Usa in panne

Poche ore dopo il rilascio dei dati sull'occupazione ricevo sempre un'analisi abbastanza approfondita da Philippa Dunne & Doug Henwood di The Liscio Report (www.theliscioreport.com). Philippa mi ha dato il permesso, per questa volta, di condividere l'analisi con i miei lettori. Philippa e Doug analizzano i dati con grande professionalità. Il loro "Dipartimento del Lavoro" monitorizza ciascun stato federale con un buon livello di precisione, accompagnando il lavoro con l’analisi di entrate fiscali e i flussi. Ecco quanto scrivono nell’ultimo documento.
La prima considerazione è che il trend di debolezza, emerso ad aprile, proseguirà nei prossimi mesi, pur considerando gli effetti “distorsivi” del meteo.
* Il dato di aprile di 115.000 è stato il più debole dall'ultimo pubblicato, pari ad 80.000 dello scorso ottobre (ora rivisto a 112 mila). E' notevolmente inferiore alla media di 146.000 del secondo semestre del 2011, prima dell'accelerazione all'inizio di quest'anno. Guardando il solo settore privato i paragoni sono leggermente migliori, ma non molto. Il manifatturiero ne ha aggiunti 16.000, quasi tutti nei beni durevoli, le vendite al dettaglio ne hanno aggiunti 29.000, la maggior parte nella vendita di prodotti generici (in gran parte invertendo le perdite degli ultimi due mesi), il settore professionale e quello dei servizi alle imprese ne ha aggiunti 62.000, un terzo di questi da parte di imprese con impieghi a tempo determinato, l'istruzione e la salute ne hanno aggiunti 23.000, ben al di sotto delle medie precedenti (con l'assistenza sanitaria che ne ha aggiunti solo 19.000); il settore del tempo libero e della ristorazione, 12.000 (più che compensato dal settore degli alberghi e della ristorazione, saliti di 27.000). Il settore Finanziario è salito solo di 1000, e i settori minerario e del legname sono rimasti invariati (i bassi prezzi del gas naturale sembrano aver messo fine al boom del fracking).
Nella colonna delle perdite: il settore delle costruzioni, è sceso di 2000 e sembra che non abbia ancora toccato il fondo, i settori del trasporto e della gestione dei magazzini, sono scesi di 17000, per lo più nel trasporto via terra, il settore dell'informazione, è sceso di 2.000; e il settore pubblico, è sceso di 15.000, la maggior parte nel settore della formazione pubblica locale (dove le perdite, nell'ultimo anno, sono state in media di 8.000 posti al mese). Quasi il 70% degli incrementi di posti di lavoro provengono da bar e ristoranti, imprese con posti di lavoro a tempo determinato e al dettaglio, che non rappresentano forti basi di crescita nel lungo termine.
* Il dato di marzo è stato rivisto di 34.000 e di 19.000 quello di febbraio. Le revisioni, nel corso degli ultimi due mesi, sono state abbastanza fortemente verso l'alto, generando un gran parlare - ma in realtà, in termini percentuali, non sono così importanti come lo erano invece nel 1993 e nel 2005, che sono stati dei punti chiave in termini di recupero/espansione. Più di un terzo del dato della revisione di marzo proviene dal settore retail ed è concentrato nei prodotti generici, area che il mese scorso sembrava stranamente debole, quindi le revisioni sembrano correggere un dato sbagliato piuttosto che far emergere delle forze nascoste.
* Con l'eccezione del dato su base semestrale, tutti gli indici sono in caduta. Lo schema generale è stato quello di vedere l'accelerazione sugli indici invertirsi rispetto a quanto avevamo visto nei primi mesi dell'anno; segnale che mentre il mercato del lavoro è ancora in crescita, questo sta perdendo un po' del suo slancio.
* L'indagine sulle famiglie era più debole rispetto al suo dato omologo. L'occupazione totale è diminuita di 169.000 – o di 495.000 se si tiene conto del dato che arriva dal numero di busta paga. (Il guadagno annuale, nell'indagine delle famiglie, è del 1,5%, ed è quasi tornato in linea con la crescita degli stipendi, pari al 1,4%, dopo tre mesi di forte sovraperformance. Questo è un promemoria per non prendere questi dati mai troppo sul serio, a meno che non siano consistenti per più mesi.) Il rapporto occupazione/popolazione è sceso dello 0,1 al 58,4%, 1,0 punti al di sotto, di dove si trovava quando la recessione è terminata, e dove era nel settembre del 1983. C'è stata una notevole contrazione della forza lavoro nel mese di aprile, con il tasso di partecipazione che è calato di 0,2 punti, 2,1 punti al di sotto dove si trovava quando la recessione si è conclusa.
* Il dato a lungo termine, sulla contrazione della forza lavoro è particolarmente scioccante. L'occupazione totale delle famiglie è scesa di 4,4 milioni da quando ha avuto inizio la Grande Recessione nel dicembre 2007, e il numero dei disoccupati è cresciuto di 4,9 milioni. La popolazione civile è aumentata di 9,6 milioni - ma la forza lavoro è salita di appena 447.000. Il numero di persone classificate come non facenti parte della forza lavoro è cresciuto di 9,2 milioni - e quelli che non hanno un lavoro e che ricercano un lavoro è salito di 1,7 milioni. In altre parole, rispetto al totale dell'aumento della popolazione adulta negli ultimi 4 anni e 4 mesi, appena il 5% ha trovato la propria strada nel mondo del lavoro, l'altro 95% non fa parte della forza lavoro.
* Il tasso di disoccupazione è sceso di 0,1 punti al 8,1%, il livello più basso negli ultimi tre anni. Il numero dei disoccupati è diminuito di 173 mila - ma anche la forza lavoro si è ridotta di quasi la stessa quantità, ossia di 169.000.
Senza la contrazione della forza lavoro, il tasso di disoccupazione probabilmente sarebbe rimasto invariato. All'interno dei disoccupati, il numero di coloro che hanno perso un posto di lavoro è sceso – assieme al numero dei ri-entrati e di quelli usciti in modo volontariato, indicando che la maggiore fiducia che abbiamo visto attraverso gli indicatori negli ultimi mesi si può facilmente dissolvere. Con il tasso che scende verso il basso, e con il numero dei disoccupati da lungo tempo che abbandono la ricerca di un posto di lavoro, è cresciuta la durata media del periodo di disoccupazione (passando da 5 a 26 settimane).
* Il guadagno medio sul salario orario per tutti i lavoratori è stato di appena un penny, che risulta a questo punto immutato in termini percentuali. Nel corso dell'anno, i guadagni orari sono stati solo del 1,8%. Dal momento che l'analisi su tutti i lavoratori inizia solo a partire dal 2006, per delle analisi di più lungo termine dobbiamo usare le ore lavorate nel settore della produzione. Fatta eccezione per due brevi periodi nel 1986 e nel 2006, da quando è iniziata la serie nel 1964, i recenti aumenti annuali dei salari nominali sono in assoluto i più bassi. [Nota di JFM: la crescita dei salari è notevolmente inferiore a quella dell'inflazione e dato l'aumento del carburante e delle altre spese ordinarie (come il cibo), il salario è fortemente sotto pressione,]
* La settimana lavorativa è rimasta invariata a 34,5 ore, con un aumento di 0,1 ore nel settore manifatturiero che compensa un calo di 0,1 ore nei servizi. Il numero delle ore complessive sono aumentate solo dello 0,1%. I dati complessivi sulle buste paga (il prodotto delle ore aggregate e dei guadagni medi orari) sono aumentati dello 0,3% nel mese, e del 4,1% per l'intero anno. Il guadagno complessivo annuale è il più debole dal gennaio 2011.
Così, abbiamo una delusione se non un crollo. Ma il mercato del lavoro si trova ancora in una situazione particolarmente critica. Con il dato dei nuovi occupati di aprile, ci vorrebbero ben più di tre anni per tornare al livello di occupazione di dicembre 2007, senza considerare l'aggiustamento dovuto alla crescita della popolazione; considerando invece il tasso medio degli ultimi sei mesi, sarebbero necessari circa due anni. I guadagni sono deboli, ed i settori più forti non sono quelli che hanno guidato i miracoli economici. Il QE3 sembra sempre più una possibilità, di quanto non lo sia stato fino a pochi giorni fa.
(Fine dell'estratto da The Liscio Report)
Una rassegna grafica della Conferenza Strategica sugli Investimenti
Ora diamo un'occhiata ad alcuni grafici che hanno catturato la mia attenzione tra le diverse centinaia che abbiamo visto (una bella esperienza) per la mia conferenza. Il primo è di David Rosenberg. Questa conferenza si concentra su 27 anni di bassa crescita dei salari.

Poi abbiamo un grafico che Niall Ferguson che ha condiviso con noi, il quale mostra come gli Stati Uniti e il Giappone (e in una certa misura la Germania) hanno visto la loro quota di PIL mondiale scendere, rispetto alla Cina e all'India. Egli ha sostenuto (come hanno fatto diversi altri oratori) che la crescita mondiale si sta muovendo dall'Europa, Giappone e Stati Uniti, verso i mercati emergenti. I dati del FMI stimano che questo movimento proseguirà fino al 2016.

Anche il seguente grafico è fornito da Niall e mostra il rapporto debito pubblico - PIL. Questo grafico può risultare difficile da leggere se non lo guardate a colori, ma gli Stati Uniti (quando viene conteggiato tutto il loro debito) non sembrano poi essere in una situazione così positiva, rispetto ai paesi Europei che hanno maggiori problemi.

Mentre stavo controllando la mia e-mail, ho aperto l'ultima che mi ha spedito Greg Weldon, dove parla della disoccupazione europea. Greg è il mio preferito quando analizza i dati in suo possesso. Ciò che ha attirato la mia attenzione, non era solo la terribile condizione della disoccupazione dei giovani spagnoli, ma i dati che riportavano la disoccupazione tra i giovani in un ampio numero di paesi europei. Questo è ciò che fa scaturire, nei periodi caldi, i disordini civili. (www.weldononlime.com)

Stiamo monitorando l'aumento dei tassi di disoccupazione giovanile, in tutta l'UE (il mese marzo, rispetto al marzo dello scorso anno):
--- Bulgaria ... 32.8% ... in rialzo da 26.7%
--- Portugal ... 36.1% ... in rialzo da 27.6%
--- Denmark ... 15.1% ... in rialzo da 13.7%
--- Ireland ... 30.3% ... in rialzo da 28.7%
--- Cyprus ... 28.8% ... in rialzo da 18.8%
--- Hungary ... 28.8% ... in rialzo da 25.4%
--- Netherlands ... 9.3% ... in rialzo da 6.9%
--- Poland ... 26.7% ... in rialzo da 25.7%
--- Slovenia ... 16.5% ... in rialzo da 16.3%
L'estate del 2012 potrebbe facilmente diventare l'estate del dissenso sociale nell'UE …
Venerdì mattina ha parlato, Jeffrey Gundlach di Doubleline, e mi ha veramente impressionato con la sua presentazione. Questa slide comporta MOLTE implicazioni.

Il tuo analista speranzoso di non avere troppo sonno stasera, per poter rimanere sveglio e lavorare in aereo.

John Mauldin
John@FrontLineThoughts.com
© 2012 John Mauldin. All rights reserved.
© 2012 versione italiana a cura di Horo Capital. Tutti i diritti riservati.
John Mauldin - www.johnmauldin.com - è un esperto finanziario, autore di best-seller, tra cui l'ultimo Endgame. Ogni settimana, oltre 1 milione di lettori scelgono Mauldin per la sua visione su Wall Street, il mercato globale e la storia economica. La newsletter “Thoughts from the Frontline” fornisce agli investitori in modo gratuito, informazioni imparziali e di orientamento. La traduzione italiana è curata da Horo Capital e disponibile su www.scenarifinanziari.it
Horo Capital - Independent Financial Advisory Firm - Via Silvio Pellico 12 - 20121 Milano - www.horocapital.it


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