Rendimento a sei zampe

Redazione Websim

mercoledì 2 agosto 2017

La risalita del prezzo del petrolio porta a galla opportunità di investimento in svariati ambiti. In dettaglio se ne trovano di interessanti nel mercato delle azioni e in quello delle valute.

Ad esempio, il certificate a codice Isin IT0005252058 con sottostante Eni, messo da Banca IMI, è uno strumento consigliato a chi vuole tenere relativamente basso il livello del rischio dell’investimento: la barriera, posta a 11,616 euro, entra in azione solo alla scadenza, il 23 aprile del 2018. Ai prezzi attuali il rendimento potenziale per anno è del 9,1%.

Il secondo è il bond in rubli identificato dal codice Isin XS1650145458. Essendo la Russia il più grande produttore al mondo di idrocarburi, quasi a pari merito con l’Arabia Saudita, l’aumento del prezzo del greggio tende a rafforzare la sua valuta. Questa obbligazione scade tra due anni, paga una cedola annua del 7,80%. Il rendimento potenziale è alto, così come il rischio: un deprezzamento del rublo rispetto all’euro rischia di mangiarsi tutte le cedole ed intaccare il capitale.

Il fronte dei Paesi produttori di greggio impegnati nel contenimento dell’attività estrattiva ha annunciato lo scorso fine settimana che il 7 ed 8 agosto si riunirà ad Abu Dhabi per discutere, ed eventualmente sanzionare, gli aderenti che non stanno rispettando l’impegno.

Arabia Saudita e Russia, i due paesi leader dello schieramento, avevano anticipato la settimana scorsa che si sarebbero attivate con i paesi che infrangono l’accordo.

Gli Stati Uniti stanno preparando sanzioni contro l’industria petrolifera del Venezuela, paese sempre più vicino alla guerra civile che pompa quasi due milioni di barili di petrolio al giorno.

Infine, a luglio è rallentata la crescita della produzione nel Nord America: durante il mese sono entrate in azione soltanto 10 nuove trivelle, l’incremento mensile più basso dal maggio dell’anno scorso.

Ma vediamo nel dettaglio i due certificati

CERTIFICATE SU ENI, RENDE IL 9,1%
Le recenti comunicazioni su trimestre di Eni, ci spingono a segnalare il certificate a Isin IT0005252058. La fermata del giacimento in Basilicata, uno dei più redditizi per la società, ha condizionato il conto economico, ma l’attività operativa ha registrato un ampio miglioramento, soprattutto nella petrolchimica e nella raffinazione. La società è ottimista sulla seconda parte dell’anno, i target del 2017 sono stati confermati.
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Il Bonus Cap emesso da Banca Imi si acquista oggi a 100,90 euro e verrà rimborsato nell’aprile 2018 a 107 euro se alla scadenza il sottostante sarà sopra o pari a 11,616 euro, ovvero, se non avrà perso più del 13%. Il valore di riferimento iniziale è 14,52 euro. Se tutto andrà bene, l’investitore guadagnerà in 8 mesi e mezzo il 6,05%. Se invece alla scadenza il sottostante sarò sotto la barriera, l’investitore andrà incontro ad una decurtazione del capitale: ipotizzando che alla scadenza Eni sia a 11,5 euro, il rimborso sarà di 79,2 euro.

BOND IN RUBLI CON CEDOLA ANNUA DEL 7,8%.
Per quanto riguarda il bond in rubli, di cui abbiamo parlato la settimana scorsa in modo diffuso, ci sono due aggiornamenti importanti, utili per chi sta valutando questo investimento. Entrambi devono essere tenute in grande considerazione da chi intende puntare alle ricche cedole di questa obbligazione. Venerdì la Banca centrale della federazione russa ha confermato al 9% il tasso di interesse di riferimento, come previsto da 22 economisti su 35, gli altri prevedevano un ulteriore abbassamento, dopo i tre della prima parte del 2017. Un miglioramento del quadro macroeconomico, anche per effetto della risalita del greggio, dovrebbe spingere la banca centrale a rivedere la politica monetaria fin qui seguita, con ripercussioni positive sulla valuta.

Il Congresso degli Stati ha approvato l’inasprimento delle sanzioni economiche contro la Russia, una legge che in teoria la Casa Bianca potrebbe rifiutarsi di firmare, ma i numeri della votazione sono tali da rendere poco probabile il veto. La Russia ha reagito mandando a casa oltre due terzi del personale diplomatico statunitense.

Oggi l’euro si apprezza su rublo a 70,5, sui massimi dal novembre del 2016. Dai minimi di aprile l’euro guadagna il 18% sul rublo, mentre nel 2016 il rublo ha guadagnato il 18%.

Tra Russia e Stati Uniti non siamo però tornati ai tempi della guerra fredda. Con la votazione di giovedì, il Congresso ha dato uno schiaffo a Trump, più che a Putin. Sembrano esserci ragioni di politica interna, più che di politica estera.

Inoltre, gli Stati Uniti sono isolati su questo fronte diplomatico, l’Unione Europea ha cercato in tutti i modi di bloccare la sanzioni. Nel corso delle prossime settimane la tensione tra i due paesi potrebbe restare alta, ma con il passare del tempo le due superpotenze potrebbero riavvicinarsi.

 

A cura della redazione di Websim.it


 


Tag: AZIONI, BANCHE, CERTIFICATI, ECONOMIA, FINANZA, INVESTMENT, PETROLIO

Titoli: ENI

 
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