Reddito fisso sull’ottovolante

Sara Mortarini

martedì 10 gennaio 2017

L’opinione - condivisa da diversi gestori - è che quello appena iniziato sarà un altro anno sull’ottovolante per il reddito fisso, con molte delle incertezze del 2016 che ci accompagneranno anche per i prossimi mesi: dalla definizione dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea all’ondata di “populismo” che sta interessando l’Europa (e non solo), fino alle mosse del neo presidente statunitense Donald Trump.

"In un simile contesto globale, la nostra view negativa sui tassi dei titoli governativi Usa ed europei, già dichiarata nel 2016, continua a restare valida anche nel 2017”, spiega Jan-Luc Hivert, CIO Fixed Income & Cross Asset di La Française. “Anche se nell’ultimo trimestre dello scorso anno i rendimenti sono saliti, soprattutto negli Stati Uniti, continuiamo a pensare che inflazione e politiche monetarie saranno ancora le variabili fondamentali, mentre non vediamo cambiamenti significativi per il mercato dei titoli governativi nel 2017. Proprio alla luce della nostra cautela sui rendimenti dei titoli di Stato e della nostra convinzione che l’inflazione accelererà, abbiamo una netta preferenza per l’esposizione al segmento obbligazionario attraverso titoli inflation linked”.

Anche Bob Jolly, Head of Global Macro Strategy di Schroders, sotiene che permarranno sullo sfondo, seppur in forma attenuata, i timori strutturali che avevano caratterizzato il 2016. “La Cina continua a spendere ben oltre le sue possibilità di lungo termine, molte economie emergenti devono ancora trovare nuovi modelli di crescita, il ritmo delle riforme in Europa ha rallentato, il Regno Unito fatica a negoziare una strategia d’uscita dall’UE e il Giappone è ancora impantanato in uno scenario di bassa crescita e bassa inflazione”, spiega il gestore.

Intanto negli Stati Uniti, con l’elezione a sorpresa di Donald Trump alla Casa Bianca, si sta aprendo una fase reflazionistica che avrà ampio spazio per crescere di qui ai prossimi mesi. Il neo presidente americano promette di tagliare le imposte e incrementare la spesa, con una virata protezionistica tutta volta a “rimettere l’America al primo posto” che stimola l’aumento dei prezzi al consumo. “Che Trump riesca o meno a mantenere le sue promesse conta poco, perché ciò che traina i mercati è il rischio che ci riesca”, sostiene Chris Iggo, Chief Investment Officer Obbligazionario di AXA Investment Managers. “Se riuscirà a introdurre stimoli fiscali in un’economia che ha già raggiunto la piena capacità, allora è probabile che l’inflazione e i tassi di interesse saliranno”.

Finora la reazione dei mercati all’elezione di Trump è stata a dir poco impressionante: “dal giorno delle elezioni, il rendimento dei Treasury decennali è salito di 55 punti base, mentre il rendimento a 30 anni è salito di 40 punti base e l’indice S&P 500 del 6,8%”, prosegue Iggo. “Le aspettative sui tassi di interesse USA nel 2017 e 2018 sono molto più alte oggi rispetto al 7 novembre. Almeno una banca prevede che il tasso sui Fed funds sarà del 2,0% entro la fine del 2018, che lo riporterà sullo zero in termini reali se l’inflazione continuerà a salire”. Il mercato obbligazionario, osserva ancora Iggo, “potrebbe non aver scontato pienamente le implicazioni di un aumento dei tassi di 150 punti base nei prossimi due anni. Io credo che ci sia il rischio di sottostimare il potenziale di rialzo della crescita e dell’inflazione collegato a una nuova amministrazione che ha convinto gli elettori che avrebbe fatto tutto quanto in suo potere per stimolare la crescita economica e il reddito”.

Fatto sta, sostiene il cio obbligazionario di Axa IM, che nel 2017 i rendimenti obbligazionari saranno in fase di transizione e, come al solito, il sentiment e la volatilità dei mercati dipenderanno in buona parte dalle decisioni delle banche centrali. “Se non ci saranno shock negativi per l’economia, queste non andranno avanti con le politiche accomodanti: per la Federal Reserve di Janet Yellen sarà il momento di rispondere agli stimoli fiscali di fine ciclo, mentre il numero uno della Bce, Mario Draghi, sarà impegnato a negare l’avvicinarsi del tapering il più a lungo possibile. Complessivamente, questo significa curve dei rendimenti più ripide e premi per l’inflazione più alti”.

Per Bob Jolly invece, i tempi sono ancora prematuri per la normalizzazione delle politiche monetarie da parte delle banche centrali. Per il nuovo anno il gestore non si aspetta di “rivedere i rendimenti reali e nominali estremamente negativi che abbiamo visto nel corso dell’estate del 2016”, ma ritiene “altrettanto improbabile che i rendimenti tornino sui livelli ai quali gli investitori si erano abituati prima dello scoppio della crisi finanziaria”. In definitiva, “nel 2017 le montagne russe offriranno la possibilità di una nuova corsa, interessante e potenzialmente remunerativa per i gestori attivi”.

Per quanto riguarda infine il settore corporate, conclude il gestore di Schroders, “i cambiamenti a livello di tassazione che intende introdurre Trump potrebbero evitare ulteriori indebitamenti, il che rappresenta un segnale positivo per gli investitori sia in obbligazioni investment grade che in bond high yield Usa”.





 

Tag: BANCA CENTRALE, ECONOMIA, FINANZA, INVESTMENT, REDDITO FISSO, TASSI, USA

 
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