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Market Hub, il Made in Italy della finanza


di Claudio Del Dongo

Dr. Lenti, Market Hub compie cinque anni. Dal passato al presente, cosa è accaduto?

Market Hub nasce nel 2007 come risposta di Banca IMI all’introduzione operativa della normativa MiFID in tema di Best Execution. Market Hub è una business unit di nuova concezione con desk operativi a Milano, Londra e New York che, anche attraverso la piattaforma tecnologica da cui prende il nome, è in grado di offrire ai propri clienti, vale a dire investitori istituzionali e intermediari finanziari, una delle soluzioni più efficienti in termini di accesso integrato ai mercati e di ricerca della best execution.  Consente di operare su oltre 80 “venues” tra mercati regolamentati, MTF e Internalizzatori Sistematici su tutte le asset class (azionario, obbligazionario e derivati listati), ed è connesso a 15 network finanziari. Attraverso un’attenta organizzazione tecnologica e umana Market Hub ha unito in un unico Hub diverse expertise: di mercato, commerciali e tecnologiche i cui referenti siedono fisicamente all’interno dello stesso team e comunicano a 360 gradi con i clienti.

 

In altre parole, Banca IMI con Market Hub ha voluto trasformare l’introduzione di una nuova normativa in un’opportunità di business. Qual è il concept che sta dietro alla creazione di Market Hub?

Il concept alla base della piattaforma è quello di un middleware in grado di aggregare l’informativa e la relativa attività dispositiva su tutti i mercati offerti permettendo alla singola banca cliente di minimizzare gli interventi. Sintetizzando e mutuando l’espressione dal gergo informatico, il cliente, una volta connesso, si trova in un’ottimale situazione di “plug & play”. Si può dire che Market Hub è innovativo per vari aspetti: completezza dell’offerta, semplicità di collegamento, flessibilità di adeguamento alla struttura dei clienti, continuo aggiornamento e costante dialogo con le istituzioni clienti.

Ripeto, fin dal 2007 abbiamo pensato di creare un “HUB” nel quale far confluire le diverse anime ed expertise, quindi tecnologiche, operative e commerciali tipiche del servizio di brokeraggio, dal quale far emergere le sinergie fra di loro facendole diventare uno dei fattori più distintivi della nostra offerta. Il valore della proposta Market Hub non è solo nel valore intrinseco dei servizi, ma anche nella capacità di veicolarli con la giusta “expertise” verso la clientela.

 

Guardando al futuro, quali sono gli elementi di novità, e anche le nuove regole, che arriveranno a seguito della MiFID review?

I temi sono quelli più volte citati nel dibattito che investe la MiFID rewiew. In dettaglio: 1) il clearing accentrato per i derivati OTC (Over the Counter), tema molto caldo che sta catalizzando gli sforzi di molte case d’investimento in questo momento e che stravolgerà l’intera industry; 2) l’allargamento degli obblighi di  pre e post trade transparency anche al mondo non equity; 3) la creazione di una nuova categoria di venue OTF (Organized Trading Facilities) e una conseguente nuova Market Structure che però, al momento, è ancora oggetto di dibattito nelle sedi competenti; 4) vi è poi il tema di grande attualità che accomuna l’Algo Trading e l’High Frequency Trading (HFT). In questo senso, la forte volatilità dei mercati ha contribuito ad accentuare le conseguenze operative e direi tecnologiche dell’attività dei HFT. Si rende dunque necessaria la regolamentazione di questo tipo di trading in modo da non creare un market making fittizio e soprattutto un appesantimento del traffico di rete che comprometta l’efficienza dei mercati su cui tale attività è indirizzata; 5) la creazione di un consolidation tape a livello europeo a supporto della post trade trasparency. Non dobbiamo poi dimenticare che, seppur non trattato in questo contesto, rimane un tema centrale per la definitiva interoperabilità fra i diversi mercati, la creazione una controparte centrale unica a livello europeo.   

 

Alla luce di questi sviluppi, come sta cambiando la mappa dei mercati?

Nel mondo Equity prosegue, come previsto, la fase di concentrazione. In tale senso c’è da sottolineare la fusione Bats-Chi-X. Mentre nel segmento obbligazionario stiamo attraversando ancora la prima fase, peraltro molto interessante, a seguito dell’imminente introduzione di MiFID II. Nel mondo, e specialmente in Europa, diverse sono le iniziative che stanno nascendo e noi di Market Hub continuiamo a verificare l’efficacia di queste nuove “soluzioni” in termini sia di struttura che di liquidità. Negli ultimi anni la componente elettronica della negoziazione obbligazionaria dei titoli governativi ha nettamente superato quella tradizionale mentre nel comparto dei titoli non di Stato, storicamente illiquidi, inizia a diventare rilevante.

 

L’allargamento della direttiva MiFID agli strumenti non equity come cambierà gli scenari e i meccanismi di funzionamento dei mercati obbligazionari europei ed italiani?

Sicuramente i mercati europei subiranno un maggior impatto, non avendo un segmento “retail-oriented” importante tanto quanto quello istituzionale. L’allargamento della direttiva MiFID agli strumenti non equity certamente cambierà lo scenario dei mercati obbligazionari europei e, per questo, sia i player più importanti che gli exchanges si stanno attrezzando per andare incontro alle esigenze dei clienti e alle nuove regole di trading da un punto di vista B2B e B2B2C.

Per contro, il panorama italiano non dovrebbe subire grossi cambiamenti, vista l’interpretazione CONSOB (pre e post trade transparency) sin dai tempi dell’introduzione della MiFID. Inoltre va aggiunto che la ben nota propensione del risparmio amministrato verso il segmento obbligazionario e l’insieme delle sedi di esecuzione a disposizione (mercati regolamentati, MTF ed IS) rappresentano un solido ed efficiente framework di riferimento da decenni. Pertanto, alla luce di quanto descritto,  il modello Italiano dovrebbe essere quello di riferimento in termini sia di efficacia che di efficienza: quindi  un “Made in Italy” che si afferma anche nel settore finanziario.

 

Quale impatto per il “trading on line” dalla revisione della MiFID?

Come ho già avuto modo di sottolineare, in generale il tema della Best Execution non è molto sentito tra i trader on line che preferiscono piazzare l’ordine sui mercati a loro più congeniali con la tecnica dell’istruzione specifica. Tuttavia l’introduzione della pre e post trade transparency, insieme con l’aumento delle sedi di esecuzioni disponibili e in continua competizione tra di loro in termini di efficienza e servizi accessori offerti, non potrà che migliorare il livello di servizio per tutte le categorie di operatori, trader on line inclusi.

 

 

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