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“Possibile pausa fino a giugno, poi si sale”


di Claudio Del Dongo

Dr. Milano, che succede sui mercati azionari? Dagli Usa all’Europa, fino all’Asia: c’è un cambiamento di scenario o è l’ennesimo rimbalzo destinato a spegnersi??

La forza del rally in atto – innegabile – va però contestualizzata: nel secondo semestre 2011 i principali indici azionari hanno subìto violente correzioni, scontando non solo la fine del secondo round di easing quantitativo negli Stati Uniti (lo scorso giugno) ma anche il deterioramento della crisi  - o della “percezione” della crisi – dei debiti sovrani nei Paesi periferici dell’area euro. La messa in sicurezza di tali Paesi, congiuntamente ad un’abbondantissima liquidità presente sui mercati finanziari mondiali, alimentata dalle politiche monetarie ultra-espansive delle principali Banche Centrali del pianeta, mantiene un contesto di moderato ottimismo. Sottolineo il “moderato”. Il 2012 si preannuncia come un anno decisamente meno volatile del 2011, in cui correzioni marcate al momento, nel contesto della volatilità attuale, appaiono poco probabili.  Un Toro “ciclico”, tuttavia, non ancora l’inizio di un trend rialzista stabile per gli anni a venire: se guardiamo al grande quadro possiamo costatare come tutti i Paesi maturi, dal Giappone agli Usa all’Europa, siano stabilmente inseriti, a partire dall’anno 2000, in mercati Orsi “generazionali”, che scontano una crescita economica modesta per la zavorra del debito pubblico-privato e dell’invecchiamento demografico. In tale contesto si distinguono positivamente i Paesi e le aziende più internazionalizzate, che possono contare sull’export verso i Paesi emergenti. Quest’ultimi rimangono infatti su sentieri di crescita economica e borsistica positive in ottica strategica, nonostante occasionali perdite di spinta.

Quanto gioca pertanto l’enorme liquidità immessa dalle Banche centrali?

E’ uno dei driver principali: basta osservare alla forte correlazione che esiste, da un lato, tra le differenti asset class (azioni, materie prime, obbligazioni) e l’espansione dei Bilanci delle Banche Centrali, dall’altro. Le politiche monetarie “non convenzionali” hanno come obiettivo principale quello di evitare avvitamenti deflazionistici-recessivi “alla giapponese”. Una moderata inflazione, in un contesto di tassi reali negativi, consente di ridurre in termini reali il peso dell’indebitamento, pubblico e privato, che rimane la grande zavorra alla crescita delle economie mature afflitte dall’invecchiamento demografico. La liquidità controbilancia poi il processo di deleveraging che si rende necessario dopo la bolla immobiliare-finanziaria scoppiata nel 2007-08: un aggiustamento che probabilmente richiederà ancora alcuni anni. 

Tecnicamente, quali sono gli indici meglio impostati?

Quelli in cui è maggiore il peso del settore tecnologico: negli Usa il Nasdaq Composite e in Europa il Dax .

Cosa si può dire sui rialzi di rendimento che stanno riguardando  i bond rifugio come Treasuries Usa e Bund  tedeschi?

E’ del tutto fisiologico dopo il vero e proprio tracollo dei tassi per via del flight-to-quality dei capitali in fuga dai titoli sovrani periferici dell’area euro. Con la riduzione degli spread degli ultimi mesi, il riaggiustamento dei portafogli a favore di Paesi come l’Italia, penalizzata oltre ogni ragionevolezza, sta comportando veloci prese di beneficio sul Bund, e sul Treasury. Un processo che potrebbe proseguire ancora ma pare che il grosso del recupero sia alle nostre spalle, almeno per i prossimi mesi. Difficile quindi assistere ad un tracollo del Bund, anche se non si esclude una prosecuzione dello storno in atto dal picco a ridosso di 139 verso 131,50-133 (prezzo corrente intorno a 135-136). Anche il Treasury potrebbe proseguire nella correzione dal massimo a ridosso di 132 verso 126 (prezzo corrente intorno a 128). Inversioni ribassiste appaiono però premature: sia perché la liquidità abbondante dovrebbe sostenere ancora i corsi obbligazionari, sia perché la ripresa del ciclo economico non si preannuncia così euforica da comportare rischi inflazionistici tali da spingere ad una fuga dalle obbligazioni. Detto questo, l’impressione che siamo alla fine di un mercato toro generazionale per i bond rimane: tassi ancora più bassi, ovvero corsi ancora in rialzo, sembrano difficilmente ipotizzabili. Graficamente meglio quindi le azioni dei bond  

Che tipo di indicazioni suggerite in termini di money management? 

Come analista tecnico per il 2012 prevedo un anno di moderata positività per le Borse, con la sensazione però che il grosso del rialzo sia già stato realizzato. Scossoni violenti mi paiono improbabili, per cui ritengo possibile mantenere le posizioni sull’azionario senza però attendersi una prosecuzione del rally con la stessa forza dell’ultimo semestre. Una fase di stanca da qui a giugno appare possibile, legata soprattutto a prese di beneficio dopo i forti guadagni degli ultimi mesi, ma poi il rialzo potrebbe proseguire. I Paesi maturi presentano un evidente miglioramento in ottica tattica e non escludo che possa iniziare un toro “ciclico”, della durata di 1-2 anni, ma non dobbiamo dimenticare che il quadro tecnico più ampio rimane quello di un mercato orso generazionale. In ottica strategica i Paesi emergenti rimangono sovraperformanti, alcuni addirittura registrano nuovi massimi storici, ma vista la volatilità rimane opportuna un’ampia diversificazione geografica, preferibilmente non con acquisti in una soluzione unica ma con la formula dei piani di accumulo, e che si abbiano orizzonti di investimento molto lunghi, anche 10-15 anni, secondo la logica del “fondo pensione”. Attenzione però: non esistono ricette buone per tutti.  Il fai-da-te è poco consigliabile, meglio affidarsi ad esperti che aiutino a scegliere l’investimento più coerente con il profilo di rischio e gli obiettivi di ciascun risparmiatore.

 

 

 

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