Volatilità ai minimi, non è la prima volta

Gaetano Evangelista Ad Age italia

giovedì 12 ottobre 2017


Sono animali strani gli investitori: sempre pronti a lamentarsi. Nove anni fa, quando la borsa si risollevava da un feroce bear market, denunciavano un eccesso di volatilità che, comprensibilmente, li allontanava dai listini.

Eravamo a giugno 2009, i primi segnali bullish di lungo periodo erano già stati registrati e, nel precedente anno, il Dow Jones aveva fatto segnare una variazione media giornaliera – in valore assoluto – prossima al 2%.


In positivo, piuttosto che in negativo: chi ha voglia di investire in borsa quando in una sola seduta può guadagnare, ma anche perdere il 2%?

 

 

Sono passati diversi anni, la volatilità si è ridimensionata e il refrain è il solito: troppo bassa. Così come i volumi non soddisfano, gli ETF sono troppo protagonisti, le IPO sono tante, o poche; e via enunciando pretesti, che inorgoglirebbero il Fedro de “La volpe e l’uva”.

 

In effetti la volatilità è ora contenutissima, a meno dello 0.33%. Chi ha voglia di investire quando, nell’ultimo anno, rischia di portare a casa un guadagno o una perdita inferiore a un terzo di punto percentuale?

 

Eppure ne potrebbe valere la pena, perché dal 1950 in avanti una volatilità giornaliera simile è stata registrata soltanto un’altra volta, nel 1964. Suona familiare? Ma certo: perché, come avrete probabilmente letto sul Rapporto Giornaliero di AGE Italia, quell’anno risulta sorprendentemente simile a quello corrente:

 

 

Se il parallelo storico persistesse, la circostanza sarebbe di buon auspicio, vista la proiezione che emerge per i prossimi due mesi.

E dopo? Be’, questa è materia di un prossimo articolo…







 


Tag: ANALISYS, BORSA, INDICI, INDICI ESTERI, INDICI ITALIANI, TRADING, VOLATILITA'

Titoli: BE, DOW JONES, ENEL

 
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla newsletter
di ITForum »