Un anno a tutto bond

Mario Alessandro Allegra ALFA Consulenza Finanziaria

venerdì 22 dicembre 2017


Il 2017 volge al termine ed è tempo di fare un’analisi delle nuove emissioni in euro sul mercato primario negli ultimi dodici mesi. Sia per comprendere lo stato di salute delle obbligazioni, sia per cogliere il punto di incontro tra domanda e offerta di bond.

 

L’offerta del 2017 è stata elevata, con un ammontare emesso totale (nominale singola emissione maggiore di 250 milioni di euro) pari a 2289 miliardi di euro, in crescita rispetto agli anni precedenti. Anche il trend del numero di nuovi bond emessi è aumentato a 1793 obbligazioni in euro.
 

La maggiore quantità di emissioni è stata generata dalla componente governativa anche con duration molto lunghe, come ad esempio il Mathusalem Bond a 100 anni emesso dall’Austria. La domanda di questi prodotti è sempre elevata, soprattutto di emittenti risk free, in quanto consentono ai fondi pensione di investire a rendimenti interessanti in un contesto di tassi bassi.
 

Inoltre nel mercato delle obbligazioni governative area Euro è stato fortemente presente come compratore la BCE secondo il piano di QE, che ad oggi detiene oltre 1683 miliardi di debito pubblico dei paesi dell’eurozona, di cui 318 miliardi di BTP e CCT, circa il 16,5% del debito italiano.


 

 

A livello corporate l’offerta è leggermente calata perché in generale le aziende hanno già approfittato da tempo del contesto di tassi bassi per finanziarsi e in alcune realtà si è già assistito ad un modesto processo di riduzione della leva finanziaria, sostenuta dalla crescita economica e da migliori utili aziendali. E’ interessante notare inoltre che la cedola e il rendimento medio sono in leggero aumento anche a fronte di una minore duration media, tuttavia è troppo prematuro parlare di un aumento dei tassi di interesse. Il prossimo anno sarà ancora un anno determinante per comprendere l’evoluzione della curva dei tassi risk free a breve e il conseguente movimento della parte lunga.
 

Un altro segnale di rendimenti al bivio è rappresentato dallo scarso utilizzo della cedola variabile, che oggi rappresenta un rischio per chi si finanzia nel medio lungo termine. I bond a cedola indicizzata sono stati utilizzati nel 2017 da qualche emittente per annullare il rischio tassi a fronte di un elevato rischio credito (es. perpetue/subordinate) oppure l’opposto ovvero per bond a bassissimo rischio credito che possono diventare appetibili in caso di aumento tassi.
 

Vediamo anche il mercato corporate dei mini bond italiani come è andato. Numeri in calo nel 2017: le nuove emissioni sono state solo 20 per un totale di 1.23 miliardi di euro, contro le 47 e i 2,02 miliardi di euro del 2016.
 

Il 2018 sarà l’anno in cui probabilmente la BCE proverà a fermare la crescita del suo bilancio a cui seguirà molto probabilmente un lungo periodo di reinvestimenti prima di iniziare la riduzioni dei suoi attivi, così come ha fatto la FED con qualche anno di anticipo. L’esperienza americana insegna che la fine del QE e il graduale l’aumento dei tassi non necessariamente portano al crollo dei prezzi delle obbligazioni sulle duration più lunghe.   











 

 

 


Tag: ANALISI TECNICA, BCE, BOND, FINANZA, INVESTMENT, OBBLIGAZIONI, RENDIMENTI, TASSI, TITOLI DI STATO, TRADING

 
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