Morningstar promuove il Lingotto
“Se siete risparmiatori in grado di accettare il rischio di investire in un settore altamente ciclico e fortemente indebitato come quello dell’auto, allora Fiat Spa è da valutare seriamente”. Questa è la raccomandazione dei nostri analisti, secondo i quali il titolo del Lingotto sarebbe scambiato al momento a valori attorno al 30% del suo prezzo obiettivo, pari a 14 euro per azione. Il mercato, infatti, starebbe sottostimando il valore degli asset del gruppo, nonché i possibili miglioramenti della gestione operativa in seguito all’integrazione con Chrysler, la capacità del gruppo di generare elevati flussi di cassa e l’impatto sul fatturato generato dal rinnovamento del portafoglio prodotti. Quello che stupisce è che questo forte divario tra prezzo di mercato e prezzo obiettivo è frutto di previsioni comunque molto conservative.
A dispetto, infatti, delle indicazioni date dal management del gruppo italiano, che prevedono un fatturato superiore ai 100 miliardi di euro per un totale di circa sei milioni di autovetture, per i nostri analisti il giro d’affari complessivo si fermerà poco sopra i 90 miliardi di euro, mentre il volume di vendita sarà inferiore a 5 milioni. A ulteriore dimostrazione di quanto le nostre aspettative siano orientate alla cautela, i nostri analisti mostrano come, considerando l’andamento delle vendite e de i ricavi annui medi per le quattro divisioni auto (Fiat Group Automobiles, Chysler, Ferrari e Maserati), e tenendo conto del contributo delle altre attività come Magneti Marelli, Fiat Powertrain, Teksid e Comau, il gruppo torinese registrerebbe nel 2012 un calo del fatturato del 10% e una flessione del 5% del volume di autovetture vendute. Percentuali, queste, che tengono conto della diminuzione delle vendite in Italia, Francia e Spagna (tra il -25% e il -15%), e del progresso in Brasile (+3%) e nei mercati emergenti di Cina e India. Non solo le nostre previsioni sono orientate alla prudenza, ma anche nello scenario peggiore, ipotizzato dai nostri analisti, il prezzo obiettivo del titolo risulterebbe essere pari al doppio delle attuali quotazioni di mercato.
Debito sotto controllo grazie alla liquidità
Gli operatori hanno sicuramente scontato quelli che sono i principali rischi del gruppo, ovvero il suo elevato livello di indebitamento, la perdita di quote di mercato in Europa, a causa del mancato rinnovamento del portafoglio auto, e la sua dipendenza dal Brasile per la crescita del fatturato. Ma anche su questo i nostri analisti sembrano ottimisti. Relativamente alla posizione finanziaria del gruppo torinese, il loro parere è che Fiat sia in grado di generare un ammontare di liquidità sufficiente a sostenere i costi del debito, mentre Chrysler sarà in grado di provvedere da sé al finanziamento del fondo pensione dei suoi dipendenti grazie ai flussi di cassa prodotti dalla sua attività. Sebbene il calo delle vendite del Lingotto nel Vecchio continente dimostri come il giro d’affari delle case automobilistiche dipenda fortemente dalla loro capacità di rinnovare il parco auto, i nostri analisti approvano la decisione del management di rimandare il lancio dei nuovi modelli quando la domanda europea mostrerà convincenti segnali di ripresa. Dopotutto, il gruppo torinese ha dimostrato di essere in grado di presentare sul mercato nuovi modelli anche in tempi brevi. Chrysler, infatti, ha lanciato ben 16 nuovi prodotti in poco più di 18 mesi, guadagnando significative quote di mercato negli Usa. Relativamente al Brasile, invece, ci aspettiamo che nonostante la concorrenza sia in aumento le vendite si mantengano su buoni livelli anche quest’anno.
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