Effetto rifugio su sterlina e Gilt
Il Regno Unito gioca fuori casa UE e punta ad attrarre flussi di investimento che cercano nella diversificazione extra UE un contraltare allo strapotere dell’offerta che giunge dai mercati emergenti. Ma non è così facile dopo due mesi di crescita negativa ed una recessione tecnica alle porte. A ben guardare il settore servizi anche ad aprile evidenzia una battuta d’arresto, nonostante i precedenti dati sul lato del new business avessero raccolto numeri incoraggianti.
La recessione colpisce perciò, inevitabilmente, anche il Regno Unito che vedrà la Banca Centrale proseguire nell’opera di sostegno con acquisti a mercato aperto, che in questo momento risultano privilegiati rispetto ad ulteriori manovre di stimolo. Acquisti che saranno certamente annunciati il prossimo 10 maggio. Infatti, il permanere di un’inflazione al 3.5%, quasi il doppio del target ufficiale, non permette ulteriori provvedimenti di tipo monetario.
Oltre ai servizi anche il settore manifatturiero langue, colpito dalla contrazione delle esportazioni a livelli che ci riportano al maggio 2009, e le ottimistiche previsioni sulle Olimpiadi non sembrano bastare ad un quadro macro deterioratosi con sempre maggiore evidenza. A tal proposito, sono stati spesi 6.1 miliardi di sterline in infrastrutture e per rafforzare i trasporti, ma i risultati della vendita dei biglietti si avrà solo nel quarto trimestre. E lo scenario globale dei consumi non aiuta certamente.
Nonostante questa situazione, e dopo gli eccessi vissuti dal franco svizzero, la sterlina inglese (terza divisa utilizzata per le riserve internazionali dopo dollaro Usa ed euro), continua a rappresentare un’opportunità di investimento valutario “fuori dalla crisi UE” e su questo si muovono i flussi di portafoglio a sostegno del Gilt e della divisa inglese, che guida la classifica dei Paesi G10 con un 4.81% di performance contro dollaro usa e 3.26% conto euro, dall’inizio dell’anno.
Ed è proprio l’atteggiamento della Banca Centrale svizzera, che ha raddoppiato la componente delle sue riserve internazionali in sterline inglesi, a dimostrare come l’effetto “safe haven” sia il paradosso discorsivo della realtà finanziaria inglese. L’indice FTSE e il Gilt rimangono sospinti quindi da investimenti di breve termine. A favore giocano le incertezze sulle vicende europee, l’alternanza dei dati Usa e le vicende elettorali. Tutti fattori che lasciano intravedere un’accelerazione della volatilità e di un irrobustimento di un rally che, se dovesse perdurare avrebbe, effetti deleteri per l’economia inglese che non può permettersi eccessi di surriscaldamento della divisa che li porterebbe ancora di più sulla deriva del calo di competitività negli scambi commerciali internazionali.
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