Si ragiona più a ITForum che a Bruxelles

Il grande afflusso di pubblico e l’interesse suscitato dagli incontri tenuti all’ITForum di Rimini, evidenziano la forte voglia di capire e conoscere da parte degli investitori, alle prese con una situazione d’incertezza che si trascina dallo scorso anno, con riflessi pesanti sull’economia e sui mercati.
Manifestare mancanza di coesione e rimandare le soluzioni presta solo il fianco alla speculazione contro l’euro e contro gli asset denominati nella valuta comune: dai bond governativi ai listini azionari.
Conviene perciò prepararsi ad un altro mese di turbolenza e volatilità, visto che ogni decisione a livello di Eurogruppo è rinviata al prossimo summit di fine giugno. Le ipotesi più gettonate passano dall’emissione di Eurobond alla trasformazione dell’Efsf in vera e propria banca, cosa che ne farebbe il braccio operativo della Bce.
In questo lasso di si scateneranno supposizioni di ogni tipo e vi saranno incontri, più o meno segreti, per arrivare ad una soluzione. Nel frattempo qualche segnale importante inizia ad intravedersi, soprattutto la fine del duopolio franco-tedesco, con le posizioni del nuovo presidente Hollande maggiormente orientate a scenari più flessibili per permettere di rilanciare la crescita.
Il punto però è che i mercati non aspettano e stanno gradualmente erodendo ricchezza ogni giorno. Insomma la “svolta” sempre più necessaria, è auspicabile che ci sia a breve; forse è bene ricordare a chi sta a Bruxelles che con la ripresa dei mercati s’innescano anche altri fasi di economia che aiutano la crescita; infatti, una maggior fiducia induce ad investire ed a riprendere i consumi, con conseguenti benefici economici per tutti.
Fin qui l’Europa. Mentre anche negli Usa emergono fattori critici sui controlli operativi, emersi a partire dalla crisi “subprime” del 2007. Basta ricordare la perdita annunciata, qualche giorno fa, da JpMorgan e la successiva sospensione del programma di “buy back” azionario da 15 miliardi di dollari. Cosa che ha spinto la fantasia dei commentatori a molteplici interpretazioni, alimentando il nervosismo nei prezzi ed evidenziando ancora il nervo scoperto di un certo modo di fare finanza, soprattutto nel mondo anglosassone.
Ciò che differenzia le due sponde Atlantiche è che negli Usa, a differenza dall’Europa, c’è comunque maggior fiducia da parte degli investitori, mentre le trimestrali guidano guidando il trend, pur con forti scostamenti nei numeri anche a livello settoriale in entrambe le direzionalità: ultimi esempi eclatanti quelli negativi di Dell e positivi di HP.
Sul fronte governativo, la tensione degli spread è sempre imputabile all’eccessivo rialzo del Bund che sta cannibalizzando la liquidità del mercato, con il titolo decennale ai massimi storici ed i rendimenti ai minimi; anche in questo caso è bene essere attenti all’eventuale bolla, poiché si nota che ad ogni minima notizia distensiva il Bund scende a colpi di 50 centesimi: perciò se si arrivasse finalmente a ritrovare l’equilibrio europeo le correzioni potrebbero ampliarsi.
Questo fattore sui mercati ripropone dei prodotti legati ai singoli titoli governativi che, con l’avvento dell’Euro nel 1998, erano praticamente spariti, nella considerazione che la moneta unica portasse ad una conversione anche dei tassi oltre che dei cambi, con un unico titolo di riferimento in Euro. La storia degli ultimi anni ci mostra che così non è stato e si stanno riproponendo i future scomparsi nello scorso decennio; il prossimo sarà il ritorno di quello sul Bonos spagnolo che la Borsa di Madrid quoterà dal prossimo 29 maggio. Quanto al nostro Btp future, dal 2009 un contratto è stato quotato sull’Eurex, per tornare però alla diffusione che ebbe nel suo massimo sviluppo negli anni 90, sarà necessario che le istituzioni nazionali seguano a breve l’esempio di Madrid, riappropriandoci della leadership degli scambi sui nostri titoli.
Nonostante le molte difficoltà, in questa settimana vi è stata una buona attività sul mercato primario, soprattutto il settore dei corporate ha dominato la scena con molte società che sfruttano la liquidità degli investitori per finanziare nuove operazioni; tra queste Gaz de France Suez A1/A con un nuovo deal suddiviso in tre tranche: 1 miliardo di euro per ogni tranche sulle tre scadenze 2/2016, 6/2018 e 2/23 rispettivamente con cedola 1.5%, 2.25% e 3%. Forte l’interesse su questo nome, i books nel grey mkt hanno superato i 6.5 miliardi di ordini raccolti. Hanno scelto la stessa strada anche Philip Morris e BHP Billiton con un doppio deal; la prima, A2/A di rating, con 750 milioni di euro cedola 2.125% e scadenza 30/5/2019 e 600 milioni con cedola 2.875% e scadenza 30/5/2024; la seconda, A1/A+ con due tranche per 1.25 miliardi cedola 2.125% e scadenza 29/11/2018 e 750 milioni con cedola al 3% e scadenza 29/5/2024.
Le ultime operazioni definite sono per EFSF, l’agenzia europea con rating AAA, per un nuovo 3 anni benchmark size con rendimento atteso nell’area MS+20; Unedic, assicurazione francese con rating Aaa/AA+ , prepara un nuovo bond a 6 anni in euro e tra le italiane sempre in pista Generali che sembra stia preparando un nuovo bond trentennale, scadenza sulla quale potrebbe orientarsi anche il Tesoro italiano per lanciare un nuovo Btp entro l’estate.
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