Effetto elastico su argento e gas naturale
Non c'e' tregua alla caccia di strategie difensive. E quando prevale la ricerca di investimenti che abbiano come primo obiettivo di preservare il capitale pare ovvio che la prevedibile debacle di Facebook, e il permanere di mine politiche vaganti nell'universo europeo, scoraggino gli atteggiamenti speculativi dei retail sull'azionario, spostando l’attenzione sulle materie prime.
Occorre però valutare con attenzione le “alternative” alle materie prime che guidano i trend più gettonati, come oro e petrolio. Perché possono nascondere insidie.
E’ vero che qualsiasi ritardo nel seguire ampiezza e magnitudo del trend può essere considerata un’opportunità per salire su un “cavallo” similare, che potrebbe esprimere ancora redditività. Ma, tipicamente, ogni materia prima fa storia a sé per il tipo di mercato fisico sottostante e per gli attori che, altrettanto tipicamente, popolano quel segmento.
Prendiamo il mercato dell’oro dove sono presenti massicciamente le banche centrali che lo considerano alla stessa stregua della componente valutaria delle riserve internazionali. L’effetto elastico che mostra, ad esempio, l’argento, lo vede tendenzialmente seguire un trend rialzista impostato sull’oro. Ma se questo non fosse ben supportato, e desse solo un segnale tecnico che cerca conferme, l’eventuale gamba di ribasso di assestamento sull’argento (prima della riconferma del rally) sarà sicuramente di magnitudo più ampia rispetto al mercato di riferimento dei preziosi rappresentato dall’oro. Quindi, occorre salire sul carro dell’argento solo a conferma avvenuta sull’oro, per sfruttare l’effetto elastico all’insù.
Diverso è il discorso del gas naturale rispetto al petrolio, che viene giocato più facilmente sul contratto futures a medio lungo termine. Infatti l’impennata delle attività di operazioni di acquisizione (via private equity) nel settore esplorazioni e produzioni fa prevedere una massiccia impennata delle esportazioni a lungo termine, mentre i contratti a breve termine hanno già esaurito la loro spinta sugli ultimi dati di Aprile che indicano in evidente eccesso di scorte.
Tecnicamente quindi sul gas naturale le questioni geopolitiche si riversano più difficilmente sulle quotazioni creando un premio al rischio sintomatico nel petrolio in periodi di forte tensione o del permanere di una chiara volontà, in questo caso dell’OPEC, di ritenere ottimale una quotazione tra i 90 e i 100 dollari Usa, a riconfermare cioè i livelli dell’inizio del 2008.
Passato un 2011 nel quale la priorità era “armarsi”, per evitare o ridimensionare gli effetti di una Grande Recessione, quest’anno Asia e paesi Bric, in particolare, pur subendo il rallentamento globale della crescita economica continuano a guidare il mondo Occidentale e a dominare i mercati finanziari, visto che Europa e Stati Uniti sono ancora alle prese con la crisi sovrana e la contrazione del Pil, oltre ad altre variabili politiche, bancarie e finanziarie di non poco conto.
Si tratta di uno scenario che favorisce le materie prime, nonostante i segnali ribassisti che sono arrivati dal rame. Del resto, a far scendere i prezzi, contribuiscono le tensioni legate all’attesa dei risultati delle elezioni greche. Su questo occorrerà attendere il verdetto del 17 giugno. Sempre che Parma non decida, addirittura, di essere la prima realtà a lasciare la moneta comune!!
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