Su e giù in Piazza Affari

Claudia Cervi Ftaonline.it

giovedì 6 aprile 2017

L’invarianza della politica monetaria di Draghi e la forza dei listini americani - che hanno aggiornato i record storici sulle promesse di Trump - sono anche alla base dei progressi visti a Piazza Affari nel primo trimestre.

Nel mese di marzo il Ftse Mib ha toccato nuovi massimi annuali dando l'impressione di voler proseguire il cammino intrapreso la scorsa estate, nonostante la fatica inizi a farsi sentire. Anche molti dei titoli “best performer” presentano sintomi di stanchezza molto più marcati rispetto al benchmark, circostanza che obbliga quindi a mantenere un atteggiamento cauto sul futuro più immediato.

Protagonista indiscusso del rally dell’indice FTSE Mib il settore bancario che ha beneficiato di un sentiment meno negativo e che potrebbe aver lasciato alle spalle uno dei momenti più difficili della sua storia: le banche hanno finalmente aumentato il focus sul “work out” degli Npl, allocando maggiori risorse (Bper Banca, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm) e/o accelerando le cessioni (Unicredit).

Tra i “best performer” del trimestre troviamo Ubi Banca: le quotazioni restano in vista dei top di inizio anno a 3,83, obiettivo facilmente raggiungibile al superamento di area 3,70. Il titolo potrebbe poi raggiungere target più elevati, validi nel medio termine a 4,22, massimi del marzo 2016. Lo scenario fortemente rialzista perderebbe invece vigore in caso di violazione della linea che sale dai minimi dello scorso dicembre, a 3,15 circa. Sotto questo riferimento rischio di accelerazione verso i supporti a 2,80 circa.



Situazione precaria e incerta invece per BPER Banca che ha chiuso il trimestre con un ribasso superiore al 16%. Certamente le svalutazioni effettuate su crediti inesigibili e sui valori delle partecipazioni in portafoglio e la sensibile e continua diminuzione dei ricavi hanno penalizzato l’andamento in Borsa. Graficamente il titolo sta tentando di recuperare terreno ma resta indietro rispetto alla media del settore. La permanenza sopra area 4,34/4,35, supporto dinamico offerto dalla linea che sale da luglio 2016, lascia però ancora aperto uno spiraglio nel medio lungo termine. Segnali di forza giungerebbero però solo oltre i 5 euro per obiettivi a 5,20 e 5,50 euro.



Situazione non lineare anche nel settore del lusso. Da notare infatti che i ricavi 2016 delle principali case di moda quotate a Milano presentano un andamento complessivamente positivo, ma decisamente più contenuto rispetto al passato, conseguente a un calo dei flussi turistici. Bene Luxottica (+2%). Qualche difficoltà invece per Ferragamo (-3%), Tod's (-4%) e Safilo (-1%).

Da un punto di vista grafico Ferragamo si è resa protagonista di una bella accelerazione (superiore al 20% da inizio anno) che ha spinto i prezzi fino a un massimo a 28,78 euro. Se da un lato la tendenza rialzista non possa essere messa in discussione, dall’altro il raggiungimento proprio su questi livelli del target del testa e spalle rialzista disegnato nel corso del 2016 potrebbe ora rappresentare un deterrente al proseguimento del movimento rialzista. Solo sotto quota 27,50 probabile avvio di una fase correttiva verso 26,90/27 euro circa, poi fino ad area 25,70. Tali movimenti potrebbero rappresentare una ghiotta occasione di acquisto sulla debolezza, sebbene dopo la brillante performance del primo trimestre non vi siano più molte garanzie, almeno nell’immediato. Meglio puntare su altri titoli del settore che nello stesso periodo si sono mossi meno ma che presentano fondamentali solidi.



A tal proposito salta all’occhio Luxottica che nell’ultimo trimestre del 2016 ha visto una forte accelerazione delle vendite nel vecchio continente (+12,1% a cambi costanti). Il colosso dell’occhialeria, che si appresta ad integrarsi con la francese Essilor, non mostra un quadro grafico particolarmente brillante, ma resiste sopra dei supporti. Da inizio marzo il titolo sta mettendo sotto pressione il sostegno dinamico offerto a 50,80 dalla linea che sale dai minimi dello scorso autunno. La violazione di questo riferimento aprirebbe spazi di discesa verso 48,50 euro, poi a 47,20, minimi di inizio anno. Se invece questo riferimento rimanesse intatto potrebbero crearsi le condizioni per una nuova reazione. Per riportare il titolo su un sentiero di crescita saranno comunque necessarie conferme oltre 51,50 per target a 54 euro, linea che scende dai top del 2015, e più in alto a quota 56,90.


 
 

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Tag: BANCHE, BORSA, BORSA ITALIANA, BULL OR BEAR, SEGNALI, TRADING

 
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