Silver in cerca di rivincita

Gaetano Evangelista Ad Age italia

giovedì 17 marzo 2016

L’occhio attento sta notando nelle ultime settimane il persistente tentativo dell’argento di sfondare. Buon ultimo: dai minimi di inizio anno i più blasonati metalli preziosi come oro, platino e palladio sono saliti in misura compresa fra il 22 e il 30%, mentre l’argento – il più “povero” della famiglia – ha contenuto l’apprezzamento al 16%, da estremo ad estremo.





Tutta colpa della media mobile a 52 settimane (un anno), che da tempo immemorabile contiene sistematicamente i tentativi di rilancio delle quotazioni. Questa volta, obiettivamente, l’argento sta insistendo con maggiore convinzione, e non si può escludere che la pressione esercitata da tempo possa riuscire nell’impresa di sfondare la resistenza.





Con questa visione abbiamo soltanto un problema: andiamo contro l’orientamento dominante fra gli istituzionali, cioè i “Commercial”, come li definisce il Commitment of Traders Report. Come si può notare, il saldo netto delle posizioni dei Commercial è negativo e ha superato il 40% delle posizioni complessivamente in essere sul mercato. È sin troppo facile rilevare come un’esposizione al ribasso così pronunciata, abbia nel recente passato intercettato i massimi del fratello povero dell’oro.

E allora, combinando questa informazione, con la tenuta della resistenza di lungo periodo, si smontano gli entusiasmi: meglio temporeggiare, in attesa che le aspettative delle mani forti eventualmente si realizzino.

Più realisticamente, sull’argento occorre adottare una posizione relativa, non assoluta, immaginando uno “spread trade”.

In effetti si può notare come il rapporto fra oro e argento, in ascesa verticale da cinque anni, abbia raggiunto una soglia storicamente degna di nota: negli ultimi 20 anni ha sempre pagato vendere oro e comprare argento, quando sono necessitate più di 80 once del secondo, per ottenere un’oncia del primo.





A questo punto il lettore esperto avrà realizzato: ma se il Gold/Silver ratio (GSR) ha raggiunto una condizione tale per cui è verosimile il suo ribaltamento, non vuol forse dire che le tensioni globali sono destinate a ridursi?

In linea teorica, questo è vero: il metallo giallo è un bene rifugio per eccellenza, detestato alter ego delle politiche monetarie accomodanti delle banche centrali; l’argento invece è metallo ad uso più strettamente industriale, e una sua rivalutazione relativa segnalerebbe la ripartenza del ciclo economico globale.

È altresì vero però che questa caratteristica del GSR è andata scemando negli ultimi anni, complice proprio l’attivismo delle banche centrali.
La correlazione inversa fra GSR e PMI globale è saltata dal 2013 in poi. A quest’ora, visto il livello raggiunto dal GSR, il Global PMI calcolato da JP Morgan dovrebbe attestarsi addirittura sotto i 40 punti!





Per cui è ben possibile che da qui in poi il GSR (qui in alto in scala rovesciata) inverta direzione, svoltando verso il basso. Ma non è affatto detto che ciò possa associarsi ad una ripartenza del Global PMI, a sua volta a ridosso della rilevante soglia spartiacque dei 50 punti.

Può darsi che le due misure si incontrino a metà strada; o che il barometro dell’attività manifatturiera globale risulti indifferenti ad una probabile flessione del rapporto fra oro e argento.



 


Tag: ARGENTO, COMMODITY, ECONOMIA, INVESTMENT, MATERIE PRIME, ORO, TRADING

Titoli: ARGENTO, ORO, PLATINO, PMI

 
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