Saipem, dal paradiso all’inferno

Salvatore Gaziano Strategist SoldiExpert.com

mercoledì 26 luglio 2017

I dati della trimestrale di Saipem (comunicati martedì 25 luglio) hanno confermato la più recente tradizione, rivelandosi peggiori delle attese. Ma il titolo a Piazza Affari, già negli scorsi giorni, aveva iniziato a scendere portandosi vicino ai minimi assoluti e sotto il prezzo dell’ultimo aumento di capitale ((0,362 euro) nonostante alcuni report di case d’affari con target price generosi.

Un aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro nel gennaio 2016, chiuso con un 12,2% di inoptato, aveva costretto le banche del consorzio di collocamento a intervenire ovvero Goldman Sachs, Jp Morgan, Banca Imi, Citigroup, Deutsche Bank, Mediobanca, Unicredit, Hsbc, Bnp Paribas, Abn Amro e Dnb Markets.

Sulla semestrale 2017 di Saipem ancora una volta ha predominato il colore rosso con risultati inferiori alle aspettative già basse nonostante un comunicato stampa diffuso dalla società.

Il titolo che dai massimi del 2012 ha perso oltre il 93%, continua a deludere e il management di trimestre in trimestre mostra una fiducia che non trova riscontro nei conti, in un settore reso sempre più difficile dal basso livello di investimenti nel settore petrolifero.

Il fatturato Saipem nel primo semestre ha perso il 13% rispetto a 12 mesi fa con ricavi pari a 4.590 milioni con una perdita di 110 milioni di euro a fronte di un utile pari a 53 milioni nei primi sei mesi del 2016. L'utile adjusted (ovvero al netto degli oneri di ristrutturazione) del periodo è stato invece di 92 milioni, contro i 140 milioni del primo semestre 2016.

L'indebitamento finanziario netto al 30 giugno scorso era pari a 1,504 miliardi, con un incremento di 54 milioni rispetto agli 1,45 miliardi segnati al 31 dicembre 2016.

E fra le notizie negative sono state soprattutto abbassate le stime di fine anno e ora Saipem prevede di realizzare per l'intero 2017 ricavi superiori a 9,5 miliardi di euro (contro i 10 miliardi comunicati precedentemente) mentre l’utile netto adjusted è stato portato da 230 milioni a circa 200 milioni di euro, a causa di maggiori oneri finanziari.

Dalle stelle alle stalle

Come mai Saipem è passato da migliore a peggiore titolo del decennio? Fa un certo effetto vedere il grafico di lungo periodo (sotto) di una società che nel decennio 2000-2010 si era conquistata la palma di migliore blue chip di Piazza Affari.
Tra l’altro, in un decennio disgraziato per le Borse mondiali, fra i più bui della storia, con perdite a 2 cifre per quasi tutte le piazza del pianeta (-30% l’Europa, -42% Tokio, -22% gli Stati Uniti, -43% l’Italia). Con il +566% Saipem si era guadagnato lo scettro di titolo migliore del decennio grazie all’ottimo andamento legato agli investimenti nel settore petrolifero.

Una blue chip da avere in portafoglio e un mattone indispensabile per gli amanti dei “titoli sicuri”.  Un vero titolo da cassettista che aveva conquistato legioni di piccoli risparmiatori e i fanatici del “compra e tieni”.

Poi dal 2012 inizia l’horror story per Saipem, acronimo di “Società Azionaria Italiana Perforazioni E Montaggi” e una discesa del -94% da 50 a 3,35 euro.

E’ iniziato così il calvario degli azionisti che hanno assistito a profit warning continui (ovvero risultati economici inferiori a quanto comunicato) mentre il debito societario montava. La società andava peggio del previsto ma non comunicava tutto al mercato e sovrastimava i ricavi (secondo alcuni investitori stranieri che hanno fatto pure causa alla società e tirato in ballo la Consob negli scorsi anni).

Una raffica di revisioni al ribasso nei conti di Saipem iniziata dopo che la magistratura aveva scoperto il pagamento di tangenti in Algeria. E siccome le disgrazie non vengono mai sole sono arrivati poi pure i russi di Gazprom a dare un’altra mazzata al titolo con la decisione di cancellare il contratto con la Saipem per la prima linea del gasdotto South Stream Transport. Una tempesta senza fine.

Oggi per ritornare ai massimi di 50 euro del periodo 2011-2013 il titolo Saipem dovrebbe salire del +1384%.

L’ennesima conferma per qualche risparmiatore che ancora crede alle favole e ai venditori di sogni che i titoli forever (per sempre) difficilmente esistono nella realtà come i settori del futuro.

Meglio adattarsi ai mercati agendo in modo flessibile (e accettare anche il costo economico e psicologico di chiudere operazioni in perdita) piuttosto che innamorarsi di un’idea o opinione che si rivela drammaticamente sbagliata.

 


Tag: AZIONI, BANCHE, BORSA, ECONOMIA, FINANZA, INVESTMENT, PETROLIO

Titoli: BNP PARIBAS, CAC 40, CITIGROUP, INC., DEUTSCHE BANK, MEDIOBANCA, SAIPEM, UNICREDIT

 
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