Sete di petrolio

Maurizio Mazziero Mazziero Research

lunedì 6 novembre 2017

Le prospettive del petrolio stanno gradualmente migliorando, non tanto per i tagli dell’OPEC, che hanno riportato in equilibrio il mercato senza erodere le scorte, quanto per l’aumento della domanda mondiale.
 


 

Possiamo vedere nel grafico di domanda e offerta come la produzione resti abbastanza stabile, mentre il consumo sia previsto in costante aumento.
 

Il terzo trimestre è stagionalmente quello in cui la richiesta di petrolio è massima e possiamo osservare come abbia generato un deficit di 1,1 milioni di barili al giorno, che portano a erodere concretamente le scorte accumulatesi tra il 2015 e il 2016.
 

L’OPEC si riunirà il 30 novembre prossimo e molto probabilmente prolungherà il contingentamento della produzione anche nel 2018 e l’impatto sulla domanda inizierà a farsi più consistente.
 

 

Il mercato già sente l’influenza di questo moderato deficit di produzione presentando una curva forward in backwardation per il Brent e l’appiattimento della curva per il WTI.
 

Ricordiamo che la curva forward è la linea che unisce tutti i prezzi dei future su scadenze successive; generalmente si dovrebbe presentare in contango, cioè in crescita man mano che la scadenza si allontana per riflettere i costi di detenzione della merce, mentre la curva in backwardation, con prezzi decrescenti, evidenzia l’incapacità dell’offerta di soddisfare pienamente la domanda.
 

 

Tuttavia c’è un fattore che non è ancora pienamente prezzato nei prezzi ed è l’aspetto geopolitico. A seguito del referendum del Kurdistan Iracheno sull’indipendenza, la Turchia timorosa di un diffondersi delle rivendicazioni del popolo curdo nel proprio territorio, ha iniziato a esercitare una serie di pressioni sul governo di Bagdad.
 

Osservando la mappa (Fonte Platts) è possibile notare che vi sono due oleodotti principali che portano il petrolio iracheno verso il Mediterraneo: uno passa dalla Siria, ed è al momento dismesso, l’altro parte dai ricchi giacimenti di Kirkuk scende a Bayji, dove si collega con la condotta proveniente da Bagdad e va verso la Turchia seguendo il confine con la Siria per poi affacciarsi al Mediterrano a Ceyhan, nella zona prospicente Cipro.
 

Erdogan ha esortato Bagdad a fermare il percorso di indipendenza curdo, interrompendo parzialmente il flusso di petrolio e motivandolo con il debito di 4 miliardi di dollari del governo Regionale del Kurdistan verso la Turchia.
 

Truppe militari di Bagdad hanno così preso il controllo di Kirkuk, mentre la regione curda ha chiesto, senza ottenerlo, il cessate il fuoco e sospeso il cammino verso l’indipendenza. Ovviamente una mossa per prendere tempo, che tuttavia non sopisce le ambizioni del popolo curdo.
 


 

Per l’Iraq diventa quindi cruciale il flusso di petrolio attraverso il Golfo Persico, dove incontriamo altre due zone ad alto rischio geopolitico: la penisola del Qatar, soggetta a embargo arabo-egiziano, e lo Stretto di Hormuz.
 

Lo stretto presenta una strozzatura che riduce la sua larghezza a 21 miglia, di cui solo sei sono navigabili dalle navi petroliere a causa del pescaggio dei vascelli. Le sei miglia sono utilizzate in due corsie, andata e ritorno, separate da due miglia centrali di rispetto. È sufficiente osservare la cartina della zona (Fonte EIA) per comprendere come lo Stretto di Hormuz sia facilmente controllabile dall’Iran, paese tornato alle cronache dopo la disdetta dell’accordo sul nucleare da parte di Trump.
 

 

Dallo Stretto di Hormuz passano 18,5 milioni di barili al giorno, poco meno del 20% della domanda mondiale di petrolio, diretti principalmente verso l’Asia attraverso lo Stretto di Malacca.
 

È chiaro come sia sufficiente solo uno di questi fattori per generare rilevanti ripercussioni sul prezzo del petrolio, con conseguenze non prevedibili e soggette all’entità delle interruzioni di petrolio e alla loro durata. A questo punto, comunque, appare probabile che il vento sul petrolio stia cambiando.

 








 


Tag: INVESTIMENTI, INVESTMENT, OIL, PETROLIO, TRADING

Titoli: CRUDE OIL

 
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