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Euro in bilico


di J. Mauldin

Michael Lewis ha documentato in maniera abbastanza eloquente in Boomerang il “paese disfunzionale” quale è la Grecia: su come i cittadini evitano le tasse, su come oltre 600 categorie di lavoratori possono ritirarsi a 50 anni di età con una pensione piena, e su come la frode e la corruzione siano endemiche. Ma non è tutto. In Grecia solo pochi medici dichiarano  più di 10.000 euro di reddito e solo pochi professionisti pagano le tasse sulla proprietà.

Recentemente, quando il governo greco si impegnato a raccogliere alcune imposte al fine di ricevere maggiori prestiti, un burocrate ha deciso che un ottimo modo per riscuotere le tasse di proprietà sarebbe stato quello di includerle nella bolletta elettrica dei cittadini: una mossa che ha causato un completo tumulto.

A questo sono seguite delle cause legali, in quanto la società elettrica nazionale ha cercato di tagliare l'elettricità per il mancato pagamento. In un paese dove una causa legale può durare un decennio prima di arrivare alla sentenza definitiva, un tribunale ha preso in carico il problema in modo piuttosto rapido e ha definito illegale che la società elettrica possa decidere di tagliare il servizio per il mancato pagamento. Questa decisione ha generato per la società elettrica una massiccia perdita finanziaria, in quanto la gente ha semplicemente smesso di pagare le proprie bollette elettriche.

Il governo, a quel punto, è dovuto intervenire con una notevole quantità di denaro per poter garantire la fornitura di energia. Dal 1° maggio la compagnia elettrica ha annunciato, che non avrebbe più riscosso le tasse di proprietà. La società del gas naturale ha minacciato di tagliare le forniture al fornitore di energia elettrica per i mancati pagamenti, e ora sono in corso delle riunioni di emergenza al fine di "... evitare il crollo delle forniture di gas naturale e del sistema elettrico".

In Grecia il sistema del credito è completamente nel caos, e quest'anno si è pure avuta una corsa agli sportelli. Abbondano i rapporti che segnalano che gli ospedali non possono disporre dei necessari farmaci salvavita, in quanto non viene concesso ulteriore credito da parte della stragrande maggioranza delle case farmaceutiche. La disoccupazione complessiva è al 22% e quella giovanile è superiore al 50%. "Il crollo dell'economia del paese ha costretto molti greci a rivolgersi all'economia del baratto  e del mercato nero, e questo ha lasciato una devastazione finanziaria di svariati milioni. Tutto ciò senza alcuna speranza di poter avere un flusso di reddito in un prossimo futuro." (Infowars.com)

Le ultime elezioni non hanno permesso la nascita di una coalizione di governo e nuove elezioni sono previste per il fine settimana (17 giugno). Salvo che, i dipendenti che devono permettere le elezioni, minaccino di far sciopero se non verranno prima pagati. Il referente sindacale dei lavoratori statali ha detto che la categoria proclamerà due giorni di sciopero il 16-17 giugno.

E ha aggiunto che fino a quella data, i dipendenti comunali si rifiuteranno di fare qualsiasi attività che possa essere connessa con le elezioni. Vedremo ora se il tribunale dichiarerà tale sciopero illegale e se le persone decideranno di accettare la decisione del tribunale. (http://www.washingtonpost.com/business/greek-municipal-workers-call-electoral-strike-threatening-to-derail-crucial-june-17-vote/2012/06/07/gJQAlhOjLV_story.html)

La Grecia insomma è in forte subbuglio, e anche dagli ultimi sondaggi, non emerge ancora un vincitore. (Nota: è contro la legge greca pubblicare i risultati di un sondaggio, due settimane prima delle elezioni.).  E poi su questo c'è stato anche un "dibattito".

Suppongo che ormai abbiate visto il video del dibattito televisivo tra i rappresentanti dei sette partiti greci. A seguito di una cattiva pianificazione, il capo del partito nazionalista di Golden Dawn con fisico piuttosto giovanile e atletico, era seduto accanto al leader del Partito comunista, che è una signora. Si sono scambiati alcuni insulti e da parte del ragazzo del Golden Dawn è stata gettata dell’acqua in faccia ad una signora dall'aspetto piuttosto giovanile e piacevole (rappresentante di un partito di sinistra). A quel punto la leader del partito Comunista lo ha percosso sul braccio con una cartella; poi si sono pestati i piedi e Mr. Golden Dawn è ripetutamente stato aggredito dalla rappresentante del Partito Comunista.

Se per qualche motivo non avete avuto la possibilità di vedere questo breve ma emozionante clip, ecco un link: http://www.rt.com/news/greek-politician-slaps-rival-278/.

Oppure andate su Google e scrivete "golden dawn greek slap" e troverete un link ad un report nella lingua che desiderate. Se si sceglie la versione tedesca di Der Spiegel, è possibile ascoltare la parola neo-nazisti ripetuta più volte dal giornalista tedesco.

Tutto questo provoca alcune riflessioni. In primo luogo, gli episodi di violenza e i controlli in Grecia stanno aumentando, assieme con delle legittime pubbliche manifestazioni. Qualunque sia il minimo livello di civiltà rimasto, è stato cancellato dal rozzo comportamento del rappresentante di Golden Dawn.

In secondo luogo questo scontro ora domina il dibattito nazionale. Piuttosto che concentrarsi su ciò che dovrebbe essere fatto per rimanere nella zona euro, accettare o rifiutare l'austerità, e mettendo insieme una sorta di coalizione che possa governare il paese, la situazione rimane focalizzata su questo evento.

Nove giorni prima di un'elezione in cui nessun partito sembra avere un chiaro vantaggio o un percorso per arrivare ad una coalizione di governo, i risultati sono ancora più incerti. Golden Dawn aveva ottenuto circa il 6% dei voti in Grecia. Manterrà quella percentuale? Se non sarà così, dove andranno a finire i suoi voti? Questo aiuterà o creerà un danno, alla tradizionale forza conservatrice o ai partiti del centro sinistra?

Che si tratti di famiglie o nazioni, un tale livello di disfunzionalità quasi sempre finisce in lacrime. Lo "schiaffo", è solo un altro incidente che racconta un paese sull'orlo dell'auto-distruzione. E' molto probabile che il partito che vincerà le elezioni sarà uno di quelli che vuole rifiutare l'austerità, ma ritiene che il resto d'Europa debba dare loro il denaro di cui hanno bisogno per continuare a pagare i loro dipendenti pubblici, far funzionare i servizi e la macchina governativa. Allo stato attuale sembra che l'Europa accetterà la cosa, perché i greci hanno bisogno di continuare a fingere che pagheranno il loro debito nazionale ai governi europei e alla BCE.

Ma perché continuiamo ad essere ancora fissati sulla Grecia? Anche se la Grecia è così piccola, è comunque molto importante, perché se lasciasse l'euro i mercati immediatamente si chiederebbero: "Chi sarà il prossimo?". E mentre un anno fa tutti pensavano che la risposta fosse il Portogallo, ora il mercato sta guardando alla Spagna, sulla strada di un possibile fallimento.

I Governanti spagnoli stanno iniziando ad ammettere che hanno bisogno di aiuto, in quanto in tempi brevi rischiano di essere tagliati fuori del mercato obbligazionario, se questo non è già avvenuto.

Di conseguenza ci vorrà un massiccio impegno di soldi da parte degli europei (vedi i tedeschi) per salvare la Spagna, e questo non sarà un impegno una-tantum. E non è di soli 100 miliardi di euro la necessità di fondi per le banche Spagnole. Se la Spagna sarà esclusa dall'accesso al mercato, l'aggiungere ulteriori €100 miliardi di debito non migliorerà sicuramente la situazione, quando vi è un deficit fiscale di quasi il 10%, con una disoccupazione che ha raggiunto oramai i livelli della Grecia e con l'economia in caduta libera.

L'Europa sarà costretta, per anni, a comprare tutto il debito spagnolo. E non solo il nuovo debito, ma anche tutto il vecchio debito in scadenza che va rifinanziato. Stiamo parlando di centinaia di miliardi di euro. E se ci fosse una disordinata corsa agli sportelli in Grecia? Il numero non può che diventare più grande. Credo quindi che il pensare a qualcosa di simile ai 46 miliardi di € di cui il FMI parla oggi, significa solamente di decidere di ignorare la realtà economica.

Quel denaro dovrà arrivare da qualche parte. Probabilmente sarà direttamente la BCE a monetizzarlo (è possibile ma non è sicuro), o ad una entità pan-europea come l'ESM dovrà essere permesso di diventare una banca e, tramite un prestito della BCE, iniettare capitali al fine di salvare gli spagnoli (e anche gli altri) e le loro banche.

E' ovvio che se la zona euro dovesse sopravvivere dovranno succedere alcune cose. In primo luogo, deve essere creato un qualcosa di simile ad una FDIC europea. Le garanzie bancarie e la regolamentazione deve diventare una responsabilità europea, non una responsabilità del paese. Cosa sarebbe successo, quando c'è stata la crisi del 2008, se il resto degli Stati Uniti avessero deciso che New York avrebbe dovuto salvare le proprie banche?

In secondo luogo, se al ESM viene permesso di diventare una banca, quali saranno queste garanzie? Dato che l'accordo originario dei paesi membri nel sostenere una quantità specifica e limitata del debito, dovrà ora essere aumentata di dieci volte. E questo significherà un qualcosa vicino ai € 4-5 trilioni.

Come mai avranno bisogno di così tanti soldi? La risposta è, perché non ci sarà solo la Spagna. L'Italia può essere così lontana, data l'attuale recessione europea? E le banche francesi? La stessa Francia, data la nuova direzione politica del suo governo e le sue enormi passività non finanziate?

Supponiamo che si tratti di solo € 4 trilioni. La Germania sarà responsabile per almeno il 25% di tale importo, e questo sarà pari a circa il 40% del loro PIL.

La Germania sarà disponibile a prendersi in carico un nuovo debito di tali dimensione? I paesi periferici devono già alla tedesca Bundesbank oltre € 1 trilione. Il rapporto debito-PIL tedesco ha già raggiunto l'80%. I costi dei credit default swap tedeschi stanno aumentando.

Certo, se i tedeschi saranno disponibili a prendersi in carico un tale livello debito, ci dovranno essere delle garanzie di poter effettuare un controllo fiscale sulle nazioni che hanno bisogno di aiuto.

E questo significa una precisa unione fiscale. Quando l'euro è stato creato, i leader europei hanno pensato che una moneta comune avrebbe naturalmente poi portato ad una unione fiscale. Unioni monetarie senza unioni fiscali sono sempre diventate disfunzionali.

Oppure ci dovrà essere una diretta monetizzazione del debito da parte della BCE, che però va contro la politica che la Germania ha accettato.

In entrambi i casi, è un cambiamento di posizione molto significativo da parte della Germania.

Ci sono tre problemi che l'Europa deve risolvere. C'è un problema sui debiti governativi e un conseguente problema sui debiti bancari. Entrambi sono evidenti e ci potrebbe essere una soluzione, sia in termini di tempo che di soldi.

Ma il terzo problema è invece quello più difficile da risolvere. Questo è dato dallo squilibrio commerciale tra la Germania e i paesi periferici, e i diversi livelli di produttività dei lavoratori. Il deficit commerciale deve essere riequilibrato. Il solito modo per fare questo è attraverso una svalutazione della moneta da parte del paese con il deficit commerciale. Questo non è possibile per i paesi della zona euro.

Così l'unico altro modo, per i lavoratori di un paese scarsamente competitivo, è quello di accettare dei salari più bassi. Dal momento che nessun lavoratore pensa di essere sottopagato, questo avverrà lentamente e dolorosamente e questo significherà una prolungata recessione o depressione.

Il che porta gli elettori alla frustrazione e ad un completo logorio dei nervi, che poi sconfina in azioni disfunzionali. E questo poi porta anche a dei cambiamenti politici.

Facciamo qualche ulteriore riflessione. Nel Financial Times del fine settimana, i miei amici Niall Ferguson e Nouriel Roubini hanno scritto un editoriale che chiede all'Europa una autorità bancaria europea e una più stretta unione fiscale, se l'obiettivo della zona euro è quello di sopravvivere. http://www.ft.com/intl/cms/s/0/c49b69d8-b187-11e1-bbf9-00144feabdc0.html~~V # axzz1xHuDXIr4

Diamo un'occhiata ad alcuni paragrafi dell'editoriale, partendo dalla principale domanda:

Un minuto a Mezzanotte?

"In Europa, in questo momento è un minuto prima della mezzanotte?

"Temiamo che la politica del governo tedesco di fare “troppo poco e troppo in ritardo”' rischia di ripetere proprio la crisi della metà del 20° secolo, e che invece il progetto dell'integrazione europea voleva evitare.

"Per noi è incredibile che la Germania, rispetto a tutti gli altri paesi, non riesca ad imparare nulla dalla storia. Fissati dalla minaccia dell'inflazione, i tedeschi di oggi sembrano dare più importanza al 1923 (l'anno dell'iperinflazione) rispetto al 1933 (l'anno nel quale la democrazia è morta). Farebbero invece bene a ricordare, proprio come due anni prima del 1933 una crisi bancaria europea ha fortemente contribuito alla morte della democrazia non solo nel proprio paese, ma in tutto il continente europeo....

"Ma ora la popolazione sta perdendo la fiducia e una corsa silenziosa può diffondersi anche verso i  piccoli depositi assicurati. Infatti se la Grecia dovesse lasciare la zona euro, si verificherebbe un congelamento dei depositi in euro e poi questi verrebbero convertiti nuovamente in dracme: quindi in questo momento un euro in una banca greca, in realtà non è l'equivalente di un euro in una banca tedesca. I Greci hanno ritirato, il mese scorso, oltre € 700 milioni dalle loro banche.

"La cosa ancora più preoccupante, è che c'e stato anche un aumento dei ritiri in alcune banche spagnole il mese scorso. Il pasticciato piano di salvataggio del governo per Bankia ha solo accresciuto l'ansia del pubblico. In una recente visita a Barcellona, ad uno di noi è stato più volte chiesto se fosse una cosa sicura lasciare i propri soldi in una banca spagnola. Questo tipo di processo è potenzialmente esplosivo ....

"Fino a poco tempo fa, la posizione tedesca è stata inesorabilmente negativa su tutte le proposte di questo tipo. Comprendiamo le preoccupazioni tedesche sul moral hazard. Mettere i soldi dei contribuenti tedeschi su questa linea sarà difficile da giustificare, se non si concretizzeranno le riforme nei paesi periferici. Ma queste riforme si stanno facendo attendere. La riforma strutturale del mercato del lavoro tedesco non è avvenuta in una notte. Al contrario, la crisi bancaria europea è un rischio reale che potrebbe aggravarsi in questi giorni.

"I tedeschi devono capire che la ricapitalizzazione delle banche,

l’ assicurazione sui depositi europei e la mutualizzazione del debito non sono opzionali, ma sono essenziali per evitare un irreversibile disintegrazione dell'unione monetaria europea. Se non sono ancora convinti, devono capire che i costi di una rottura della zona euro sarebbero astronomicamente alti per loro, come per chiunque altro.

"Dopo tutto, la prosperità della Germania è in larga misura una conseguenza dell'unione monetaria. L'euro ha dato agli esportatori tedeschi un tasso di cambio molto più competitivo rispetto al vecchio marco. Inoltre alla zona euro vengono destinate il 42 per cento delle esportazioni tedesche. Costringendo la metà di questo mercato ad una nuova depressione, difficilmente questo potrebbe rappresentare una cosa positiva per la Germania.

"In definitiva, come la stessa Angela Merkel ha riconosciuto la scorsa settimana, l'unione monetaria ha sempre implicato l'ulteriore integrazione in un'unione fiscale e politica. Ma prima che l'Europa si avvicini a questo passo storico, deve prima di tutto mostrare che ha imparato la lezione del passato. L'UE è stata creata per evitare che si ripetessero i disastri del 1930. E ora i leader europei, in particolare la Germania, hanno capito come siano pericolosamente vicini a questo scenario".



John Mauldin
John@FrontLineThoughts.com

© 2012 John Mauldin. All rights reserved.
© 2012 versione italiana a cura di Horo Capital. Tutti i diritti riservati.John Mauldin - www.johnmauldin.com - è un esperto finanziario, autore di best-seller, tra cui l'ultimo Endgame. Ogni settimana, oltre 1 milione di lettori scelgono Mauldin per la sua visione su Wall Street, il mercato globale e la storia economica.  La newsletter “Thoughts from the Frontline” fornisce agli investitori in modo gratuito, informazioni imparziali e di orientamento. La traduzione italiana è curata da Horo Capital e disponibile su www.scenarifinanziari.it 

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