Wall Street nelle mani delle banche

Claudia Cervi Ftaonline.com

giovedì 12 ottobre 2017


Il processo di inversione del quantitative easing e la riduzione del bilancio da 4.500 miliardi di dollari è ormai cosa definita, ma all'interno del board della Federal Reserve c'è ancora molta incertezza: dagli ultimi verbali relativi al meeting del Federal Open Market Committee (la commissione della Fed che si occupa di politiche monetarie) del 19-20 settembre emerge infatti che molti dei banchieri centrali siano dell’idea di aspettare indicazioni rialziste dall’inflazione prima di tornare ad aumentare i tassi d’interesse. Resta ancora aperta la perenne battaglia fra falchi e colombe, cioè fra chi propende per una stretta monetaria e i fautori di una politica accomodante.

 

Probabilmente, però, tutto si deciderà sulla base dei dati macroeconomici in uscita in ottobre e novembre, che potrebbero convincere anche i più prudenti, sebbene, allo stato attuale, il mercato sta continuando a sottovalutare la necessità di tassi d’interesse più alti, considerato lo stato del ciclo economico.
 

In generale i fondamentali dell’economia a stelle e strisce si confermano positivi in un contesto che favorisce un atteggiamento positivo nei confronti degli asset rischiosi.
 

Alla luce di tutto questo la riduzione del bilancio e un prossimo rialzo dei tassi di interesse potrebbero avere un impatto limitato sui vari settori dell’economia e di conseguenza sulle azioni in borsa. Tuttavia, tra tutti i settori quello che potrebbe trarre i maggiori benefici da una stretta monetaria è quello bancario: tassi più elevati permetterebbero infatti di rafforzare quella componente essenziale del giro d’affari che è il margine d’interesse.
 

Per queste ragioni dal settore bancario potrebbero giungere nuovi indizi importanti sul destino della borsa nel suo complesso.
 

L’indice S&P Banking ha disegnato dal massimo di marzo una fase laterale, a differenza dell'indice S&P500 che invece ha continuato a macinare nuovi massimi storici (negli ultimi giorni ha raggiunto quota 2555 circa). Generalmente dal superamento di uno degli estremi di un range si ricavano indicazioni affidabili sulle intenzioni del mercato. In questo caso, tuttavia, la rottura del lato superiore, a 311 punti circa, non è stata accompagnata da un incremento dei volumi, lasciando ancora molti dubbi sulla capacità di ripartenza della tendenza rialzista pregressa (partita dai minimi di febbraio a 178 punti).
 

La permanenza sopra area 300 depone comunque a favore dell’ipotesi rialzista per obiettivi almeno proporzionali all’ampiezza della fase laterale stessa proiettata dal punto di rottura, quindi fino in area 350 punti. Con un orizzonte temporale più ampio i target si sposterebbero poi a 410 punti circa, allineati con i massimi storici di febbraio 2007 a 412,62 punti.
 

Un movimento di questo genere difficilmente potrebbe riguardare solo il comparto banche ma che probabilmente sarebbe lo specchio di una rinnovata forza per la borsa nel suo complesso, almeno per quella Usa. Sotto i 300 punti rischio invece di rivisitazione della base del rettangolo a 275 punti circa.

 







 


Tag: ANALISI TECNICA, BANCHE, BORSA, ECONOMIA, FEDERAL RESERVE, TASSI, WALL STREET

 
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