepiti tutti uguali: un conto è prestare denaro al governo guidato da Angela Merkel, un altro è concedere credito a favore della Repubblica italiana.


Oggettivamente, al di là di mere questioni campanilistiche, il rischio che il denaro elargito non torni indietro è diverso. E questo legittima la richiesta, da parte dei creditori, di ottenere un bel “premio” per la loro disponibilità a finanziare i debito che i governi fanno per compensare lo squilibrio fra entrate e uscite.


Questo premio si chiama “spread”. In particolare, ci si riferisce alla differenza fra il rendimento dei titoli di Stato italiani (BTP) a dieci anni, e gli equivalenti tedeschi: i cosiddetti Bund.


Questo spread oscilla nel tempo, misurando la diversa percezione del rischio da parte degli investitori. Ed è per questo motivo che lo spread fra Italia e Germania, finisce per vantare una correlazione inversa con l’andamento del mercato azionario: quando scende il primo, sale il secondo; e viceversa.





La figura sopra permette di apprezzare la sovrapposizione che si viene a generare, fra l’andamento dell’indice MIB (linea nera, scala di destra) e quello dello spread ItaGer (linea blue, scala di sinistra rovesciata).


Che succede, però? Succede che di recente, le due misure hanno assunto un andamento inspiegabile: il mercato azionario è salito, nonostante l’ispessimento dello spread. La Repubblica italiana è più rischiosa ma, come ebbe modo di esprimersi quella canaglia di Rhett Butler – protagonista di “Via col vento (romanzo) che giusto 80 anni ricevette il Premio Pulitzer - «francamente me ne infischio», stanno argomentando gli investitori sul mercato azionario.


Fanno bene? La divergenza è risultata particolarmente vistosa da metà dicembre in poi. In questi ultimi cento giorni scarsi, mentre lo spread è aumentato di 46 punti base, l’indice MIB si è apprezzato di quasi il 10%! Per rispondere dunque alla domanda, abbiamo ricercato tutti i casi in cui, a fronte di una crescita dello spread di almeno 40pb, l’indice MIB si è apprezzato di almeno il 5%.





Prima d’ora, si contano soltanto due precedenti: gennaio 2012 e giugno 2015. Un po’ pochi, per giungere a conclusioni definitive, però è interessante notare come, in circostanze analoghe a quella recente, il mercato azionario abbia conosciuto un apprezzamento, neanche tanto eclatante, per alcune settimane, prima di invertire drammaticamente tendenza.


In soldoni, ciò comporterebbe la prospettiva di una ulteriore crescita, all’incirca fino alla fine del mese o poco più, prima di un’inversione di tendenza.


E’ un’ipotesi che poggia su una considerazione scarsamente significativa, dal punto di vista statistico. È per questo che occorre adottare un approccio combinato. Nell’ITForum di Rimini (Estate col Toro, Sala della Marina, giovedì 18 maggio, dalle ore 16.00) proporremo ai convenuti una serie di riflessioni, sul mercato azionario, che crediamo susciteranno le dovute riflessioni.
 

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Tag: BORSA, BTP, BULL OR BEAR, BUND, INDICI, SPREAD, TRADING

 
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