Dollaro superstar
Settimana caratterizzata da alta volatilità su tutti i mercati finanziari. Il VIX, indice di volatilità implicita sullo S&P500 sfiora quota 25, soglia valicata agli esordi della crisi economica globale a settembre 2008. Si registrano forti vendite sui mercati europei, il Ftse/Mib di Milano tocca minimi a quota 12600, livello toccato solo a settembre 2011. Anche Francoforte sfiora un importante supporto psicologico a 6200. Parigi quota 2900. Spread BTP Bund stabilmente sopra 400.
In questo contesto di vendite generalizzate viene a registrarsi un avvenimento record per il collocamento dei titoli governativi tedeschi a 2 anni. In asta gli Schatz hanno fatto registrare un rendimento pari 0.7% (largamente sotto il livello d’inflazione, attualmente al 2.2%) con un Bid to Cover pari a 1.7 ad indicare che gli operatori di mercato preferiscono parcheggiare la liquidità su titoli sicuri a rendimenti anche vicini allo zero.
Ancora una volta è il biglietto verde la moneta protagonista del mercato valutario. L’aumento di volatilità estesa a tutti i mercati finanziari, conseguente all’incertezza legata alle sorti della Grecia, rappresenta il “mover” primario. Il biglietto verde guadagna terreno contro tutte le divise mondiali, acquisendo ancora una volta il valore di moneta preferita per “avversione al rischio”. Contro Euro la moneta statunitense sfiora 1.25, medesimo livello toccato tra settembre e ottobre 2008.
Livelli di prezzo simile si sono già visti: a settembre-ottobre 2008 con la contestuale bancarotta di Lehman Brothers e poco dopo lo stesso VIX è schizzato sopra quota 70. Da lì si sono scatenate vendite generalizzate su tutti i mercati. L’evento ha di fatto mandato nel caos il sistema finanziario globale. Ora siamo di fronte, in tutto e per tutto, ad avvenimenti che potrebbero portare al fallimento di un intero paese. Ma è impossibile tracciare quali possano essere gli scenari ritenuti probabili né quali conseguenze economiche e politiche potrebbe avere un evento di portata simile.
Si innescherebbe una fuga dai mercati finanziari senza precedenti, una seconda crisi bancaria di portata mondiale, una conseguente ulteriore stretta del credito ed un rallentamento dell’attività economica europea e poi nuovamente globale, un effetto domino. I paesi periferici, Italia e Spagna sarebbero i primi ad essere coinvolti dall’effetto contagio derivante dall’uscita della Grecia dall’Europa, il sistema economico globale piomberebbe nel caos. Interessanti le parole di Draghi a riguardo: “La Banca Centrale europea vuole che la Grecia resti nell'euro, ma non spetta a noi deciderlo”, mantenendo un profilo di incertezza sulle sorti del paese ellenico.
Sul Forex l’eurodollaro, impostato tecnicamente al ribasso, avendo rotto quota di supporto 1.2600, potrebbe facilmente arrivare ad un primo target di 1.2460. A contribuire i downside del fiber sono stati anche i deludenti dati macroeconomici di giovedì, con l’IFO uscito peggio delle attese a 106.9 contro stime degli analisti a 109.4, e i PMI di Francia e Germania attestati largamente sotto quota 50. Possibile un breve ritracciamento sopra quota 1.2600, ma questo non dovrebbe minare il trend primario ribassista del cross.
EURUSD

Anche sterlina in lieve calo, sia contro dollaro che contro euro: a pesare i deludenti dati sulle vendite al dettaglio mese su mese che hanno mostrato una ulteriore contrazione a -2.3% contro stime a -0.8%. Rivisto al ribasso anche il GDP che registra una contrazione del 0.3% questo trimestre. Possibili ma poco probabili ulteriori stimoli quantitativi mediante APF da parte della BoE. Improbabile pertanto un movimento pro sterlina nell’immediato futuro.
EURGBP

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di S. La Rocca – ActivTrades Plc.
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