Tutti pazzi per l’euro

Gaetano Evangelista Ad Age italia

venerdì 26 maggio 2017

Con la dovuta ironia si potrebbe dire che molti investitori soffrano di “disturbi bipolari”: o sono ferocemente ribassisti, o sono cocciutamente ottimisti. Il passaggio da una condizione all’altra è spesso rapido e senza soluzione di continuità: un equilibrio fra le forze in campo tende a durare poco, perché la tendenziale prevalenza di un plotone, rispetto all’altro, tende a scatenare fenomeni imitativi che in Italia sono stati felicemente riassunti da una celebre espressione di Ennio Flaiano: «volare in soccorso del vincitore».





In effetti, sul finire dello scorso anno si faceva davvero fatica a trovare investitori o analisti che fossero bullish sull’euro o bearish sul dollaro: Trump in quei mesi prometteva un boom di spesa pubblica che avrebbe costretto la povera signora Yellen ad aumentare forsennatamente i tassi di interesse, nel tentativo di contenere le pressioni inflazionistiche indotte dai supposti investimenti in infrastrutture e difesa. Il rincaro del costo del denaro avrebbe attirato capitali internazionali, facendo schizzare in orbita il dollaro americano. Ma così non è stato.


Al solito, lo schiacciamento del sentiment da un lato, impone al mercato una direzione specularmente opposta. Mentre montavano i proclami di imminente conseguimento della parità contro dollaro, l’euro ha avviato un processo di recupero che l’ha portato a colmare integralmente il ridimensionamento seguito al montaggio di questo infelice “Trump trade”.
Ce n’è abbastanza? Non diremmo: come si può vedere, al momento soltanto poco più del 75% degli operatori è bullish, sulla divisa comune.


In termini di una più “conservativa” media ad un mese, il sentiment si attesta su valori ancora più contenuti. Non c’è esuberanza e, per quanto prevalente, il sentiment favorevole all’euro non ha raggiunto ancora livelli plebiscitari.





Questo fornisce sufficienti garanzie di continuazione del rialzo. L’Euro Index, calcolato dalla Banca Centrale Europea, è reduce dalla sollecitazione della parete inferiore del canale discendente in cui si muove da quasi nove anni.


Viene voglia di dire: chi ha bisogno della lira, quando si può disporre di una moneta che comunque nominalmente si svaluta – garantendo un boom di esportazioni in tutta Europa – al contempo offrendo a tutti tassi di interesse germanici?


Ad ogni modo, se la tendenza in essere da più di due anni dovesse persistere – un’ipotesi evidentemente piuttosto ragionevole – dovremmo aspettarci da qui una ulteriore crescita, quantificabile in un paio abbondante di punti percentuali, in termini medi ponderati.
Il che si tradurrebbe, contro dollaro, in un approdo almeno fino a livelli che non si vedevano da giusto un anno.


E se il canale discendente fosse clamorosamente superato? Bella storia: storia per un futuro articolo…







 


Tag: ANALISI TECNICA, BULL OR BEAR, DOLLARO, INVESTMENT, SENTIMENT

 
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