Nel lungo periodo non serve rischiare di più
Se vuoi guadagnare, devi rischiare. Questa è sempre stata una delle regole base della finanza. Eppure, ogni regola ha le proprie eccezioni. Un recente studio, condotto dal team di analisti Morningstar di Chicago, smonta infatti questo assioma. La ricerca si riferisce al mercato americano (dove sono disponibili serie storiche decennali), ma offre interessanti spunti anche per quello italiano.
“L’analisi ha mostrato che nel lungo periodo gli investimenti meno rischiosi, se per meno rischiosi intendiamo meno volatili, portano a risultati superiori della media”, commenta Shannon Zimmerman, direttore della ricerca sui fondi di Morningstar negli Stati Uniti. “È come se ci fosse un premio per la bassa volatilità, esattamente come c’è un premio al valore delle aziende, e gli investitori ne sono sempre più consapevoli”.
Questo è un risultato sorprendente perchè è controintuitivo e opposto a una delle regole base dell’investire, ovvero che più rischio si prende, più alto sarà il guadagno potenziale. “Questo è sicuramente vero”, prosegue Zimmerman, “nel senso che più soldi si investono, più il guadagno finale sarà alto, se l’investimento risulta vincente. Però, se consideriamo il rischio come volatilità, e tutte le ricerche accademiche lo fanno, allora si nota come i titoli e i fondi a più bassa deviazione standard (volatilità) raggiungano risultati migliori nel lungo periodo”.
Non dipende dalle ultime crisi
Si potrebbe argomentare che, avendo avuto due importanti crisi nell’ultimo decennio, è piuttosto ovvio che i titoli a bassa volatilità abbiano sovraperformato. “In realtà questa tesi non puo valere perché lo studio prende in considerazione un lunghissimo periodo temporale: gli ultimi 40 anni, dal 1971 al 2011”, afferma l’analista di Morningstar.
“Abbiamo classificato i fondi (circa 1.800) in base alla deviazione standard. Abbiamo notato che il primo quartile, ovvero i fondi meno rischiosi, hanno nel corso del tempo raggiunto delle performace decisamente superiori rispetto all’ultimo quartile, ovvero i comparti più rischiosi. La differenza, tra il secondo e il terzo quartile, invece, è molto meno marcata”, speiga Zimmerman.
Meno volatilità, meno stress
Un altro sorprendente risultato della ricerca riguarda l’Investor Return, che tiene conto dei flussi in entrata e in uscita e che si può definire come il rendimento che alla fine entra davvero nelle tasche degli investitori e che spesso si discosta parecchio da quello del fondo.
“In parte lo sapevamo già, ma questo studio lo ha confermato: gli investitori che utilizzano fondi a bassa volatilità ottengono un Investor Return più alto di quelli che usano fondi più rischiosi”, continua l’analista. “Probabilmente perchè sono più facili da gestire emozionalmente, non essendo comparti che vanno su e giù da un trimestre all’altro”.
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